La Festa della Repubblica al tempo del Covid-19

Il 2 giugno celebriamo la Festa della Repubblica Italiana, data del referendum istituzionale del 1946, quando gli italiani furono chiamati alle urne sia per scegliere tra Repubblica e Monarchia (referendum istituzionale), sia per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente che avrebbe avuto il compito di redigere la nuova Carta costituzionale.  Gli italiani scelsero la Repubblica: circa 12,7 milioni a favore, contro circa 10,7 milioni per la monarchia.

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Una novità importantissima di quelle elezioni fu la partecipazione delle donne, a cui fu finalmente riconosciuto il diritto di voto. In questo modo si passò dal suffragio universale maschile, approvato ai tempi di Giolitti (1912), al suffragio universale vero e proprio.

Ricordiamo anche l’anniversario della morte di Garibaldi, avvenuta a Caprera il 2 giugno 1882.

A questa figura è legata l’epopea Risorgimentale, di cui vogliamo qua ricordare, a stretto ridosso del 2 giugno, anche la data del 3 giugno 1849 quando iniziò l’assedio di Roma ad opera delle truppe francesi per sventare l’esperienza della gloriosa Repubblica Romana del 1849, guidata dal triumvirato Mazzini, Saffi e Armellini, da cui abbiamo ereditato gli ideali e la nostra Costituzione Repubblicana. In questa assedio  fu ferito alla gamba sinistra, durante l’ultimo assalto a Villa Corsini, occupata dai francesi, anche il povero Goffredo Mameli, che morì un mese dopo a causa delle ferite riportate.

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Il 2 giugno del 1949, nel centenario della Repubblica Romana, venne inaugurata finalmente a Roma, sull’Aventino, la statua commissionata a Ettore Ferrari nel 1902, dedicata a Giuseppe Mazzini, tra i maggiori protagonisti del Risorgimento italiano e artefici dell’Unità d’Italia

Mazzini è una figura semidimenticata e poco studiata, come tutto il Risorgimento, da cui si dovrebbe ripartire con un programma di educazione nelle scuole e nelle Università, dove la figura del Maestro dovrebbe essere contemplata tra i grandi del pensiero filosofico e politico. Proprio nella Politica è quasi scomparso il pensiero mazziniano e repubblicano che andrebbe invece recuperato partendo proprio da quel testo fondamentale pubblicato nel 1860, alla vigilia dell’Unità d’Italia, i “Doveri dell’Uomo”, la cui dottrina fu purtroppo travisata, falsificata  ed usata impropriamente dal fascismo.

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Assistiamo invece in questi giorni di pandemia, alle divisioni laceranti nella Politica italiana ma non solo: il governo contro le opposizioni, la Confindustria contro il governo, le parti sociali in lotta tra di loro, le Regioni contro lo Stato, i Comuni contro tutti.  Sicuramente la cosa che fa più male è lo scontro istituzionale ma, in un momento così grave per il Paese, ci si aspetterebbe una maggiore concordia ed unità anche dalle opposizioni. Questo non significa ovviamente rinunciare alla critica ed alle differenze di proposte ma esperirle in un clima di responsabilità e senza soffiare sul fuoco delle proteste spesso strumentali ed inutili.  

A questo riguardo è stata di cattivo gusto la protesta messa in scena dalle opposizioni il 2 giugno, tra l’altro con modalità fuori luogo in una situazione di pandemia, proprio nel giorno dedicato alla celebrazione della Festa della Repubblica, una festa che dovrebbe essere di tutti. 

Nella data della Festa della Repubblica ci sarebbe piaciuto sentire le stesse parole che il capo dell’opposizione in Portogallo ha rivolto in Parlamento al capo del governo: “La minaccia che dobbiamo combattere esige unità, solidarietà, senso di responsabilità. Per me, in questo momento, il governo non è l’espressione di un partito avversario, ma la guida dell’intera nazione che tutti abbiamo il dovere di aiutare”.

E’ vero che adesso sembra ne stiamo lentamente uscendo, ma i contagi sono ancora molti e persistono diversi focolai nel Paese che invitano caldamente a non abbassare la guardia anche per il rischio di recrudescenze del virus che sembrano più probabile a partire dall’autunno.

Siamo nel pieno di una fase di “ricostruzione” ed interi settori come lo Sport, il Turismo, il Commercio, solo per citarne alcuni, sono in piena crisi con forti difficoltà di ripresa, per non parlare della Scuola che non ha ancora stabilito modalità e tempi di riavvio, anche se tutti guardiamo con apprensione a Settembre, visto che riteniamo quello dell’Educazione, un punto fondamentale per lo sviluppo della democrazia.

Oltre che a condividere le parole del Presidente della Repubblica Mattarella: “ripartiamo dai valori del 2 giugno. Inaccettabile dividersi ora”, un ricordo con sentimento di gratitudine va anche al compianto presidente Carlo Azeglio Ciampi che il 2 giugno di diciannove anni fa, annunciava il ripristino della Festa della Repubblica pronunciando parole oggi ancora più attuali: “Dobbiamo avere fiducia nel nostro futuro”.