45 giri ai Raggi X – “ADAMO Lei”

ADAMO

La Voce Del Padrone

N° Di Catalogo: MQ 2007

Stampato in: Italia

Data: 29 ottobre 1965

Rarità: FACILE

Quotazione: euro 4,00 / 7,00

Qualità Grafica Della Copertina: 6+

NOTE EVENTUALI: Fu un grande successo per Adamo che con il disco precedente (La notte) aveva raggiunto il massimo della sua popolarità. Lei (che ben presto divenne la canzone principale, la più amata dagli appassionati) nel 1965 raggiunse il 76° posto dei singoli più venduti, mentre ebbe il boom nell’arco del 1966 che, nelle vendite di tutto l’anno, raggiunse invece il 5° posto assoluto. La stampa della copertina fu eseguita dalle Grafiche Dotti di Cernobbio. 

LATO A: Non mi tenere il broncio (Adamo)

ACCOMPAGNAMENTO: Orchestra diretta da Oscar Saintal 

QUALITÁ ARTISTICO MUSICALE: Buona +

È presumibile che i discografici puntassero direttamente su questo brano, visto che, per quanto deducibile dai numeri di matrice, lo posero come lato principale del singolo e primo titolo in copertina. La versione originale, in francese, Adamo l’aveva intitolata Mes mains sur tes hanches (questo il titolo riportato sul retro di copertina mentre, sulla label del disco, come titolo originale è citato Laisse mes mains sur tes hanches) e fu un ottimo successo transalpino. Brano frizzantino e molto godibile, con quella indubbia tipica dolcezza che si mescola ad un inciso forte e trasognato; l’arrangiamento è piuttosto lineare ma allo stesso tempo ricercato. Inutile dire che, come per tutte le canzoni di Adamo, il pezzo sia collocabile ben oltre la sufficienza e si lasci sempre apprezzare con massimo gusto ed estrema facilità.    

LATO B: Lei (Adamo)

ACCOMPAGNAMENTO: Orchestra diretta da Oscar Saintal

QUALITÁ ARTISTICO MUSICALE: Super

E’ il punto nevralgico del 45 giri in questione e, in assoluto, una delle canzoni più incantevoli e intense di tutta la vasta produzione del cantante italo – belga. Il titolo originale francese era Elle e la trasposizione italiana semplice e piuttosto pertinente. Un brano che ha la sua dose di forte malinconia, di quella piena e profonda, proprio come può esserlo un amore irrimediabilmente smarrito. Come sappiamo, una canzone dal testo malinconico colpisce in maggior misura rispetto ad un’altra che esibisce felicità; certo è che difficilmente una melodia si scopre così decisa, giusta e perfetta come questa, tanto da accoppiarsi alle parole della canzone come se testo e musica fossero dei gemelli siamesi. Adamo conosceva bene il proprio mestiere, sia quello di autore, sia quello di interprete; per lui era davvero un giochetto da ragazzi sciorinare armonie e interpretazioni affascinanti, soprattutto appassionate. E così, appena il brano inizia, l’ascoltatore è costretto, per tutti i 3’05” della sua durata, a rivivere una delle varie delusioni d’amore passate in gioventù, a struggersi il cuore versando lacrime disperate sul cuscino per l’amore che lo sta abbandonando, in un’estate qualunque degli indimenticati ‘anni sessanta’; a disperarsi, poiché lei, ormai, “…cammina, altre braccia si tendono, cammina, un altro cuore spera, cammina verso un’altra vittima, lontano da me e dal nostro passato. E se ne vanno per le strade deserte e se ne vanno silenziosi e tranquilli; ed io vado come un folle relitto sono perduto, è sfumata ogni speranza…”. Amen! Direbbe Tex Willer.

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