Paolo Celli – una ‘dolce vita’ tra cinema e cucina

Negli anni ’60 ti trasferisci al ristorante Fiammetta e lì avviene un incontro magico.

Nel 1966 conobbi uno dei segretari di Brigitte Bardot che mi propose di andare a lavorare come chef a Gstaad in Svizzera, presso la dimora di Gunther Sachs, futuro marito dell’attrice. Accettai e vi rimasi 4 mesi per la stagione sciistica.

Mi puoi raccontare qualche aneddoto accaduto in quel periodo?

Ce ne sono parecchi… Un giorno la madre di Gunther Sachs mi fece portare in cucina una gabbia con due conigli bianchi affinché li cucinassi per il giorno dopo. Quando la Bardot li vide, mi chiese il perché fossero lì e quando le spiegai che avrebbero dovuto essere il pranzo dell’indomani mi supplicò di salvarli. Come dire di no a cotanta bellezza?! 

Nascosi i conigli in un cassetto in camera mia e con delle interiora sporcai la gabbia di sangue per simulare un aggressione da parte di un predatore.

La Signora Sachs andò su tutte le furie ma io mi giustificai mostrandole la gabbia e dicendole che era stata opera di una faina o di una volpe. Fui ricompensato dai baci sulle guance e dagli abbracci di BB! Indimenticabile!

Ci vuoi raccontare della famosa cena del 32esimo compleanno di BB, che cosa accadde?

Preparai per l’occasione i ravioli al ragù di carne alla toscana. Come tradizione voleva, aggiunsi delle croste di parmigiano per insaporire il ragù ma mi dimenticai di toglierle prima di servire a tavola.  Ad un certo punto Gunther Sachs mi chiamò, lamentandosi che Brigitte aveva trovato nel suo piatto una di quelle croste. Era inconcepibile per loro e dovetti spiegare che si trattava di una prelibatezza, mangiandola davanti alle facce sorprese degli invitati. Ne feci portare altre per ognuno di loro e fu così che divenne uno di miei piatti più ricercati e rinomati tra i Vip.

Qual era il piatto preferito dalla Bardot?

Amava molto la cucina romana ma stava quasi sempre a dieta e preferiva mangiare frutta e verdure crude. In particolare era solita mangiare insalate con mele o cetrioli Quando aveva ospiti invece gradiva anche lei i piatti che cucinavo. Il suo preferito erano i rigatoni cacio e pepe.

Nella villa di Gstaad erano molti gli ospiti famosi della celebre coppia.

Sì, fu proprio in quei mesi che conobbi uno dei segretari di Aristide Onassis che mi propose di andare a lavorare in Costa Azzurra, sul ‘Cristina’, lo yacht del plurimiliardario. Accettai entusiasta! Era il maggio del 1967 quando iniziai a lavorare sullo yacht e mi sembrava di vivere un sogno. Avevo una buona nomea e questo mi lusingava molto. 

Durante la crociera non avevo modo di sbarcare e vedere i vari luoghi ma avevo l’occasione di conoscere e confrontarmi con persone incredibilmente interessanti, di grande estro e cultura.

Conobbi Winston Churcill, Pier Paolo Pasolini, Gianni Agnelli e la sua famiglia, i Rotschild e tanti altri.

Com’era Maria Callas?

Maria Callas era la stella che brillava più di tutti, dotata di una personalità straordinaria. Questa prodigiosa soprano che incantava il pubblico di tutto il mondo, era una donna gentile che amava gli animali, in particolare gli uccelli per la loro libertà e i cani per la loro fedeltà. 

Vedendomi giocare con uno dei cani che erano a bordo, mi disse: ‘Stai tranquillo Paolo che se un cane ti offre la sua amicizia non ti tradirà mai. Purtroppo gli umani non sono così, ti tradiscono appena non gli servi più.’

Un’anima sensibile, una creatura unica, magica quanto delicata e velata da una strana e profonda malinconia che le conferiva un’aria trasognata, quasi assente, in netto contrasto con la sua forte presenza scenica. 

Dopo un periodo trascorso a Lacco Ameno (Ischia) come chef per il regista americano Conrad Rooks, rientri a Roma.

Quello fu un periodo molto bello ed ebbi l’onore di cucinare per Anthony Quinn, Sean Connery, Raquel Welch, Omar Sharif, Anthony Hopkins, … 

Tornato a Roma nel 1968 ebbi l’occasione di conoscere il regista americano Joseph Losey venuto  per girare “L’assassinio di Trotsky”,  film con Richard Burton, Alain Delon e Romy Schneider.

Questo avvenne perché la sua segretaria scelse come residenza l’appartamento che fino a quel momento aveva ospitato lo scrittore americano Luke Wilson insieme alla sua famiglia, in Via Della Vetrina numero 19, dove avevo lavorato come chef personale. A quei tempi avevo già acquisito una certa fama e con la mia simpatia riuscii  a strappare al regista la promessa di una piccola parte nel nuovo film. 

Tra gli ospiti a casa Losey c’era Romy Schneider e la padrona di casa Patricia mi chiese di cucinare per l’attrice il suo piatto preferito, l’anatra.

Non cucinai la solita “anatra all’arancia” ma rispolverai un’antica ricetta toscana di mia nonna: l’anatra ripiena di formaggio di capra.

Le fu talmente gradita che in seguito mi fece recapitare un’anatra di terracotta con una sua foto e una dedica che diceva: ’A Paolo, il migliore chef del mondo’.