L’incontro con Barry McGuire

Barry McGuire, tutto un programma! Altra intervista della mia vita, che senza il web avrei potuto soltanto sognarmi di effettuare. Quando per e-mail Barry mi informò che era  ben contento di concedere una intervista in Italia, non persi minimamente l’occasione, mi concentrai per bene sulle domande; desideravo chiedergli alcune cose, che di certo dall’Italia nessuno gli aveva mai chiesto. Eve Of Distruction per tutti noi fu fondamentale a livello musicale e non solo. Lui, poi, aveva vinto addirittura un Festival di Sanremo col suo gruppo dei Minstrels… Che occasione ragazzi! Era maggio del 2009, sentite un po’ il ‘mondo’ di Barry McGuire…

Ciao Barry! Gradirei che innanzitutto facessi un po’ il punto sugli inizi della tua carriera.

– Molto volentieri! Sono nato il 15 ottobre del 1935 a Oklahoma City ma solo all’età di due anni, con mia madre, ci trasferimmo in California. Accadeva però che ogni volta che stavo per ambientarmi in un luogo ci si dovesse trasferire nuovamente; per questo motivo mi sarà capitato di cambiare scuola una dozzina di volte. Quando diventai più grande, intrapresi un’infinità di mestieri finché, verso la fine degli anni cinquanta, la folk-scene divenne un evento importante, del quale io rimasi totalmente catturato. Nel 1960 ho posseduto la mia prima chitarra e il mio intento era di cantare, anche se in quel momento poco mi interessava se mi avrebbero pagato o meno. Mio zio gestiva un bar a Santa Monica. Là c’era Bill, il barista, che era un ottimo cantante e pianista e un pomeriggio, mentre lui si esercitava, lo ascoltavo molto attentamente. Siccome conoscevo le parole di quella canzone, mi misi istintivamentea cantare; lui si volse verso di me e, invece di seccarsi per la mia intrusione, mi gridò “…Hey ragazzo! Hai una bella voce!…” Presi coraggio e gli comunicai che sapevo anche suonare la chitarra; a quel punto lui mi disse di prenderla, dandomi coraggio per cantare due o tre canzoni. Quella sera poi c’era anche una festa perché era il compleanno della cameriera: Bill doveva suonare e così invitarono anche me con la mia chitarra. In poche parole cantammo e suonammo fino all’alba. Qualche giorno più tardi ricevetti una telefonata da un ragazzo che mi diceva di possedere un bar a Santa Monica. Questi mi domandò se ero disposto a cantare nel suo locale, visto che il suo pianista s’era ammalato; io sinceramente gli risposi che sapevo fare bene solo una manciata di canzoni, ma lui replicò: “…Non preoccuparti, mi basta che fai tutto quello che hai fatto l’altra sera per la festa di quella ragazza…”. Così ci andai e fu un successo; addirittura alcuni ragazzi chiamavano i loro amici per invitarli a sentirmi cantare! Mi sembrava una cosa impossibile e tra l’altro quella sera guadagnai una cinquantina di dollari in mance più ottanta per la serata. Il ragazzo che possedeva il bar alla fine mi propose di tornare a suonare per altre sere dichiarandomi che mi avrebbe dato 100 dollari di compenso per ogni esibizione. Per me era tutto incredibile. Ricordo che pensai “…Accidenti! E’ come andare ad un party e anziché pagare per entrare, sono loro che pagano te!…” Così ovviamente mi affrettai ad ampliare il mio repertorio e da quel momento lavorai cinque notti a settimana. Una sera il produttore Fred Briskin mi dichiarò che addirittura Peggy Lee voleva parlarmi ed io sinceramente proprio non capivo per quale motivo lei volesse vedermi. Quando le parlai, sostenne che la mia voce le era piaciuta moltissimo e che avrei meritato di lavorare in posti migliori di quello, ecco: tutto iniziò in questo modo. Ben presto, nel 1961 incisi il mio primo 45 giri The Tree che credo sia riuscito a vendere… una decina di copie (risata..!). In seguito formai un duo con Barry Kane e la storia incominciò, ma diventerebbe lunghissima se davvero dovessi raccontarti per filo e per segno tutto ciò che accadde dopo. 

– Sarebbe utile una descrizione dettagliata relativa al periodo e al contesto di quando nacque il tuo inno Eve Of Distruction. Cosa ha rappresentato per te questa canzone? 

– Beh, ero con The Minstrels e diciamo che, in sostanza, abbandonai il gruppo dopo che con una mia canzone, Green green, avevamo ottenuto un successo straordinario. Guardandomi intorno, mi resi conto che soprattutto nei giovani c’era molta insoddisfazione in quel periodo e che la felicità per loro era pura utopia. In quel tempo, una sera, Frank Sinatra nella sua casa di Palm Spring, aveva degli invitati; alla fine della serata lui, appoggiato al muro con l’ennesimo drink tra le mani, confidò a tutti di essere annoiato e quasi infelice. Riflettei pertanto che probabilmente stavo sbagliando strada, cioè stavo facendo di tutto per cercare di ottenere proprio quello che Frank possedeva già abbondantemente e, se lui godendo di tutto questo era scoraggiato, capii che forse qualcosa era sbagliato. Perché mettercela tutta per emergere in quel mondo per poi ritrovarmi depresso e demoralizzato? Che cosa occorreva per non morire d’inedia? Fu in quel momento che decisi di metter in secondo ordine i Minstrels e di inseguire più seriamente i valori della vita, per arrivare attraverso percorsi alternativi a ciò che mi avrebbe reso appagato, anche per capire meglio se fosse esistita una strada che portasse alla soddisfazione dell’animo umano. Quindi con Eve Of Distruction cercavo soprattutto di denunciare l’ipocrisia della nostra società, politica, militare e spirituale, davvero l’industria sociale dell’ipocrisia. Nel testo della canzone infatti, ci sono solo domande ma se l’ascolti bene, non c’è alcuna risposta; per questo, anche se immediatamente il pezzo fu etichettato come protest-song  io non ero esattamente dello stesso parere; era soprattutto un componimento che accertava il momento che stavamo vivendo, quindi ero io stesso che avevo delle domande da porre. In poche parole il concetto è questo: se una persona scopre disgraziatamente di essere affetto da un cancro e si affida ad un medico, questi non ti suggerirà mai di recarti da un ‘medico di protesta’ ma cercherà lui stesso di aiutarti nel problema, proprio perché medico. Spero di aver spiegato il concetto base di quel brano.

– INCISO: A questo punto credo sia doveroso pubblicare la traduzione di Eve Of Distruction (n.d.r.)

L’Est del mondo sta esplodendo, mentre la violenza si diffonde e i colpi sono in canna.

Tu sei già grande per uccidere, ma non tanto per votare.

Non credi nella guerra ma cos’è quell’arma che stai stringendo?

Perfino nel Giordano ci sono corpi che galleggiano. 

Ma dimmi amico, ancora non credi che siamo al principio della distruzione?

Non capisci quello che sto cercando di dire?

Non riesci a cogliere il timore che sto sentendo oggi?

Se il bottone sarà premuto, non ci saranno posti nei quali scappare.

Nessuno si salverà e il mondo si trasformerà in una tomba. 

Ragazzo, guardati intorno e vedrai che c’è n’è abbastanza per spaventarti.

E dimmi ancora una volta amico mio,

non credi che siamo al principio della distruzione?

Sì, il mio sangue è come impazzito e sembra che si stia coagulando,

io non posso ribaltare la verità che non conosce regole.

Un pugno di senatori non approva la legge, così le marce, da sole,

non sono in grado di portarci all’integrazione.

Quando il rispetto umano si sta disintegrando,

tutto questo pazzo mondo diventa troppo frustrante.

Davvero amico ancora non credi che siamo al principio della distruzione?

Pensa a tutto l’odio esistente nella Cina Rossa e poi,

dai un’occhiata a Selma, in Alabama,ah certo; tu puoi partire da qui e girare per quattro giorni nello spazio, 

ma quando tornerai troverai sempre lo stesso vecchio posto.

Il rullare dei tamburi, l’orgoglio ed il disonore.

Potrai anche sotterrare i tuoi defunti, ma senza lasciar traccia.

Odia pure il tuo vicino, ma non dimenticarti di recitare le preghiere.

Ma dimmi ancora amico, davvero ancora non credi

che siamo al principio della distruzione? 

No, no, tu davvero non credi che siamo giunti all’inizio della fine!