La “nuova” giustizia sportiva prevista dal Decreto Rilancio

Mentre la giustizia ordinaria ha subito una battuta di arresto a seguito delle misure emergenziali per il coronavirus, il processo sportivo è stato invece “rivoluzionato” dalle disposizioni contenute nel decreto “Rilancio”, che ha previsto particolari modalità di trattazione dei procedimenti dinanzi agli organi di giustizia sportiva, e ciò principalmente a causa del blocco delle competizioni agonistiche e dei campionati.

In un’ottica di semplificazione e accorciamento dei tempi, le singole Federazioni sportive nazionali – riconosciute dal CONI e dal CIP, non solo si sono mosse verso una funzionale  informatizzazione, ma – su disposizioni del Governo – sono state altresì autorizzate ad adottare una serie importante di provvedimenti – in deroga alle disposizioni dell’ordinamento sportivo – in tema di annullamento, prosecuzione e conclusione delle competizioni/campionati professionistici e dilettantistici; di definizione delle classifiche finali e di organizzazione delle competizioni per la prossima stagione sportiva 2020/2021.

In ragione della delicatezza e dell’importanza dell’ambito su cui tali provvedimenti avrebbero – inevitabilmente – riverberato i propri effetti, e, dunque, in previsione della mole di ricorsi che le diverse società sportive (professionali e dilettantistiche) avrebbero presentato in opposizione a tali unilaterali decisioni organizzative, con il Decreto si è deciso di snellire a monte l’iter procedimentale, introducendo – attraverso le previsioni dell’art. 218 – un “nuovo processo sportivo”.

La competenza su tali tematiche, quindi, generalmente attribuita agli organi di giustizia sportiva endo-federali, è stata invece devoluta ad un unico organo, dotato di cognizione estesa anche al merito, ovvero al Collegio di garanzia dello sport presso il Coni.

Quest’organo, chiamato in un unico grado a decidere in via definitiva sui ricorsi, senza formalità non essenziali al contraddittorio ed entro il termine perentorio di quindici giorni, ha di fatto “eclissato” totalmente la competenza dei Tribunali e dei Giudici sportivi interni alle Federazioni, concentrando e accentrando in sé tutti i poteri decisionali.

Viene tuttavia ammessa, avverso il provvedimento adottato dal Collegio di garanzia del Coni, o in caso di silenzio-rifiuto, la possibilità di presentare ricorso al Tar del Lazio, sede di Roma, e, in ulteriore grado di appello, al Consiglio di Stato. 

Il giudizio dinanzi a tali organi amministrativi seguirà una procedura semplificata e abbreviata e la sentenza dovrà essere pubblicata entro il giorno successivo a quello dell’udienza: ciò al fine di rispondere, con tempi ragionevolmente brevi, alla domanda di giustizia in merito a tutte le questioni incidenti sulla partecipazione a competizioni professionistiche di società-associazioni sportive.

Tale scelta, non nuova nel panorama sportivo – che già nel 2018, con la legge di bilancio, aveva visto l’introduzione di alcune norme su impugnazione di provvedimenti di ammissione/esclusione dalle competizioni professionistiche delle società o associazioni sportive, attraverso l’eliminazione del giudizio endofederale, – è stata dunque dettata dalla necessità di risolvere celermente un carico di potenziali contenziosi, affidandoli, interamente, ad un solo organo centralizzato.

In conclusione, l’obiettivo del Governo, con l’introduzione tali eccezionali e temporanee misure è stato ancora una volta quello di prevenire una tutt’altro che ipotetica e remota paralisi del sistema processuale sportivo, con il rischio, non solo di non fornire risposte e soluzioni valide in tempi rapidi, ma soprattutto, di aggravare lo stato di difficoltà economica per le società sportive (derivante dal blocco delle attività, dai mancati guadagni per la chiusura di strutture e impianti,  dalla perdita di investimenti e sponsor, etc) oltre che di annullare e vanificare gli sforzi agonistici compiuti dai propri atleti e di invalidare i risultai frutto di tale impegno e fatica, conquistati sul campo.