Il cuore di tutti noi non è guarito perché non ha ancora capito

“Il cuore guarisce quando capisce, non quando dimentica” 

Il cuore di tutti noi non è guarito perché non ha ancora capito.

A Peppino con la nostra memoria, il nostro cuore e la nostra passione

Di Giovanna La Vecchia

Ho parlato di lui per la prima volta con le mie figlie quando avevano otto e nove anni e la vita ha voluto che lo facessi alla fine di un corso di “inventastorie” con i bambini di prima e seconda elementare. Ricordo perfettamente quel momento, era il 2017, l’aula si era appena svuotata eravamo rimaste solo noi tre, io Maria ed Iris. Con una lentezza bellissima eravamo intente a rimettere a posto tutto il materiale utilizzato durante la lezione. Ognuna di noi era assorta nei suoi pensieri, c’era un silenzio rilassante, dopo un caos di parole, canti, balli, musiche e colori. Le osservavo nel loro comportamento “perbene” e nella bellezza che riuscivano a creare tutt’intorno, quei movimenti puliti, ingenui, sinceri. Era la bellezza di ogni cosa che mi riportava alla mente Peppino Impastato.

Le prime frasi che troviamo se cerchiamo Peppino Impastato su internet sono “Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino, è stato un giornalista, conduttore radiofonico e attivista italiano, membro di Democrazia Proletaria e noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra, a seguito delle quali fu assassinato il 9 maggio 1978”. 

Ma se fossi stata chiamata a dover scrivere le prime cinque frasi per descrivere Peppino io lo avrei fatto in un modo diverso, a modo mio ed avrei speso qualche parola in più e lo avrei fatto con il testo di una canzone di Joan Baez, una delle artiste tanto amate da Peppino, insieme a Fabrizio De Andrè ed altri autori straordinari:

“Possa Dio benedirti e proteggerti sempre

Possano tutti i tuoi desideri diventare realtà

Possa tu sempre fare qualcosa per gli altri

E lasciare che gli altri facciano qualcosa per te.

Possa tu costruire una scala verso le stelle

E salirne ogni gradino

Possa tu restare per sempre giovane

Per sempre giovane per sempre giovane

Possa tu restare per sempre giovane.

Possa tu crescere per essere giusto

Possa tu crescere per essere sincero

Possa tu conoscere sempre la verità

E vedere le luci che ti circondano

Possa tu essere sempre coraggioso

Stare eretto e forte

E possa tu restare per sempre giovane

Per sempre giovane per sempre giovane

Possa tu restare per sempre giovane.

Possano le tue mani essere sempre occupate

Possa il tuo piede essere sempre svelto

Possa tu avere delle forti fondamenta

Quando soffiano i venti del cambiamento.

Possa il tuo cuore essere sempre gioioso

Possa la tua canzone essere sempre cantata

Possa tu restare per sempre giovane

Per sempre giovane per sempre giovane

Possa tu restare per sempre giovane”

I desideri di Peppino non sono diventati realtà, non ne ha avuto il tempo. Peppino ha fatto molto per gli altri ma gli altri non hanno saputo fare qualcosa per lui. Peppino è rimasto per sempre giovane perché lo hanno ammazzato a soli trent’anni. Il testo della canzone “Forever Young” sembra parlare di lui, incredibilmente. Sincerità, verità, coraggio, forza erano tutte qualità che facevano di Peppino “un antesignano di tutto” come scriveva Roberto Galullo de “Il sole 24 ore”, un uomo che ci ha fatto respirare i venti del cambiamento, che ha costruito forti fondamenta su cui poggiare ogni pensiero libero. 

“Qui non siamo a Parigi, non siamo a Berkeley, non siamo a Woodstock e nemmeno all’isola di Wight. Qui siamo a Cinisi, in Sicilia, dove non aspettano altro che il nostro disimpegno, il rientro nella vita privata. Ma non voglio fare tutto da solo, bisogna che ognuno di noi ritorni al lavoro che ha sempre fatto, cioè informare, dire la verità e la verità bisogna dirla anche sulle proprie insufficienze sui propri limiti” gridava con la sua voce potente per spronarci nell’unico vero ed utile attacco al marcio, al potere ed alla sconsideratezza, ledere l’onorabilità di quella parte di popolazione assuefatta al male ed all’orrore.

Peppino aveva ben compreso, già da subito, che per combattere occorre partire dall’enorme valore della bellezza.

Figura poliedrica, attivista della sinistra, nel 1965, a soli 17 anni, fonda il giornalino “L’idea socialista” e aderisce al PSIUP (partito socialista italiano di unità proletaria), nel 1967 partecipa alla Marcia della protesta e della pace organizzata da Danilo Dolci, il sociologo e poeta che praticava la non violenza, dal 1968 in poi milita nei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e Cultura” che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro), dibattiti sull’ambiente, sull’emancipazione femminile, contro il nucleare, coinvolgendo anche le donne di Cinisi (gesto molto forte e trasgressivo pensando alla Sicilia negli anni Sessanta). Nel 1977 fonda “Radio Aut”, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era “Onda pazza” trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici. 

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