Intervista a Ferdi Giardini

Addirittura ho letto un suo elogio alla luce della fiamma ossidrica. Pensi un po’ io fino ad oggi ci vedevo soltanto un pericolo.

“La luce bellissima del tungsteno! La luce, tutta, ha un potere immenso, meditativo, terapeutico, catartico. Quali poteri ha la luce…di leggere nel digitale, di unire saldando, di tagliare con il laser, di curare nella cromoterapia, di far crescere le piante, di dare vita e morte quasi contemporaneamente, e ancora di catalizzare colle bi-componenti e ciano-acrilate, di accendere un fuoco con una lente di ingrandimento, di scaldarci con i suoi raggi del sole in pianura, di ustionarci, se non ci proteggiamo la pelle, di abbronzarci in un solarium anche quando fuori nevica, di trasportare dati con fibre ottiche, di viaggiare un giorno, si spera, alla velocità della luce. Di essere accumulata per costruire energia con il fotovoltaico attraverso i pannelli solari. In ultima analisi, la luce è quanto di più simile aderente all’uomo, che sa scaldarti, accoglierti, illuminarti con il suo sapere, ma sa anche raggerlarti, farti soffrire ed in alcuni casi ucciderti. Non a caso si associa l’anima alla luce. Alla luce divina si associano alcuni uomini eletti che vengono definiti “illuminati”. Possiamo dire quindi che la luce dentro di noi può essere divina se accolta, curata e custodita, protetta e amata, usata con rispetto. Può tuttavia trasformarsi in un attraente demone che ti cattura, come la fiamma ossidrica e distruggere tutto quello che ti circonda. 

La linea che separa queste due forze potenti, è sottile, equivocabile, misteriosa, diabolica, affascinante”

Un filo conduttore tra lampade, sculture, gioielli?

“La ricerca del materiale. Trasformare la materia esistente e renderla bella se brutta, leggera se pesante, dolce se amara, ricca se povera, umile se chiassosa e volgare, di questo mi occupo; un regista di materiali, un alchimista di odori e forme, un musicista di pesi e silenzi. Ho applicato tutto ciò nei miei lavori, in qualsiasi tipo di lavoro, e devo dire che mi sono sempre divertito molto”.

Cosa porta una sua lampada in una casa o un suo gioiello indosso ad una donna?

“Con ogni mia creazione, dal quadro al gioiello alla scultura alla lampada, dal design industriale, all’opera d’arte, spero di trasferire una sensazione sensuale in alcuni casi erotica, molto intima, di piacere. Valorizzare un corpo o un’abitazione, un museo come un ufficio, migliorare la vita quotidiana e abitudinaria dell’uomo, qualcosa da toccare non da adorare, qualcosa che accompagna e adorna, che veste una parete come una pelle. Le mie creazioni hanno questo intento, questo desiderio, vanno in questa direzione, tutto il resto è fumo negli occhi, l’arte serve, è utile, è necessaria, ha un suo intrinseco motivo e gusto nell’essere toccata, utilizzata”.

Le mani come “organo pensante”, una espressione molto importante.

“Si. Le mani sono lo specchio della nostra anima, la mano è azione. Le mani non mentono mai anzi possono migliorare la mia vita e quella degli altri. Le mani ti portano esattamente dove tu vuoi andare e ti aiutano a capire il dentro ponendolo fuori, e tutto diventa chiaro subito con la creazione di un oggetto, ma se ciò non accade, se invece continui a non capire vuol dire che è tutto da buttare via e bisogna ricominciare da capo. Bisogna diffidare delle cose complicate e delle persone che le complicano”. 

I titoli che usa per le sue opere sono incredibili, a volte vera poesia. “Abiti in me delicatamente”, “Oltre il crinale oltre le foglie”, “Come miele sul tuo corpo”, “Dal nostro buio scintille”. Quanta importanza da alla parola?

“L’identico valore che do alle cose, ai materiali, la parola è vita come la luce, come i colori. La parola permette, come le mie creazioni, la possibilità di comprendersi, se pulita e vera. Avvicina, unisce, ci fa entrare nei mille mondi possibili racchiusi in ognuno di noi. Spesso allenta le tensioni e sdrammatizza. I miei titoli il più delle volte alleggerivano, servivano a giocare con i ruoli, prendevano in giro gli artisti che lavoravano con materiali pesanti, importanti, mentre io simulavo la leggerezza. Servono a fare ironia per entrare in una relazione immediata con il cliente, il visitatore, gli allievi, un mio modo di vedere la vita da un’angolazione più divertente e disinvolta. Coltivo da sempre una disarmante semplicità e schiettezza per essere compreso quanto più possibile”. 

Come avviene la trasformazione da artista a creatore di opere in serie? 

“Non c’è nessuna differenza tra la realizzazione di oggetti unici e irripetibili da contemplare e oggetti per l’industria del design riproducibili serialmente, da usare e da contemplare, ciò che conta è creare forme che possano trasferire una emozione sensuale, un’armonia, trasmettere emozioni positive attraverso la forma, il materiale, la tecnologia.

Prima di tutto deve accadere qualcosa dentro di me, è come un risuonarmi di qualche cosa che mi permette di avere lo scatto dell’intuizione. Nel momento in cui ciò accade è necessario immediatamente metterlo su carta, appuntarlo, scrivere come una sorta di lista della spesa, poi un disegno, una forma, accanto annoto quali materiali potrebbero servirmi per realizzare quella idea. E infine il piacere immenso di vederla realizzata, questa mia visione. L’idea-progetto prende vita tra le mie mani, un oggetto, un prototipo, che può trasformarsi indifferentemente in scala industriale o restare solo un unico prezioso oggetto, per il collezionista, per l’architetto, per l’industriale, invento con la trasparente e disinvolta consapevolezza di procurare piacere all’uomo che “sfrutterà” la mia creazione come meglio crede. E sottolineo “sfrutterà”, non “possiederà”, sono due concetti molto diversi, il possedere è la vera malattia del nostro secolo. Siamo circondati da un mare d’oggetti inutili, frivoli e sovente costosi, piaceri di breve durata, perché privi di poesia, di un’anima, privi di un vero valore, se non quello del consumo veloce, compulsivo. Ed è proprio partendo da questa consapevolezza che nel mio lavoro di creativo non invento droghe, veleni, immondizia”.