Flavio Oreglio: ridendo e sferzando

Credo che per presentare questo Artista, la parola più adatta sia eclettismo, termine inventato da uno oscuro filosofo di Alessandria, Potamone, e poi utilizzato dai platonici e dagli aristotelici.

Flavio Oreglio è attore, scrittore, musicista, cultore del Teatro Canzone, cantautore ‘contromano’ e tanto altro ancora. Personalità poliedrica e multiforme, Oreglio vanta una lunga carriera, distinguendosi sempre per qualità, ricerca e anti-banalità.

Con questo spirito ha dato vita a MUSICOMEDIANS, progetto di indagine storica sul cabaret delle origini, ha realizzato un Centro Studi, ideato un Festival dedicato al cantautorato e lo special ‘Il cabaret perduto’.  

In lui si fondono poesia, umorismo, comicità, satira e impegno civile. 

Le molteplici forme espressive alle quali si dedica permettono di avvicinarsi alla sua produzione da diverse angolature. 

Mi ricorda le descrizioni di certi vini: ha grande equilibrio e armonia, è elegante e delicato, senza per questo perdere il suo carattere vivace. 

È ampio e persistente, offre una tavolozza molto ricca di sfumature diverse in cui si individuano profumi di frutti rossi, nocciola, spezie e tabacco. 

Flavio tu pratichi l’arte del sorriso…per tutti sei un comico e fai cabaret. Cos’hai da dire a tale proposito? 

Sei consapevole vero che con questa domanda stai sollevando un vespaio, ti inoltri in un ginepraio e butti il classico sasso nelle acque torbide e melmose di uno stagno? 

Amo l’avventura, quindi ti seguo…

Va bene… cercherò di essere breve e chiaro, il più possibile. 

La prima cosa che mi viene da dire è che innanzitutto dobbiamo metterci d’accordo sul significato delle parole che utilizziamo. Le parole sono utili ma spesso ingannano. 

Non a caso la definizione dei vocaboli era una prassi tipica dei Gesuiti (con i quali possiamo anche non concordare ma che sicuramente non erano dei pirla) che prima di affrontare le loro riunioni per discutere questioni teologiche o altre varie ed eventuali, passavano un po’ di tempo a definire i termini che avrebbero usato nei giorni successivi in modo che fosse uguale per tutti il significato attribuito alle parole utilizzate.… 

Questa metodologia, ben lungi dall’essere una stucchevole bazzecola, costituisce una questione importantissima, perché come diceva Gramsci “La vera incomunicabilità non si ha tra persone che parlano lingue diverse, ma tra persone che parlano la stessa lingua attribuendo alle parole significati differenti”. 

In effetti, la confusione del linguaggio denota confusione mentale che è lo status in cui ci troviamo quando parliamo di RIDERE, COMICITA’ e CABARET. La chiarezza non c’è.