“Deep e dark web”: i pericoli per i minori

Negli ultimi giorni non è infrequente sentire parlare i mass media o leggere notizie in merito ai pericoli del “deep o del dark web”: termini che, seppur sconosciuti ai più, sono invero ben noti a molti tra i più giovani – spesso minori – attratti dalla navigazione in una rete “profonda”, torbida e fitta di pericoli.

Solo qualche giorno fa, infatti, i Carabinieri di Siena dopo essere riusciti ad accedere – dietro pagamento in criptovalute, ed esattamente di bitcoin – a siti nascosti nel deep web, hanno scoperto l’esistenza di “stanze virtuali” ove gli spettatori, oltre che assistere a violenze sessuali e torture, praticate in diretta, da adulti su minori, potevano anche interagire con gli aguzzini, richiedendo specifiche “sevizie” da applicare a piccolissime vittime.

Tra gli spettatori e i partecipanti, molti erano giovani e adolescenti, che avevano ben pensato di diffondere alcune delle immagini e dei video nelle chat o nei gruppi whatsapp.

Deep web - Tessere

Vediamo innanzitutto cosa si intende per deep o dark web. Si tratta di parti “nascoste” del web – non indicizzate (basta pensare che i motori di ricerca come Google indicizzano solo 2 miliardi di siti web, cioè meno della metà dei contenuti disponibili, stimati in circa 550 miliardi) – utilizzate sia da soggetti in stati dittatoriali senza libero accesso al web -per reperire o diffondere informazioni spesso censurate o non diffuse al pubblico – che, con sempre maggior frequenza – da organizzazioni criminali per amplificare i propri traffici illeciti, grazie all’anonimato pressochè totale con cui è possibile navigare.  

In queste parti di rete è possibile trovare ad esempio dei “dark market”, cioè veri e propri portali e-commerce dove acquistare (il più delle volte in bitcoin) droghe, armi, killer su commissione, gioielli, oro, film pedopornografici, virus informatici, dati trafugati, credenziali aziendali e bancarie, etc.

A tali contenuti, nel deep web, si accede spesso con un login, mentre nel dark web solo con particolari browser.

Particolarmente allarmante è soprattutto la tipologia delle immagini e del materiale che “venditori e acquirenti” si scambiano in particolari forum: si tratta spesso delle cd immagini “gore”, ovvero video/foto raffiguranti suicidi, mutilazioni, squartamenti e decapitazioni di persone, in qualche caso di animali, violenze sessuali, atti pedo-pornografici (etc) condivise dietro pagamento o per il solo gusto di guardarle. 

Foto che, come è successo per i due diciassettenni scoperti dai Carabinieri di Siena finivano poi nelle chat e nei gruppi whatsapp e telegram, con le ovvie conseguenze che tale diffusione può portare. 

Come è facile intuire si tratta di un mondo pericoloso, dove è possibile acquistare di tutto e incontrare chiunque: problematiche queste che toccano da vicino moltissime famiglie chiamate a monitorare (talvolta senza sapere cosa o come) i propri figli sempre più abili a navigare e ad accedere a realtà pericolose e da cui è difficile difendersi o uscirne.

Il rischio maggiore è che incauti adolescenti o minori, attratti dal “proibito” o spinti dalla curiosità di conoscere realtà poco note ai più – di cui potersi vantare con gli amici -, finiscano invece per incappare in giri di pedo-pornografia; per essere adescati o ricattati a seguito della condivisione di determinati video/foto; convinti ad acquistare sostanze stupefacenti, o ancora, ad accettare sfide al limite della vita. Senza contare che non è per nulla difficile che tali ragazzi, oltre che vittima di determinati reati, possano a loro volta diventarne ignari autori.

E’ importante dunque che i genitori, ma tutti i formatori in genere, si aggiornino su certe tematiche, per poter fare una prevenzione reale, così da poter monitorare davvero la navigazione in rete dei propri figli o dei propri studenti, mettendoli in guardia dalle insidie di strumenti tutt’altro che virtuali, ma anzi in grado di fagocitarli e stritolarli.