Giovanni Impastato: trasmettere la memoria

È in questi anni che Cinisi comincia a cambiare faccia?

Sì, il territorio di Cinisi, inizialmente centro agricolo pastorale, comincia a cambiare faccia. Mio zio vuole la costruzione dell’aeroporto di Punta Raisi e il settore edilizio diventa il naturale campo di espansione della mafia.

Vengono costruite due piste in verticale e l’aeroporto rimane in una condizione altamente precaria, privo delle infrastrutture necessarie – come la torre di controllo e le sale di attesa – e impraticabile quando il vento è molto forte.

Punta Raisi diviene ben presto il nodo internazionale principale per la lavorazione e lo smistamento della droga. Sono state individuate le basi dove veniva raffinata la morfina e trasformata in eroina.

Cinisi, Capaci… diventano centri ricchissimi. Iniziano quindi le lotte mafiose, con un susseguirsi di delitti, tra cui nel 1963 l’uccisione di nostro zio che viene fatto saltare nella tenuta dove abitavamo con una carica di tritolo innescata nella sua ‘Giulietta’. Nell’esplosione rimangono uccisi anche il nostro fattore ed il cane. Sarà Gaetano Badalamenti a raccoglierne l’eredità, iniziando la conquista di zone più vaste d’espansione.

Noi eravamo ancora piccoli, io avevo 10 anni e Peppino 15, ma quell’episodio così violento provocò in noi un cambiamento. Fu l’inizio di una svolta decisiva per le nostre vite.

Ci rendemmo conto che la mafia non era quella che fino ad allora ci era stata presentata dai cosiddetti ‘uomini d’onore’, che pensavano a tutti, che si sostituivano allo Stato e che contrastavano le presunte ‘ingiustizie’ da parte dello Stato.

Non era questa la verità. Il mondo costruito intorno a noi crollò all’improvviso, mostrando il suo vero volto.

E Peppino come reagì?

Fu Peppino a ‘svegliare’ tutti noi. Una settimana dopo questa tragedia, noi ragazzini (eravamo una quindicina di amici) tornammo sul luogo dell’attentato. C’era un buco enorme per la deflagrazione, gli alberi tutt’attorno bruciati….non eravamo abituati a vedere spettacoli come questo. Rimanemmo  tutti traumatizzati e ricordo che Peppino disse: ‘ Se questa è la mafia, io per tutta la vita mi batterò contro.’

‘SGUARDO D’AMORE’

Peppino sceglie quindi da che parte stare.

Sì, si allontana dal sistema e nostra madre Felicia lo segue e si schiera dalla sua parte. Rompere gli equilibri della cultura mafiosa, in quel paese e in quei tempi, come fece mio fratello, non era semplice. La sua scelta di rottura assume una doppia valenza, storica e culturale perché si distacca dal contesto in cui è cresciuto ma anche da una famiglia di origine mafiosa. Io e mia madre ne abbiamo portato avanti il significato. 

In un appunto, scritto di suo pugno, Peppino si esprime cosi: ‘Arrivai alla politica nel lontano novembre del ’65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare divenuta ormai insostenibile.’

Nostro padre voleva imporci le sue scelte ed il suo codice comportamentale. Peppino rifiutò e lui fu costretto a cacciarlo da casa. Ma alla fine mio padre venne ucciso proprio perché voleva salvargli la vita.

Peppino approdò alla politica avvicinandosi al PSIUP, creando un forte nucleo giovanile e fondando il giornale ‘L’idea socialista’. Iniziò a scrivere di alcuni personaggi intoccabili, esponendosi, fornendo interviste, informazioni, opinioni. Cominciò a legarsi ai fermenti rivoluzionari che si andavano sviluppando altrove e nel 1968 partecipò attivamente alle lotte studentesche, alle lotte contadine, alle prime battaglie ecologiche contro l’esproprio dei terreni per la costruzione dell’aeroporto di Punta Raisi, dando vita ad uno straordinario movimento di massa. 

Nel 1967 realizzò la prima mostra fotografica sul tema dei cambiamenti avvenuti sul territorio e la riproporrà prima di essere ucciso. Ci sono foto e documenti scritti che testimoniano la sua lotta per la salvaguardia del territorio.

Pensate alla forza di quell’atto. Erano anni in cui nessuno si rendeva conto di quello che stava realmente accadendo. Nessuno aveva mai denunciato il livello di devastazione dei territori in tutta Italia. E’ stato un anticipatore di tempi.

Al contempo in lui si sviluppò una forte coscienza critica e politica, diventando un militante della sinistra. E’ stato l’artefice della costruzione di un vastissimo movimento d’opinione a livello giovanile, dimostrando sempre un’incredibile energia. Era una figura complessa e poliedrica.

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