Occhi verdi, un amore fa…

Nonostante il mio pessimismo congenito, la vista di quella stella cadente mi aiutò infondendomi qualche speranza, a trascorrere le ore della notte quasi totalmente passata in bianco pensando fortemente a lei e a quel meraviglioso sentimento che mi aveva lasciato nel cuore. La mattina seguente, con la sola forza dello sconforto ripresi il cammino verso il mare, stesso percorso, stessa destinazione; entrando mi dirigo verso il bar, mentre dal juke box che distinguevo distrattamente, arrivava la voce di Petula Clark… “…Ritorno al mar dove ho sognato con te e sembra dirmi ciao… e sulla sabbia limpida non è cambiato niente, sotto il sole caldo io ti cerco tra la gente…” Conoscevo lo svolgersi della canzone e quindi mi augurai che anche i versi susseguenti potessero davvero avverarsi. Nel frattempo mi ero già tolto i vestiti e in costume, avevo posizionato l’asciugamano al solito posto, stavolta rivolto però anziché verso il mare, direttamente verso l’entrata dello stabilimento. Alle 9 quasi in punto il momento insperato e tanto atteso: Occhi-Verdi come per incanto si materializzava bellissima, con quei docili capelli al vento; da lontano anche lei scorse il mio sguardo, mentre Petula proseguiva la sua canzone… “…so che ci sei, ecco mi hai visto e tu mi vieni incontro correndo e stai sorridendomi, ciao ciao…”; in quel momento provai una intensa fitta al cuore che mi confermava in maniera inequivocabile che ero perdutamente innamorato. Dopo poco la situazione era questa: lei si era coricata sull’asciugamano ad un metro di distanza dal mio, mentre i nostri sguardi si incontravano intensamente; io come pietrificato non riuscivo a formulare neanche una di quelle stupide frasi banali che solitamente mi uscivano abbastanza spontanee quando era il momento di attaccar discorso con una ragazza. Ad un certo punto fu lei a rivolgersi a me (ah! Quanto le donne riescono spesso a dimostrare più coraggio ed inventiva di noi uomini!) probabilmente esasperata dal mio inspiegabile silenzio: “Ciao, io mi chiamo Giuliana, desideravo chiederti un favore: per l’ora di pranzo torni a Roma? Te lo chiedo poiché la mia amica che lavora a volte dal giornalaio resta qui tutto il giorno, mentre io devo tornare a casa per quell’ora e i miei si raccomandano sempre che io non faccia il viaggio da sola sul treno”. Non mi parve vero, le strinsi la mano dichiarandole che il mio nome era Claudio e le confermai che si, per pranzo sarei tornato a Roma. Tutto s’era come per magia avverato, quella mia prima stella cadente non mi aveva tradito!. Poi lei mi chiese come mai non ero in compagnia degli amici ed io mentendo le dissi che non erano potuti venire con me. Ci tuffammo in mare, una salutare nuotata e poi sorridendoci ci prendemmo per mano in mezzo all’acqua azzurra e salata, parlando del più e del meno, dopodiché tornammo a sdraiarci al sole.

Ricordo ancora che quel giorno era un venerdì; lei con mio grande imbarazzo, mi raccontò di essersi comportata molto bene a scuola ottenendo una facile promozione e che quindi la domenica sarebbe partita con la famiglia per le vacanze. Sorridendomi, mentre io mi scioglievo al suo sguardo mi chiese: “Ti farebbe piacere oggi pomeriggio accompagnarmi in centro? Dovrei comperarmi qualche vestitino e dei costumi…”. Nella mia risposta si delineava, senza che io me ne rendessi conto, il puntuale destino che purtroppo si sarebbe rivelato così diverso da quanto in quel momento avessi potuto immaginare. Lei mi aveva parlato così enfaticamente delle sue virtù scolastiche che io non ebbi il coraggio di dirle invece quanto la mia situazione fosse diversa; purtroppo sapevo bene che al pomeriggio mi aspettava spietato, implacabile e puntuale come un orologio svizzero, il professor Sacchi con la sua stramaledetta matematica. E così ignaro della piega che il futuro avrebbe preso, le comunicai vagamente che mi dispiaceva ma avevo degli impegni, però ci saremmo potuti incontrare ancora al mare il mattino seguente. Lei, sorridendomi felice per l’appuntamento, mi disse che i suoi genitori non avrebbero avuto problemi a farla tornate alla spiaggia, sempre che la sua amica fosse tornata anche lei. 

Le ore volarono via, senza che io potessi assaporarle avidamente come avrei più tardi amaramente rimpianto; erano momenti così intensi di felicità che non feci in tempo neanche a trattenere, per registrarne minuziosamente il profumo ed il ricordo. 

Dopo, nello scompartimento del treno, alle 13, ci trovammo come unici passeggeri della carrozza; io le passai il braccio dietro la testa che lei appoggiò con dolcezza sulla mia spalla, mentre quel vagone si trasformava per entrambi nel paese delle meraviglie, non ebbi ancora il coraggio di baciarla; quello sarebbe stato il momento migliore. Mai pensavo invece che, perdendo quell’opportunità, probabilmente per timidezza, non avrei mai più avuto una seconda occasione. Giuliana scende all’EUR, lei abitava in quella zona, mentre invece io presi l’autobus che poi mi avrebbe ricondotto a casa; ci salutammo felici, confermando l’appuntamento per il giorno successivo. Tutto mi sembrava meraviglioso; avevo scoperto un sentimento grande ed ineguagliabile che non pensavo si potesse mai provare; lo chiamavano amore ed io, così intenso,  stavo conoscendolo per la prima volta!.