John Locke

Il pensiero politico

La dottrina e le idee di Locke sono trattate in modo magistrale nell’opera I due trattati sul governo. Appare subito evidente come Locke sia il rappresentante più autorevole, in quanto la sua teorizzazione dei diritti fondamentali dell’uomo e del governo costituzionale, sono in opposizione all’assolutismo di Hobbes.

Con il pensiero politico di Locke si evidenzia la teorizzazione completa del liberalismo.

Il liberalismo di Locke si basa su tre concetti fondamentali:

  1. diritti naturali (giusnaturalismo);
  2. sovranità popolare;
  3. contrattualismo.

I diritti naturali sono la conservazione, la libertà e la proprietà; ne deriva che la morale è anteriore allo Stato, in quanto la morale appartiene alla sfera privata e la società civile è preminente rispetto allo Stato.

La sovranità popolare e il contrattualismo sono i presupposti della Costituzione intesa come patto che impegna anche i governanti e che preveda, in modo chiaro, la divisione dei poteri, fondamentale per evitare sviluppi assolutistici.

In sintesi possiamo affermare che:

  1. l’organizzazione politica è preceduta dalla formazione di una società data dalle libere relazioni tra i cittadini, quella che comunemente definiamo “Società civile”.

La società civile può sussistere ordinatamente sulla base dei soli diritti naturali e quindi, dopo la nascita dello Stato, deve conservarsi indipendente dal potere politico. Essa si organizza sulla base di principi propri, e lo Stato ha solamente il compito di garantire il pacifico svolgimento di una dinamica sociale che ad esso preesiste e in esso conserva la preminenza. In altri termini, i rapporti sociali ed economici tra i cittadini devono essere regolati sulla base di accordi e contratti privati, senza nessuna ingerenza da parte dello Stato.

  1. Il potere politico deve essere esercitato entro limiti ben definiti. Questi sono tracciati da un lato della Costituzione, che prosegue e perpetua il patto originario dal quale è sorto lo Stato; dall’altro dalla divisione dei poteri, in particolare quello esecutivo e quello legislativo, per un controllo reciproco.

L’affermazione dell’indipendenza della sfera personale del potere dello Stato costituisce il nucleo della teorizzazione del liberalismo. Essa implica l’esistenza di diritti naturali che il potere non può in alcun modo violare. Tra questi, Locke comprende la libertà di coscienza in tema di religione e la connessa libertà di Culto.

 Locke aveva sostenuto, nel Saggio sulla tolleranza, del 1667, che la fede è un fatto di coscienza, indipendente dal potere pubblico. La questione del rapporto tra Chiesa e Stato è ampiamente argomentato. Da un lato egli sostiene che libertà di pensiero e di culto come diritti primari di ogni singolo cittadino; dall’altro afferma la distinzione tra le funzioni e l’ambito della Chiesa e dello Stato, con una conseguente e netta separazione di ruoli.

Andando nello specifico della dimensione etica del Cristianesimo Locke sostiene che la predicazione morale di Cristo, sulla quale deve regolarsi una condotta autenticamente cristiana, è l’aspetto principale del Vangelo, e tale morale coincide con i dettami dell’etica della ragione

Un altro dei contributi notevoli di Locke al pensiero politico è la giustificazione teorica della disobbedienza e della ribellione. Locke così argomenta: siccome la legittimità dello Stato nasce dal consenso del popolo e deve trovare fondamento nel buon uso delle istituzioni, in accordo con le leggi naturali e con la garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini, se i legislatori o i governanti non fanno bene il loro lavoro, se il potere è stato deformato e si accede ad esso in modo improprio, Locke stabilisce che il popolo ha il diritto di affrontare questo conflitto. “Quando il popolo viene fatto soffrire e si trova esposto agli abusi del potere arbitrario, la ribellione avrà luogo, nonostante gli si dica che i suoi governanti sono figli di Giove , sacri o divini”.

Il pensiero pedagogico 

Locke occupa nella storia della pedagogia un posto  altrettanto importante che nella storia della filosofia. I Pensieri sull’educazione (1693) esercitarono una grandissima influenza ed ebbero un’enorme diffusione in Inghilterra e fuori, sebbene non siano un’opera organica di scienza pedagogica, ma una serie di consigli pratici tratti da lettere scritte, a un nobile inglese, per l’educazione dei suoi figli. Consigli dettati dal più schietto buon senso, e con esplicito riferimento alle condizioni sociali dell’allievo per il quale sono dati ( che è un “gentiluomo”); ma ispirati a quel convincimento della sovranità della “ragione”, che è caratteristica del cartesianesimo, e a quel senso vivo della realtà che l’indirizzo baconiano e empiristico aveva suscitato particolarmente in Inghilterra. 

L’empirismo lockiano è fondato sul concetto che lo spirito è una tabula rasa. 

Da un tale concetto dell’anima deriverebbe il principio pedagogico dell’onnipotenza assoluta dell’educazione. E’ l’opera educativa che rende l’individuo un genio o un mediocre o un deficiente.

Il carattere di Locke

Per dare un tocco finale al carattere di Locke, leggiamo insieme l’epitaffio che lui stesso scrisse:

Fermati, viandante

Qui  giace  John  Locke. Se  chiedi  che  sorta di uomo fosse, la sua

risposta  è  che  visse  soddisfatto della  sua modesta sorte. Educato

alle  lettere, tutto  ciò  che fece  fu per soddisfare soltanto le  esigen-

ze  della  verità. Questo  potrai  apprenderlo  dai  suoi scritti, che  ti

diranno  tutto quel  che  c’è  da  dire di  lui  con  maggiore sincerità

delle lodi malcerte di  un epitaffio. Le sue virtù, se  le  ebbe, furono

troppo misere perché  tu  debba  onorarlo o averlo  da esempio; che

le  sue  manchevolezze siano sepolte con lui. Se desideri un modello

di condotta, lo hai già nei  Vangeli; se ne vuoi uno  solo di vizi, non

cercarlo in  nessun luogo, se del  nostro  essere mortali, che ti possa

essere  di  aiuto, sicuramente  lo hai  qui  e  ovunque. Del  fatto  che

nacque il 29 di agosto dell’anno di Nostro Signore 1632, e che morì

il 28  di ottobre  dell’anno di  Nostro Signore 1704, è testimone que-

sta lapide, la quale pure perirà presto.


Fonti bibliografiche

Abbagnano, N., Storia della filosofia, Utet

Aguilar, S., Scoprire la filosofia, Hachette Fascicoli

La Manna, E.P., Filosofia e Pedagogia, Le Monnier