Roma 1870-2020

Nel 1870, con la presa di Roma e la sua annessione al nuovo Stato unitario sotto la monarchia dei Savoia, si poneva fine dopo circa un millennio, al più antico regno d’Europa, lo Stato Pontificio.

F:\Condivisione Democratica\breccia porta pia.jpg

Oltre a sancire la fine del potere temporale della Chiesa, si poneva termine al governo del Papa Re a Roma e al rientro in Italia della città che ne sarebbe diventata la capitale, o meglio, come ebbe a dire Giovanni Bovio, con l’iscrizione sulla targa nella base della colonna commemorativa posta nel 1895 per celebrare la breccia di Porta Pia:  “…I fati aggiunsero la coscienza libera dell’umanità nuova, per questa breccia l’Italia rientrò in Roma“.

Si compiva così il disegno monarchico ma non quello mazziniano della Terza Roma da lui sognata già con la gloriosa esperienza risorgimentale della Repubblica Romana del 1849, finita nel sangue. Roma non era una infatti una città da annettere come le altre: Roma era un’idea, il simbolo di una nuova epoca, quell’”utopia” repubblicana che sarebbe restata ancora tale per altri circa 80 anni.

F:\Condivisione Democratica\Ossario garibaldino.jpg

Nel 1871, la capitale del Regno d’Italia, veniva trasferita da Firenze a Roma, si compiva invece così il disegno cavouriano, nel segno dei Savoia, annunciato dieci anni prima, all’indomani dell’Unità d’Italia, nel suo celebre discorso al Senato del 25 Marzo 1861: “Ora, o signori, in Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali, che devono determinare le condizioni della capitale di un grande Stato. Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari al giorno d’oggi è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città, cioè, destinata ad essere la capitale di un grande Stato”.

Quest’anno ricorrono i 150 anni dalla Presa di Roma, il prossimo anno festeggeremo invece i 150 anni di Roma Capitale d’Italia, anche se la festa del 20 settembre fu eliminata con i Patti Lateranensi del 1929, perché troppo scomoda per il mondo cattolico. Oggi la ricorrenza passa quasi semidimenticata a parte pochi volenterosi di associazioni laiche e repubblicane, con puri atti di testimonianza.

Oltre a riaffermare il valore politico, civile  e morale di questa data così importante per la Repubblica, c’è da dire che questa deve essere lo sprono per risolvere tutti i problemi ancora sul tappeto che impediscono a Roma di essere la Capitale riconosciuta a pieno titolo del Paese. 

Primo tra tutti uno statuto che le consenta al pari di altre altri Capitali europee  di fruire di un regime istituzionale speciale, di una governance e di fondi che la differenzi dagli altri Comuni proprio per il suo ruolo, come avviene ad esempio per Parigi, Vienna, Berlino e Londra.

G:\Walter\Foto Breccia Porta Pia\19092010033.jpg

Con tutto il rispetto, non si può infatti paragonare Roma ad un qualsiasi altro comune d’Italia. Capitale e sede di un altro piccolo Stato, la Città del Vaticano, centro spirituale di una comunità mondiale che conta miliardi di fedeli, sede di ambasciate ed istituzioni internazionali, di organizzazioni culturali e diverse Università di cui una, La Sapienza, la più grande d’Europa oltre che delle principali Istituzioni politiche ed economiche del Paese.

Detentrice di un patrimonio culturale unico al mondo visto che è stata capitale di uno degli Imperi più grandi ed importanti dell’intero pianeta, quello Romano e sede del Papato e dello Stato Pontificio, comune agricolo tra i più grandi d’Europa, purtroppo divorato dalle speculazioni edilizie che sta causando la scomparsa della meravigliosa campagna romana per vedere la crescita di immensi quartieri dormitorio privi di servizi, che continuano ad aggiungere ed aggravare i già numerosi problemi.

Dopo anni di “Milano da bere” e “Roma ladrona”, auspichiamo che venga restituita a Roma la sua dignità ed il primato civile e morale, con tutto ciò che ne consegue in termini di dotazioni e strumenti, per poter esercitare a pieno titolo il ruolo di Capitale d’Italia.

Questa ricorrenza deve essere pertanto vista non come un momento isolato nella Storia d’Italia, bensì il culmine di un processo politico e di un percorso bellico che si conclude a Porta a Pia.