L’incontro con Barry McGuire

– In Italia Eve Of Distruction fu cantata nella nostra lingua da Gino Santercole, ovviamente con una traduzione purgata al massimo; ma la tua canzone che ha avuto più successo qui, è stata You Were On My Mind grazie anche alla cover italiana del gruppo dell’Equipe 84. Come scegliesti quel brano ed il suo arrangiamento, visto che in origine era una canzone folk, un successo del gruppo degli We Five; la tua interpretazione era roca, graffiante e molto ritmata…

-Assolutamente non sapevo neanche che un cantante italiano avesse interpretato Eve of distruction… Immagino che quando si legge un testo come quello, ogni discografico si affretti a cambiarlo perché si desidera che il mondo non sappia quanto sta accadendo di negativo in giro. Almeno sono compiaciuto poiché mi hai detto che questo vostro cantante aveva una voce abbastanza simile alla mia, qualcosa, almeno, è stato mantenuto. Invece per You were on my mind ascoltai quella prima versione non dal disco ma direttamente da un’esibizione degli We Five in uno dei tanti club di Hollywood: restai impressionato da quella splendida melodia e così, quando più tardi dovevamo scegliere dei brani e inserirli nel mio LP, mi ricordai immediatamente della canzone e decidemmo che questa sarebbe diventata uno dei cavalli di battaglia del disco. Inizialmente quando ci ritrovammo nello studio di registrazione, le prime prove non si discostavano tanto dall’originale, anche se la mia voce non aveva alcuna parentela con una canzone di stampo folk tradizionale cantato a più voci. Così, eseguendola e riprovandola più volte, man mano che la melodia si sviluppava, ci rendevamo conto che diventava sempre più robusta e penetrante e che la nostra testa ci suggeriva di stravolgerla quasi totalmente. E’ così che abbiamo continuato a seguire quello che la mente suggeriva; dopo alcune prove con i cambiamenti effettuati trovammo la giusta dimensione quando raggiungemmo la versione che ormai tutti conoscono. Probabilmente ai puristi del folk music americano la nostra interpretazione sarà sicuramente andata di traverso, ma a noi piaceva immensamente così come eravamo riusciti a trasformarla. 

Una curiosità, a questo punto: una vecchia rivista italiana del 1966 accennava del fatto che tu eri venuto in Italia, a Roma, per incidere nella nostra lingua alcune tue canzoni. Siccome poi questo non è mai stato registrato su vinile, volevo chiederti se la notizia è vera e, in caso affermativo, se sai come mai l’operazione non si realizzò.

– Questo lo ricordo un po’ meglio. Quanto mi hai chiesto corrisponde, infatti, a verità; partii per Roma verso la fine del 1965, credo sia stato in ottobre. Mi avevano convocato negli studi di registrazione in Italia per incidere soprattutto una versione in italiano di Eve Of Distruction. Io desideravo che il mio testo originario venisse fedelmente mantenuto, ma mi fu spiegato che in Italia la traduzione di un testo simile non sarebbe stato capito; non chiedermi perché visto che non lo so, però credo che le mie parole, come accennavo prima, potessero seriamente impensierire chi doveva poi pubblicare il disco. Allora mi presentarono un testo in italiano (che stavolta mi feci tradurre da qualcuno che era con me e non so se sia poi lo stesso testo che cantò quel cantante italiano del quale mi hai parlato) che esprimeva il concetto di un amore a tre, dove c’era una ragazza che amava due ragazzi allo stesso tempo e avrebbe dovuto decidersi a sceglierne uno soltanto. Quando questa sua scelta avvenne lei, si sentiva come alla ‘vigilia della distruzione’… Molto strano, secondo me era più fruibile una traduzione del mio testo anziché questa invenzione poco convincente e sconclusionata. Comunque accettai di registrare (nel mio solito italiano che non capivo una sillaba) e i discografici mi dissero che se la canzone avesse avuto successo sarei stato richiamato per inciderne altre per un eventuale LP tutto in lingua italiana. Siccome poi non sono più stato contattato, pensai che quella mia versione con quel testo così fuori luogo non fosse stata apprezzata dai ragazzi italiani.

Evidentemente non fu così, poiché il singolo non uscì mai sul nostro mercato! E posso dirti anche che la versione di Gino Santercole non parlava di quell’amore a tre del quale tu mi accenni. Così passo alla domanda successiva: puoi esprimermi il tuo pensiero riguardante Donovan e Bob Dylan? Li consideri dei cantanti di protesta?

– Non ci crederai, ma sinceramente ho pochi elementi per risponderti, perché per quanto riguarda Donovan nella mia vita mi sarà capitato solo due o tre volte di ascoltare sue canzoni e comunque solo casualmente in trasmissioni radiofoniche. Rispetto invece a Bob Dylan posso dirti che mai, nella mia esistenza, ho pensato un solo attimo che fosse un cantante di protesta. Credo che rinchiuderlo in una gabbia così angusta ed etichettarlo come protest-singer sia per lui un collocamento inesatto e fuori posto. Sono del parere che Dylan sia soprattutto uno specchio della vita e principalmente della società nella quale viviamo. Lo considero proprio una sorta di rapinatore che si appropria di tutto ciò che ci accade intorno e te lo spiattella in faccia proiettandolo in questo gigantesco specchio senza troppo andar sul sottile e lasciando chi ascolta le sue parole in profonde riflessioni; che ognuno poi ne tragga le conseguenze che desidera. Quindi più uno story-teller piuttosto che un cantante di protesta.

Grazie Barry! Credo di essere uno dei pochi italiani, se non il solo, ad aver realizzato un’intervista con te. C’è un pensiero che vorresti regalare a chi leggerà quanto tu mi hai raccontato?– A tutti gli amici che leggeranno le mie parole dico solo: “Sveglia! Sveglia! Sveglia!”. Stiamo tutti ancora correndo dietro al sogno che i nostri padri e le nostre madri, i nostri nonni e i nostri insegnanti ci hanno voluto inculcare. Ma la verità è la realtà che vediamo con i nostri occhi, non certo quella dei sogni di un bambino. Tutto il resto è solo un concetto mentale del quale dobbiamo per forza liberarci per vivere liberi e sereni. Svegliatevi e guardate profondamente la realtà senza distorcerla con gli occhi dei sogni o ancor peggio con quella che le TV e i giornali vogliono raccontarvi; forse sarà più cruda e brutale, però purtroppo è quella vera e non quella che i nostri controllori del pensiero vogliono imporci giorno dopo giorno.