Tutti insieme appassionatamente

PEPPINO IMPASTATO, RAMPANTE BARONE.

MATTEO MAMMUCARI

Scrittore, cantautore e sceneggiatore di fumetti

La disobbedienza acquista un senso solo quando diventa una disciplina morale più ardua e rigorosa di quella a cui ci si ribella

Queste parole scelte da Italo Calvino per presentare Il barone rampante, uno dei suoi romanzi più celebri, oggi suonano più incendiare che mai. 

Viviamo giorni paradossali in cui scopriamo di essere accerchiati: audaci internauti che sventano quotidianamente segretissimi complotti mondiali con i loro telefoni, presunte “dittature sanitarie” denunciate da individui che al contempo rimpiangono quelle militari, trionfali collegamenti internet grazie ai quali scoprire – al prezzo di un clic del mouse – la Verità che ci è stata proditoriamente tenuta nascosta dai poteri forti. Le rivoluzioni, insomma, oggi si fanno dal divano.

Questi ribelli contemporanei che si moltiplicano appellandosi alla “disobbedienza civile” non hanno, probabilmente, mai temuto ripercussioni a causa delle loro incredibili rivelazioni, né tantomeno – e per fortuna! – subito reali minacce. 

E allora ecco che la figura di Peppino Impastato, oggi, può essere letta sotto una luce inedita, aiutarci a ridare sostanza e dignità alle parole utilizzate spesso con estrema superficialità. 

Perché la disobbedienza è una cosa seria.

Se per parlare di Peppino Impastato tiriamo in ballo Il barone rampante non è per capriccio. Innanzi tutto decodificare la realtà attraverso l’Arte era alla base del suo impegno politico, e acquista ancora più valore farlo in tempi in cui gente che amministra lo Stato tiene a ricordarci che “con l’Arte non si mangia” o che gli artisti servono perché “ci fanno divertire”.

In secondo luogo, le assonanze non sono affatto poche. Cosimo, il protagonista del romanzo, si ribella al mondo che suo padre vorrebbe imporgli, sale sugli alberi e giura di non scendere più; Peppino allo stesso modo, prese le distanze dal corrotto ambiente paterno, per poi spiccare il volo e inseguire con tenacia un mondo che somigliasse il più possibile al mondo che lui avrebbe voluto. E se inizialmente le stranezze di entrambi vengono accolte come capricci passeggeri da far passare in fretta, la loro tenacia e la loro determinazione avrebbero sbugiardato tutti quanti. 

La passione per i libri di Cosimo contagia un feroce brigante che perde interesse per il malaffare perché ormai troppo impegnato a leggere (tanto da attirarsi la vendetta dei suoi picciotti); allo stesso modo Peppino credeva che l’Arte fosse la strada maestra per bonificare la palude nella quale affondava il suo paese, tanto da fondare nel 1976 il circolo culturale “Musica e cultura”, prima di alzare il tiro e sfidare il potere con la ormai celebre Radio Aut.

A raccontarci le gesta di Cosimo, fino all’ultimo dei suoi giorni, è il fratello minore Biagio, che avrà bisogno di tempo per capire appieno quella scelta così irrevocabile; a raccontarci la storia di Peppino sarà il fratello minore Giovanni e sua madre Felicia Bartolotta che, dopo l’assassinio di Peppino, ne raccoglieranno l’eredità combattendo indomiti per riabilitarne il nome, prima, e proseguire la sua battaglia, poi.

Ma, tra tutte le cose che Cosimo e Peppino hanno in comune, la più forte resta una: l’ostinazione. Sì, l’ostinazione con cui i due si sono sempre rifiutati di scendere dall’albero che s’erano scelti – soprattutto considerando quanto gli sarebbe convenuto – è il fondamento della loro lotta, del loro respirare. 

Avevano una disciplina morale più ardua e rigorosa di quella di chiunque altro, e non sarebbero bastati gli sguardi sbigottiti o le percosse a piegarli, perché, alla base di tutto, avevano una visione che non dobbiamo dimenticare: loro non erano ribelli, e non stavano disobbedendo.

Cosimo e Peppino erano fedeli fino al midollo alle regole in cui credevano, quelle della libertà e della bellezza. I sovversivi, semmai, erano gli altri, gli ipocriti e i corrotti che cercavano di piegare il mondo alla propria miseria; eppure, se oggi siamo qui, significa che in fondo ancora non ci sono riusciti, e questo in larga parte lo dobbiamo a tutti i baroni rampanti che continuano a tenersi saldi alla loro ostinata coerenza.

Però, se a questo punto sentiamo proprio il bisogno di separare i due cammini e marcare una differenza sostanziale tra Cosimo e Peppino, allora io scelgo questa: la storia di Cosimo è una vita scritta nelle pagine, la vita di Peppino è una pagina scritta della nostra Storia, respiro dopo respiro.

http://www.ukizero.com/author/matteo-mammucari/

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