La nuova tutela per gli orfani di violenza domestica e femminicidio

Lo scorso 16 luglio è entrato in vigore il decreto ministeriale n. 71 del 21 maggio 2020  avente ad oggetto il Regolamento recante l’erogazione di misure di sostegno agli orfani di crimini domestici e di reati di genere e alle famiglie affidatarie.

È pubblicato sulla Gazzetta ufficiale-Serie generale n.164 del 1° luglio 2020
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZEDECRETO 21 maggio 2020, n. 71   (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/07/01/20G00089/sg).

In virtù ed applicazione di detto provvedimento, che disciplina l’erogazione dei fondi per borse di studio, iniziative per l’inserimento nell’attività lavorativa, aiuti economici in favore delle famiglie affidatarie e spese mediche e assistenziali, gli orfani delle vittime di femminicidio (e in generale di crimini domestici e reati di genere) potranno ricevere maggiore tutela.

Già la legge n. 69/2019, c.d. Codice Rosso, aveva confermato lo stanziamento di 2 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017 per l’erogazione di borse di studio in favore degli orfani per crimini domestici e per il finanziamento di iniziative di orientamento, di formazione e sostegno per l’inserimento dei medesimi nell’attività lavorativa.

Di certo nulla potrà sopperire all’assenza di una madre o di un padre perso per un crimine domestico ma, almeno in parte, lo Stato cerca di essere vicino agli orfani mediante l’erogazione di fondi destinati al sostegno al diritto allo studio o all’inserimento nel mondo del lavoro.

I bambini e i ragazzi orfani a seguito di un crimine domestico costituiscono il volto nascosto della violenza di genere. La condizione drammatica che si trovano a vivere questi “orfani speciali” impone la messa in campo di strumenti adeguati ed efficienti, idonei a dare una risposta celere ai loro molteplici bisogni, anche con riferimento al nuovo contesto familiare.
E’ quello che lo Stato si propone di fare dal prossimo 16 Luglio 2020 con il Decreto 21 Maggio 2020, n. 71.

Il Decreto si compone in tutto di 30 articoli suddivisi in sei Capi e propriamente: (i) capo i disposizioni generali; (ii) capo ii sostegno al diritto allo studio; (iii) capo iii iniziative di orientamento, formazione e sostegno per l’inserimento nell’attività lavorativa; (iv) capo iv spese mediche ed assistenziali; (v) capo v famiglie affidatarie e l’ultimo capo dedicato alle disposizioni finali.

L’art. 26 del Decreto, poi, statuisce che i benefici di cui ai suddetti Capi sono anche cumulabili fra di loro. Alcun provvedimento, è inutile ripeterlo, sarà mai capace di colmare il vuoto che ciascun orfano di femminicidio porta nel proprio cuore ma dal 16 luglio, quantomeno, quel piccolo o quella piccola si spera possano trovare un minimo sollievo,  grazie a borse di studio, spese mediche, formazione e inserimento al lavoro.

Chi sono di preciso gli orfani speciali, fino ad ora rimasti nell’ombra e pressoché obliati?
Con “femminicidio (feminicidio)” si intende l’uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale. La parola deriva dallo spagnolo feminicidio e il concetto fu teorizzato per la prima volta dall’antropologa Marcela Lagarde, rappresentante del femminismo latinoamericano, ma è entrato a far parte del vocabolario italiano solo a partire dal 2001.

Prima di tale data, l’unica parola esistente di significato analogo era “uxoricidio”, ma la radice latina uxor (moglie) limitava il significato del termine all’uccisione di una donna in quanto moglie o, più in generale, all’uccisione del coniuge, dal momento che il termine veniva utilizzato anche per gli uomini.

Il termine “femminicido” ha consentito, invece, di identificare l’uccisione di una donna proprio “in quanto donna”. Questo efferato reato, però, oltre alle donne, vittime dirette, porta con se anche innumerevoli vittime indirette, sono i figli delle stesse donne uccise, gli orfani di femminicidio. Rimasti improvvisamente soli, spesso torturati psicologicamente dalle violenze di cui sono stati testimoni. E infine privati dell’amore più grande, quello della donna che li ha donato la vita.

Hanno assistito alle violenze, qualche volta all’omicidio della madre. Capita che la loro pena sia anche amplificata. Dall’avere una famiglia a perdere entrambi i genitori, perché l’assassino si è suicidato, o è in carcere. Vengono così affidati ai nonni, o magari entrano in gioco nuove famiglie affidatarie.
È facile dimenticarsi di loro quando si affronta il tema della violenza sulle donne. Invece violenza di genere vuol dire il più delle volte violenza sui più piccoli, sul loro immaginario, sulle loro certezze, sul loro mondo emotivo, affettivo e psichico. In definitiva sul loro presente e sul loro futuro.

Gli studi dimostrano che le situazioni vissute hanno, sulle persone minorenni che diventano orfani a seguito di questi eventi, un impatto psicologico devastante e ciò si riflette inevitabilmente anche nella loro sfera relazionale e scolastica. A questa già delicata situazione si sommano le questioni giuridiche e gli aspetti legali, tra cui la decadenza della responsabilità genitoriale, l’affidamento del minore e la designazione del tutore.

Il regolamento rende operative una serie di norme che prevedono benefici a favore degli orfani di crimini domestici minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti. Il decreto introduce misure per il sostegno del diritto allo studio, con l’erogazione di borse di studio e la frequenza gratuita o semigratuita presso convitti, educandati o altre istituzioni educative – anche in base a convenzioni stipulate dal Commissario per le vittime dei reati di tipo mafioso e intenzionali violenti – a favore di studenti degli istituti del sistema nazionale di istruzione, degli istituti di istruzione e formazione professionale, delle università, delle istituzioni dell’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (Afam) e degli istituti tecnici superiori (Its).

Il regolamento prevede inoltre iniziative di orientamento, formazione e sostegno per l’inserimento nel mondo lavorativo e incentivi alle assunzioni, erogando ai datori di lavoro fino al 50% dei contributi versati, per un periodo massimo di 36 mesi.

Previsto anche un sostegno di 300 euro mensili per ogni minorenne alle famiglie affidatarie degli orfani dei crimini domestici e – soltanto per il triennio 2018-2020 – contributi per spese mediche e assistenziali.
I benefici previsti sono cumulabili tra loro e le domande vanno trasmesse alla prefettura competente per il successivo inoltro al Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e intenzionali violenti.

Le domande per il sostegno allo studio, per l’orientamento e formazione, per le spese medico-assistenziali e per il sostegno alle famiglie affidatarie di orfani minorenni vanno inoltrate alla prefettura territorialmente competente in base alla residenza, per il successivo inoltro al Commissario.
Le domande per gli incentivi all’assunzione devono invece essere presentate all’Inps dal datore di lavoro.