Intervista a Ferdi Giardini

Scultore, designer, maestro, marito, cuoco, papà e allenatore di anime….chi è Ferdi Giardini?

“Un uomo prima di tutto, soprattutto, un impegno, una sfida, una scommessa, creatore di forme, inventore, un curioso, un ricercatore di materiali, di tecnologie di lavorazione, in me, come in una orchestra, vivono differenti elementi tutti indirizzati alla ricerca di armonia e di gusto per trasmettere emozioni positive. Cuore sereno e mente lucida, cosi sento il bisogno di esprimermi attraverso un amore incondizionato verso ogni cosa. Vivo di sensazioni e percezioni, le traduco in ogni mia creazione, dalle sculture alle lampade agli ornamenti, in ogni oggetto c’è l’emergenza di assecondare una esperienza profonda che mi dice che conoscendo l’anima dei materiali, i loro modi di rapportarsi agli agenti meccanici e fisici (luce, colore, forze e resistenze) si possono creare oggetti utilizzando al meglio le caratteristiche dei materiali stessi nella loro espressione concreta”. 

In un suo scritto lei parla della fondamentale differenza tra “insegnante” e “maestro”, cosa cambia tra le due figure?

“La differenza tra maestro ed insegnante è semplice: il maestro insegna mettendo sul tavolo il suo cuore, la sua anima, l’insegnante mette sul tavolo il cuore e l’anima di altri. Il vero maestro non ti nasconde le sue debolezze, fragilità; non si mette sul piedistallo e di lì non intende scendere, con questo modo di fare, di dire, il vero maestro sarà un uomo alla nostra altezza o bassezza, non sarà un Dio da contemplare, da venerare. Tuttavia non è facile riconoscerlo “il maestro”, bisogna trovarlo e per trovarlo bisogna esporsi, mettersi in gioco. Dare. Ho capito che la vita è spalmata su diversi livelli emozionali, nel dare, senza necessariamente aspettarsi di ricevere e sei proprio tu che con semplici leggi chimiche di azioni-reazioni determini questi “fortunati” incontri emozionali. In sostanza quello che cerco di far passare con i miei allievi è la curiosità, la fame di imparare, la passione di conoscere la materia, di essere degli individui indipendenti, perché, solo uno spirito libero puù individuare e riconoscere il maestro, perché solo uno spirito libero può creare grandi emozioni”.

Chi è veramente uno spirito libero secondo Ferdi Giardini?

“Di certo uno spirito libero è colui che rischia, con se stesso in primis, mettendosi costantemente in discussione, in crisi, in gioco. Faccio spesso un discorso ai miei allievi, i quali mi guardano con stupore, meravigliati di ciò che comunico loro. Dico loro “Chi di voi è così maturo da giudicarsi da solo? Chi di voi è preparato veramente a sostenere con le parole, con i fatti, gli oggetti che è riuscito a fare? Preferite che vi si giudichi, o siete così maturi ed onesti nel giudicarvi? Il giorno dell’esame se vi porto uno specchio avete voglia di rischiare, di prendervi la responsabilità di guardarvi e giudicarvi?”. Non è semplice essere coerenti ed artefici della propria fortuna o sventura. Siamo troppo abituati ai successi facili e ad ogni costo. Beh per me questo non significa essere uno spirito libero, per me significa essere schiavo di un sistema che prima o poi ti chiederà di pagare un conto cosi tanto alto che nessuno è disposto a pagare o non ha i mezzi per pagare, spirituali intendo ovviamente”.

Cos’è la luce, il colore per Ferdi Giardini?

“E’ la vita. 

La luce è il sole che ho dentro, che fa chiarezza, che non permette incomprensioni o equivoci, concede ombre, come è nella sua natura, ma non oscure, esse sono sempre il riflesso dell’essere presente e vivo.

La mia luce vuole chiarezza, autenticità, originalità e paradossi simpatici, non concede spazio a falsità, ipocrisie e subdole energie, la mia luce non è manipolatoria, è semplice e pura, quanto più vicina alla cromaticità del sole, che fa bene, che da il bene e ti accompagna con “attenzione” e non con “preoccupazione”. Sostanziale la differenza!

La mia luce è quella pura, viva dei quadri di Caravaggio, a volte cruda ma vera e perfetta.

Caravaggio riusciva a dare quella inconfondibile drammaticità e schietta luce sui corpi, sui drappeggi, grazie ad un banale espediente: il suo studio era tutto dipinto di nero, con una sola fonte di luce, in un lato della stanza. A volte era una finestra, quindi con la luce del sole se di giorno; se di notte era una quantità smisurata di candele per illuminare i suoi modelli, sempre solo da un lato: la luce, nessun’altra interferenza. 

La luce mette in chiaro ed io adoro le persone chiare e schiette, mi annoiano le persone che si truccano per nascondere nell’ombra i lati oscuri, offendono in questo modo la luce dell’anima loro e degli altri. 

I miei clienti, i miei amici dopo aver installato le mie creazioni mi dicono “Ferdi, ci hai portato la luce, finalmente!”, come un profeta? Un guru? Un messia? Ma no, quello che faccio è semplice, faccio incontrare le mie conoscenze e i miei piaceri con i desideri di chi cerca le mie opere.

Il colore poi mi fa letteralmente impazzire, io sono coloratissimo, io sento il colore come sento l’aria, il vento, il profumo, lo devo portare indosso, lo devo comunicare, devo essere contagioso”.