La bellezza dell’arte e della musica nel dar voce alla cultura della legalità

Ed è ancora in tal senso che possiamo riferirci al tema della legalità quando, tralasciando il rispetto delle norme, nella sua dimensione più etica e morale, può essere connesso a comportamenti e atteggiamenti che, talvolta, pur non essendo illegali, rientrano sotto l’egida di quelli che, nella letteratura scientifica, sono stati definiti “meccanismi di disimpegno morale” dallo psicologo Albert Bandura: giustificazione morale, etichettamento eufemistico, confronto vantaggioso, dislocamento delle responsabilità, diffusione della responsabilità, distorsione delle conseguenze, deumanizzazione della vittima, colpevolizzazione della vittima. Si tratta di meccanismi utilizzati per giustificare a sè stessi la propria condotta e le proprie azioni in contrasto con la propria coscienza e che, quindi, consentono di agire in contrasto con il proprio codice morale. Comportamenti e atteggiamenti che si riferiscono alla vita quotidiana di ogni individuo quando, ad esempio, si minimizza rispetto alla commissione di una determinata azione solo perché tutti si comportano allo stesso modo (ad es. “Non raccolgo il fazzoletto che mi è caduto in terra perché tanto nessuno raccoglie il proprio” – diffusione della responsabilità).

La promozione della legalità passa certamente attraverso l’educazione e la trasmissione di valori in un processo continuo di cambiamento culturale. Questo è possibile, ad esempio, attivando percorsi che possano portare soprattutto i più giovani a mettersi nei panni degli altri e, in particolare, delle “vittime” (qui intese non solo quali vittime di fatti illeciti) per poter contrastare l’automatismo che, troppo spesso, porta a mettere in atto i suddetti meccanismi di giustificazione e disimpegno morale. 

La diffusione della cultura, qualunque essa sia, non deve limitarsi ad essere nozionistica. Anche le espressioni artistiche e la musica possono contribuire a una cultura più attenta alle emozioni e al vissuto altrui, nonché ad un approccio empatico che possa fungere da impulso per la costruzione di una società migliore. La sensibilizzazione culturale, inoltre, passa anche attraverso la memoria. Ed è anche per tale ragione che non possiamo e non dobbiamo dimenticare chi ha scelto di abbracciare nuovi orizzonti. Mi piace immaginare che, proprio attraverso iniziative quali la costituzione del gruppo “Musica e cultura”, con il fine di svolgere attività culturali (cineforum, teatro, musica, ecc.), Peppino Impastato abbia voluto innescare un cammino verso la “bellezza” dell’arte e della musica, espressione di una sensibilità che riesce a toccare l’animo più profondo di ogni singolo. 

Nel corso degli ultimi decenni si sono moltiplicate le iniziative artistiche, dal cinema al teatro alla musica, intraprese per la diffusione di una cultura della legalità e per denunciare crimini e violenze. Penso ad Ermal Meta che, con il suo brano “Vietato morire”, ha dato voce alle violenze domestiche che ancora troppo spesso molte vittime subiscono in nome di un amore che amore non è. Come lui, sono moltissimi gli artisti, italiani e stranieri, che si sono impegnati su aspetti strettamente connessi al tema della legalità. 

Quel che accade anche quando le parole in musica danno voce a quei principi e valori che hanno ispirato tante donne e tanti uomini di coraggio e, allo stesso tempo, tante donne e tanti uomini che, senza essere eroi, con piccoli passi possono realizzare il cambiamento e dar vita a “La rivoluzione dell’onestà” quella rivoluzione di cui ci parla il cantautore Davide Mottola, dove “la rivoluzione non è la scommessa del silenzio…è l’attimo breve di ogni giorno”.

Forse fuori contesto, o forse perché alcuni aspetti ci riportano a questioni che in qualche modo hanno comunque a che fare con la legalità, penso al brano “Cielo aperto”, che la giovanissima cantautrice Ale Ciccariello, di appena 16 anni, con estrema sensibilità ha scritto e cantato durante un famoso Talent Show andato in onda pochi giorni fa. Quel che mi ha davvero colpito è stata la profonda sensibilità manifestata, attraverso le parole e l’intensità della sua voce, ma soprattutto la motivazione che l’ha spinta a immedesimarsi nel vissuto di qualcuno che è così distante da lei, per cultura, per provenienza. La cultura della legalità ci porta verso la cultura del rispetto per l’“altro”. 

Il cammino intrapreso da Peppino Impastato non solo ci dà la misura del coraggio e della scelta di assumersi la responsabilità di un cambiamento possibile, ma ci ha regalato una immagine di un uomo, forte e sensibile, che ha scelto di diffondere il suo pensiero politico, i suoi valori, il suo credo, le sue speranze, anche attraverso la bellezza dell’arte in tutte le sue manifestazioni.

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