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LA MUSICA PUO’ ‘DISARMARE’…. IL DIRITTO ALLA BELLEZZA.

FRANCESCO BELLIA

Musicista, compositore

Per me la musica è vita e la vita è musica. Sono cresciuto in una famiglia di artisti. 

Da sempre ho saputo che questo sarebbe stata la mia professione: mia mamma Vittoria amava cantare, mio padre Luciano suonava il pianoforte e mio nonno Carmelo era un maestro compositore. Devo a loro l’amore per la musica. Da piccolo il pianoforte era il mio giocattolo preferito. Posso dire che è’ fa parte del mio dna. I miei genitori mi hanno sempre aiutato a credere in questo  sogno, lo stesso di mio fratello Giorgio, anch’esso musicista professionista.

Amo la musica profondamente, mi emoziona ascoltarla, mi emoziono suonando. Sono emozioni che trovo difficile descrivere con le parole, sono intimamente connesse e ognuno di noi le vive a modo proprio. La musica rispecchia e accompagna i nostri stati d’animo.

La musica ha un grande potere. Attraverso la musica si possono lanciare messaggi con un linguaggio universale.

Di pace, d’amore ma anche di lotta contro le ingiustizie sociali e politiche, con l’obiettivo di tutelare i diritti  umani, la dignità umana.

Credo sia molto importante diffondere e promuovere la cultura della legalità. In tal senso, sono molte le  iniziative  culturali  legate al mondo dello spettacolo e degli artisti che operano in tutto il mondo. Esse rafforzano una coscienza critica e civile come strumento di conoscenza del  fenomeno mafioso.

Occorre andare nelle scuole, parlare con i ragazzi, coinvolgerli in  attività culturali e musicali, soprattutto quelli ‘a rischio’ che appartengono a sacche di povertà e delinquenza.

Perché con la musica trovano un senso alla vita, un riscatto sociale e, spesso, una professione.

Grazie ad essa e all’arte in generale, si possono valorizzare ricchezze e potenzialità comunque presenti negli esseri umani. Qualità e bellezze primarie in grado di produrre desiderio di trasformazione, di attivare relazioni: elementi di qualità della vita da lanciare dove questa va ricostruita, nei territori marginali e contigui alla normalità.

A volte, la musica fa accadere anche dei miracoli. Penso a quello che riuscì a creare José Antonio Abreu nel 1975 a Caracas con ‘Sistema’. L’esempio di questa scuola è stato esportato in ogni parte del Venezuela e poi in tutto il mondo. I bambini iniziano a giocare con le note ad appena due anni!  Sono convinto che modelli artistici, educativi e sociali come questo, siano un esempio  valido da copiare e diffondere in modo capillare sul territorio. 

www.francescobellia.it

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