Intervista a Marilù Oliva

Marilù Oliva, nata a Bologna, è scrittrice, saggista e docente di lettere. 

L’Odissea. Raccontata da Circe, Penelope, Calipso e le altre” (Solferino, 2020) è il suo undicesimo romanzo. Si tratta di un lavoro di riscrittura del celebre poema omerico, fedele al testo originario, ma narrato dal punto di vista delle donne che si imbatterono nell’eroe.

Con HarperCollins ha pubblicato due thriller, il primo è “Le spose sepolte” (2018, diritti acquisiti per una serie TV), che ha inaugurato la saga della poliziotta Micol Medici, connotata da una mente scientifica e razionale ma dotata di un talento: di notte fa dei sogni, cui lei dà una spiegazione logica, che le rivelano dettagli preziosi per le indagini. Nel 2019 è uscito “Musica sull’abisso“, seconda avventura di Micol (ogni libro è autoconclusivo, quindi si possono anche non leggere in successione).

L’autrice ha scritto in precedenza romanzi a sfondo giallo e noir, indagando sui lati oscuri della nostra società e sulle categorie più esposte, da lei definitive “non protette”. In particolare la Trilogia della Guerrera (“Tu la pagaràs“, “Fuego” e “Mala Suerte“) e la Trilogia del Tempo, più letteraria, (“Le Sultane“, “Lo Zoo” e “Questo libro non esiste“, che ha vinto il Premio dei Lettori Scerbanenco), tutti usciti con Elliot.

Ha scritto un romanzo per ragazzi, “La Squola” (LiberAria).

Come saggista ha prodotto ricerche storiche sul Secondo Novecento, biografie intellettuali (ad esempio una su Grazia Deledda) e un volume, edito da Clueb, dedicato allo scrittore da lei più amato: “Cent’anni di Marquez, Cent’anni di mondo“.

Nel 2019 ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi in corso di adozione nelle scuole superiori.

Da sempre si occupa di questioni di genere e di attualità, ha realizzato inoltre due antologie patrocinate da Telefono Rosa.

Collabora con diverse riviste, tra cui MicroMega ed Huffington Post, ed è caporedattrice del blog letterario da lei fondato: Libroguerriero.

Marilù Oliva, immagine di Claudia Spaziani

Iniziamo con una domanda intima e personale… Anche lei, come me, è innamorata di “Ulisse”?

Quando sono partita come lettrice e professoressa, ovvero quando presentavo ai miei studenti l’opera, mi ponevo in una posizione critica rispetto a un eroe che senza dubbio presenta dei punti anche di biasimo, come ad esempio il suo comportamento non irreprensibile di marito o la sua ferocia di guerriero (non dimentichiamo che – durante la guerra di Troia – Ulisse ha mostrato in diversi frangenti comportamenti senza pietà). Invece, approfondendo la sua figura, proprio in funzione della mia riscrittura, l’”Odissea raccontata da Penelope, Calipso, Circe e le altre”, ho riscoperto le sue fragilità, la sua grandezza, la sua immensa pazienza, il suo attaccamento alla condizione umana, il sincero rispetto per gli altri. Oltre al conosciuto polimorfismo, che lo caratterizza: il talento di mutare a seconda delle circostanze e delle necessità. Tutte queste doti non potevano non affascinarmi.

Lei ha avuto la magnifica idea di presentarci l’Odissea in chiave femminile, attraverso il percorso delle donne che hanno amato Odisseo-Ulisse, in un modo o nell’altro. Cosa ha ispirato questa Sua intuizione? Quali ragioni l’hanno spinta a narrare l’Odissea sotto questa angolatura?

Ci tengo a precisare che tutto ciò che il lettore trova scritto nella mia Odissea arriva da Omero, di cui il mio libro è riscrittura fedele. Ho aggiunto soltanto qualche episodio mitologico, ma perfino i dettagli (cibi, vesti, piante) sono originali. Perfino dal punto di vista strutturale mi sono attenuta all’impalcatura greca, e questo è forse il motivo per cui è stato molto adottato nelle scuole. L’ispirazione mi è venuta a forza di ristudiare l’Odissea coi miei allievi: mi rendevo conto della presenza di queste donne rivoluzionarie, già protagoniste silent e un po’ insabbiate. Era come se fossero rimaste nell’ombra, in una sorta di sottobosco che le imprigionava. Il mio lavoro è stato proprio questo: prenderle per mano tutte – dalla più potente regina alla più ignorata schiava – e tentare di farle uscire dall’ombra.

Quali aspetti secondo Lei vengono messi in luce di Odisseo leggendo questo libro?

Oltre a quelli di cui parlavo sopra – la fragilità, l’umanità, il rispetto – qui ce n’è uno nuovo: la sua condizione di migrante e naufrago sballottato per i mari, in balìa dei capricci degli dei e, spesso, delle leggi dell’ospitalità messe in pratica o violate dalle persone/creature in cui si imbatterà.

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