HOLIDAY “BILLIE” ELEONORA “ Lady Day ”

Il 17/7/2020 si è ricordato il sessantesimo anniversario della scomparsa della grande cantane Jazz Billie Holiday. Soprannominata Billie in omaggio all’attrice Billie.

Quando è ancora bambina la madre, costretta a trasferirsi a New York per lavoro, affida Billie a dei parenti, Marta Miller.

Per potersi mantenere Billie inizia a lavorare come donna delle pulizie in un bordello della città; è anora bambina e già subisce una prima violenza carnale. Viene richiamata dalla madre a NewYork nel 1928 e, trovando difficoltà di lavoro, Billie vive facendo la prostituta. Viene arrestata, insieme alla madre, dalla polizia che irrompe nel bordello con l’accusa di adescamento e rinchiusa per circa quattro mesi nella prigione di Welfare Island. Quando viene rimessa in libertà Billie vive in una situazione di estremo degrado e di povertà.

Dal 1929 al 1931 si esibisce in vari locali con il sassofonista Kenneth Hollon.

Il Long Cabin, Club di Harem, la sottopone a una audizione e, considerate le sue doti canore, viene assunta come cantante ma, anche, come entreneuse. Altri club di Harem la ricercano per offrirle lavoro. Mentre è impegnata a lavorare in questi locali, nel 1931, viene scoperta da John Hammond che, entusiasta delle doti canore di Billie, le procura in breve tempo una seduta di registrazione con Benny Goodman. Inizia a lavorare per i migliori club ottenendo sempre lusinghieri riconoscimenti artistici, tanto da approdare finalmente, e in breve tempo, al prestigioso locale Apollo.

Nel 1935, con l’orchestra di Duke Ellington, incide la colonna sonora del film “ Symphony in Black” ( Big City Bles).

Successivamente, con Teddy Wilson incide i suoi primi dischi: fanno parte del gruppo Ben Webster, Lester Young, Roy Eldridge, Harry Carney e Johnny Hodges.

Era ormai pronta al grande successo sulle scene americane e in altri Paesi,  come cantante di musica Jazz.

Il manager di Louis Armstrong, Joe Glaser la ingaggia e le fa incidere sotto il nome di Billie Holiday And Her Orchestra. Della formazione fanno parte Bunny Berigan, Artie Shaw, Joe Bushkin, Dick McDonough, Pete Peterson e Cozy Cole. Effettua con Jimmie Lunceford e Count Basie orchestra  numerose tournee.

Nel 1938 entra a far parte dell’Orchestra di Artie Shaw, con il quale effettua molte trasmissioni radiofoniche.

Inizia ad incidere anche con Benny Goodman e Frankie Newton, con lui realizza un vero hit, “ Strange Fruit” ( su versi di Lewis Allan). Nel 1940 inizia a collaborare con Benny Carter; anche con lui effettua numerose trasmissioni radiofoniche.

Si avvicina l’ora delle importanti esibizioni nei più grandi club di : New York, Chicago, Los Angeles  e di altre località americane. 

Questi momenti di grande successo determinano anche, momenti di grave crisi personale. E’ il tempo che Billie precipita nel consumo di droga e nell’alcool; successivamente saranno la causa dei suoi  molteplici malesseri.

Billie non si ferma. Vuole anzi ampliare il suo successo; la sua passione è quella di entrare nel mondo del cinema. Infatti, nel 1946, incide con Louis Armstrong  la musica per il film “New Orleans”, in cui Billie appare come attrice nel ruolo di una cameriera. Da quel momento inizia una vera collaborazione continua con Louis Armstrong.

Ma nonostante il grande successo che sta ottenendo, la vita di Billie continua ad essere tragica; disperata per i continui fallimenti sentimentali si abbandona all’uso di droga.

La sua salute comincia a vacillare e, a poco a poco, perde anche la sua voce.

Viene arrestata a Philadelfia nel 1947 per violazione della legge sugli stupefacenti e trascorre alcuni mesi in carcere  speciale , all’Alderson Reformatory in Virginia.

Quando esce dal carcere riprende con maggiore slancio la sua attività di cantante e di attrice. Canta al Carnegie Hall uno dei più importanti teatri; incide con l’Orchestra di Red Norvo; partecipa a una serie lunghissima di trasmissioni televisive e radiofoniche con Sy Oliver, Eddie Condon, Louis Armstrong e Count Basic.

Nel 1952 è costretta ad un nuovo ricovero al Belmont Sanatorium. Quando esce è pronta a nuove esaltanti prestazioni artistiche  rappresentate da notevoli successi.

Firma un contratto con Norman Grant ( con lui sarà impegnata per cinque anni).

Nell’ottobre del 1953 la televisione americana mette in onda un documentario dal titolo “the Come back Story”: è il momento in cui si rafforza l’immagine di Billie Holiday.

Arriva in Europa nel 1954: partecipa al Festival di Newport con Buck Clayton, Lester Young, Gerry Mulligan, Milt Hinton e Jo Jones.

Ormai la sua vita artistica è un continuo di grandi successi in tutto il mondo.

“Lady Sings The Blues” pubblica nel 1956 la sua autobiografia. La cantante  confessò: “…tutto quello che dovete fare è guardare alla storia della mia vita. Se c’è un morale è questa: “Se pensate che la droga sia per divertimento o per eccitarsi,siete fuori di testa. C’è più divertimento ad essere paralizzati o a vivere in un polmone d’acciaio. Se credete di avere bisogno di quella roba per fare musica o cantare, siete pazzi. Potete bucarvi e allora  non sarete in grado di suonare o cantare niente”. 

Conosce nel frattempo Mal Waldron e con lui, effettua molti concerti e incisioni discografiche.

Nel maggio del 1959 fa la sua ultima apparizione in pubblico al Phenix Teatre di New York.

La salute di Billie continua però a peggiorare. Decide di fermarsi artisticamente e si ritira a vivere nei pressi di Central Park di New York.

Il 31 maggio viene ricoverata in ospedale e,  mentre è in procinto di lasciarci, riceve un’ennesima condanna per detenzione di stupefacenti. Morirà alcune settimane dopo.

La sua forza e vitalità artistica è fuori discussione: era caratterizzata per l’aspetto seducente che dava alle sue performans; la sua grande sensualità, la sua vena espressiva ed anche per la sua asprezza  inquietante della voce. Era di una spontaneità sorprendente, la sua trasgressività la rendeva unica, capace di coinvolgere chiunque la ascoltasse: era insomma una artista che sapeva come farsi ammirare ed amare.

Si è vero: la droga e l’alcool l’hanno distrutta; l’hanno portata al declino artistico, ma la sua arte, al di là delle sue prestazioni vocali e della loro evanescenza, nelle sue sbavature, rimane persino più amplificata; la sua potenza emozionale rimane infatti intatta, anzi possiamo affermare accresciuta dalle prove tragiche e dalla grande sofferenza della sua vita.

Billie Holiday è stata senza alcun dubbio una delle più grandi cantante statunitense nei generi jazz e Blues.

Tra le canzoni più famose del repertorio di Billie Holiday vanno ricordate:

God bless the child ( da lei composta), Lover Man , I loves You Porgy , The Man I love, Billie’s Blues, Stormy Weather – Strange Fruit. Quest’ultima canzone  fu negli anni quaranta  linno della protesta per i diritti civili:

“…Gli alberi del sud hanno un frutto strano,

sangue sulle foglie e sulle radici,

un corpo nero penzola nella brezza del sud,

un frutto strano che pende dai pioppi…”

(traduzione)

Anche per questo motivo, Billie Holiday rimarrà sempre nei nostri cuori.


Bibliografia
Dizionario Jazz P.B. & C.G., Armando Curcio Editore
LP BILLIE HOLIDAY, Song For Distingue Lovers – Marco Giorgi Hachete Fascicoli
Wikipedia, Billie Holiday