Passare il testimone

Quando penso alla bellezza, vedo fiori di campo mossi dal vento, vedo nuvole pannose sospese nel cielo azzurro, vedo la luce e i colori contrastanti il momento prima che arrivi un temporale, vedo un sorriso spontaneo e occhi che brillano per un’emozione.’ 

Marina Caccia – Fotografa. 

Ultimamente sto sviluppando una certa antipatia per una idea di bellezza che sembra destinata solo a dover alimentare l’emotività, una supposta “anima”, l’intuizione prima della riflessione. 

Posto che non sarei in grado di dare una definizione univoca della bellezza, così come forse non lo sono nemmeno secoli di studi di estetica, probabilmente quella che ora mi attrae di più è una sua concezione “trasformativa”. Una idea che si manifesta ed illumina la realtà dandone una percezione differente e più consapevole dalla quale non sia possibile tornare indietro. Certamente, anche, in questa epoca storica è una necessità assoluta, al netto dell’adagio degli sciocchi per cui l’arte (chissà, non l’unica generatrice di bellezza) sarebbe un ozio, quasi un vizio e non l’unico mezzo che l’uomo ha per provare di tanto in tanto a trascendere la propria misera bestialità. Non saprei dire se la bellezza (preferirei dire l’arte) possa salvare il mondo, ma di sicuro un mondo che ne sia privo è condannato al disastro.’ 

Matteo Nahum – Compositore, chitarrista, arrangiatore. 

‘La bellezza è respiro circolare che si fa vortice. A mano a mano che il suo incanto divora ogni attenzione, mutiamo a spettatori assoluti. La bellezza non necessita di traduzioni, parla in contemporanea tutte le lingue dell’universo, si spiega da sé. Non si priverà degli occhi, delle mani, dei passi e del pensiero che sorregge ogni bellezza, l’inconsapevole coscienza, che avvolge, sospinge, muta nell’alternanza di sé. Mi piace sentirla la bellezza, il suo odore, il suo sapore, il suo rumore, nel mio sangue. Io, che sono fatto della stessa sostanza della bellezza. Ho provato a inoltrarmi in un campo difficile. La bellezza è una di quelle entità di una semplicità disarmante, come la sua complessità. È oggettiva e tanto quanto soggettiva. In pratica va solo lasciata scorrere, senza opporre resistenza. 

Giuseppe Campagna – Imprenditore e designer di gioielli. 

La Bellezza. È una voce, un gesto, un alito di vento, un miracolo, un miraggio, un sogno, una melodia. Un’unità di misura. Un mezzo di trasporto. Una stretta di mano … sincera. É una stazione. É un porto. Un messaggio ai naviganti. È un mare in cui i terrestri dovrebbero immergersi. É un luogo in cui vorresti arrivare sempre ma da cui dovrai necessariamente ripartire. La vera bellezza è insita nell’universo. É l’esistenza dell’universo. È il nostro pianeta. Siamo noi. È la vita. È lo spazio / tempo che ci separa dai momenti insignificanti, meno belli o decisamente brutti. È ovunque, basta cercarla ma non sempre si trova in superficie. Non esiste? É una domanda. É una risposta, un punto esclamativo, un punto di vista, un termine, una virgola. È una terra promessa. É un’isola, un iceberg, un mondo, un cerchio, una costruzione, una invenzione ma anche qualcosa che non c’è più, che c’è non c’è mai stata o che non ci sarà mai. È la pelle, la polpa, il nocciolo. È un mito, un obiettivo, un traguardo. È un insieme di fattori armonici e/o sinergici. È una necessità quotidiana. Non dura ? È divina, assoluta, eccitante. Può dare dipendenza. È un fragile equilibrio. È una vibrazione. È un’emozione riconoscibile. È il massimo indispensabile. È … un gioco, una capriola, uno scherzo, 3 barattoli…una molletta … 

Angelo Jelmini – Architetto/designer. 

‘La Bellezza è un concetto astratto, legato alle sensazioni suscitate dall’impatto visivo con oggetti, persone, luoghi. Esiste anche una Bellezza interiore che ognuno di noi riconosce e percepisce con diversa sensibilità e sensitività.’ 

Gianantonio Grossi – Imprenditore e antiquario. 

‘La Bellezza per me è sinonimo di libertà. E’ il potersi esprimere liberamente nella musica, senza vincoli, senza costrizione alcuna. Ho scelto la musica come mezzo di espressione, anzi la musica ha scelto me. E’ il mio nutrimento, la mia passione.’ 

Beppe Mistretta – Cantautore. 

‘Fair is foul, and foul is fair’. (Shakespeare, Macbeth).

‘La Bellezza appartiene al mostruoso, quanto la sua orrida controparte. Al loro manifestarsi, nella funzione suprema di segno e ammonimento, divina armonia e abissale deformità erano entrambe insostenibili alla vista dei comuni mortali. Così dice il Mito. Come ci ricorda Martina Mazzotta, la Bellezza include la Bruttezza: se il greco Kàllos è totalizzante nell’esprimere il buono e il bello, il Pulchrum dei latini si sdoppia nell’ambiguità paretimologica del Bellum (a fronte di bellus-a-um – da cui catullianamente deriva il nostro ‘bello’ – e marciando verso un fronte bellicoso). Attenti a chiamare «Bellona» una procace passante: potreste attirare lo sdegno di una Dea della Guerra! Nella “Storia della bruttezza”, in linea con Karl Rosenkranz verso una categorizzazione estetica del Brutto, Umberto Eco sostiene provocatoriamente che l’uomo sia più attratto dall’orrido che dal Bello, chiamando in causa l’Inferno dantesco, il cui «repertorio di molteplici deformità» da sempre affascina artisti e lettori (con buona pace di Purgatorio e Paradiso). Oggi, questa brillante provocazione ha forse perso il mordente: la cosiddetta società dell’immagine ha anestetizzato la sensibilità estetica in un surplus iconico indigitabile, gettando nel bidone dell’indifferenziato Bello e Brutto, nel sintetico appiattimento di ogni codice e senso critico, miscelando con disinvoltura buono e cattivo gusto in un grigio e ignavo relativismo. Chiudono le librerie e aprono i beauty center: ma se abbiamo rinunciato alla lettura, sarà difficile leggere la Bellezza in un volto standardizzato, plastificato, da cui sono state strappate le pagine del tempo. E se il Bello appartenesse all’anima? E se l’anima fosse la forma del corpo? E se la lettura fosse nutrimento dell’anima? Allora il mondo sarebbe invaso da ‘ultracorpi zombificati’, vuoti, carenti di vitamine estetiche… Sono dubbi che ci assalgono, quando osserviamo i volti giovani e freschi di modelle e modelli (nell’intercambiabilità ‘elettroaddomesticata’ di professionisti e fai-da-te) che occhieggiano dai nostri cellulari con la stessa espressione vacua, stereotipata, senza attrattiva: come direbbe Filoteo Faros, essi hanno spostato «la foglia di fico dagli organi genitali al volto». Ma la cosa più terribile, è che questo appiattimento ha nuociuto in toto al mostruoso, mutilato d’ogni segno d’ammonimento: nel tentativo di estirpare il Brutto, la liquida società dell’immagine ha liquidato l’immagine del Bello. Alla luce di quanto detto, e parafrasando Dostoevskij, è forse azzardato affermare che, nel recupero dell’accezione sublime, «la Bruttezza salverà la Bellezza»?’

Luigi Maio “il Musicattore” (attore, musicista, drammaturgo, disegnatore e scenografo), Premio dei Critici di Teatro, Premio Ettore Petrolini, Rappresentante in Italia della Fondation Igor Stravinsky, quale massimo interprete dell’Histoire du Soldat. Ha ricevuto il riconoscimento del CISI (Centro Internazionale di Studi Italiani) per la sua interpretazione della Divina Commedia, definita «il primo “Dante in 3D”» dal Prof. Francesco Mosetti Casaretto dell’Università di Torino.

Tiziano Riverso