Intervista a Ferdi Giardini

Ferdi Giardini, artista-alchimista e creatore di bellezza. 

Un uomo consapevole di creare pezzi unici da contemplare, non droghe, veleni e immondizia da cui dipendere.

“Fare attenzione sull’energia, ti porta ad avere potere. Fare attenzione sul respiro, ti porta ad avere consapevolezza. Fare attenzione sui movimenti, ti porta ad avere emozioni. Fare attenzione sull’energia, sul respiro, sul movimento, ti porta verso la saggezza”, sono solo alcune delle sue frasi che “adopera” mentre lavora e mentre insegna. Ferdi Giardini si muove tra l’utile e l’immaginario per inventare una trasparente e disinvolta armonia.

Nasce a Torino dove vive e lavora, si diploma all’Accademia di Belle Arti nel corso di Scenografia, inizia a esporre nel 1986 e continua la sua attività artistica, con mostre personali e collettive, in spazi pubblici e privati sia in Italia che all’estero. Partecipa alla quadriennale di Roma, alla Biennale di Venezia e nel 2005 ha la cattedra presso il Politecnico alla Facoltà di Architettura. Dal 1996 si occupa di design e collabora con le aziende di illuminazione Luce Plan, Oluce, Ilti Luce, Slide, Rimani. Le sue invenzioni per queste aziende, sono prodotte e vendute in tutto il mondo. Ma anche creatore di gioielli, sculture, oggetti di design da arredo. Si definisce un alchimista, uno stregone, uno spirito libero ed un “allenatore di anime”.

Attualmente alcune sue opere faranno parte della mostra Totem che si terrà al Palazzo Samone di Cuneo dal 3 ottobre al 1 novembre, insieme ad opere di Enzo Bersezio, Carlo Doria, Elio Garis, Danila Ghigliano, Jins (Paolo Gillone), Valerio Righini e Walter Visentin.

I nuovi oggetti di culto della contemporaneità, dolore, orrore, perversione, ansia… ma anche fiducia, speranza, fratellanza, attraverso l’opera di otto artisti e le loro rappresentazioni totemiche. 

Accanto a queste, alcune sculture per ricordare Caudio Salvagno gentile poeta e artista scomparso prematuramente quest’anno.

Perché l’alchimista, lo stregone e “l’allenatore di anime”? Da cosa nasce il suo bisogno di ricercare alternative alla realtà?

“Nasco con un tipo di formazione da scenografo ed in fondo scenografo lo sono sempre, non avrei potuto realizzare le mie opere se non fossi partito da quel tipo di formazione che rimane in me e mi completa. Le mie prime sculture di grandi dimensioni erano opere che si montavano, si smontavano, si assemblavano per creare in fondo non solo l’opera in sé ma una scena, una forma che completava il contorno in cui si collocava. Ma la ricerca, la formazione, la curiosità e l’immaginario mi hanno sempre spinto oltre ciò che si vede, ed allora ho sperimentato una forma di arte che necessariamente richiamava l’alchimia, la “stregoneria” intesa simbolicamente e con l’insegnamento mi sono sentito come un “allenatore” non solo da un punto di vista fisico, con il coinvolgimento soprattutto delle mani, ma di anime, elemento fondamentale ed imprescindibile per qualsiasi forma di vita e non solo di arte.

L’alternativa alla realtà attraverso il paradosso dell’associazione, l’alternativa alla realtà come punto di partenza per dimostrare che tutti abbiamo una creatività da sperimentare per creare qualcosa che possa rendere la vita migliore, più semplice, un aiuto, un “piacere”, una invenzione trasparente e disinvolta frutto di consapevolezza che l’uomo potrà poi “sfruttare” come meglio crede. Un’alternativa alla realtà che deve passare dalle mani, per instaurare un differente rapporto con lo spazio. Il lavoro manuale ha effetti miracolosi, impiega l’energia, la espande, la trasmette, le mani come “arto pensante”. Io voglio farmi capire, non ho interesse a fare l’ermetico, il misterioso, non ho mai conosciuto nessuna forma di chiusura, l’energia è di tutti e per tutti, al di là di competizioni o gelosie. Ho insegnato per sette anni ed il lavoro con i ragazzi mi ha dato conferma di tutte le mie intuizioni in questo senso.