Cause ed effetti della Brexit. Il fenomeno dell’euroscetticismo e la possibile uscita dell’Italia dall’UE

Il 23 Giugno 2016, il risultato di uno storico referendum ha confermato la volontà del popolo britannico di mettere fine alla propria appartenenza all’UE. Un lungo cammino negoziale ha portato il Regno Unito e l’UE, quasi quattro anni più tardi, alla firma di un Accordo di Recesso, che ha gettato le basi per le possibili relazioni future tra le due parti. La fase odierna del processo di separazione è caratterizzata dall’imminente fine del periodo transitorio stabilito dall’accordo in vigore, durante il quale le due parti stanno cercando di concludere un trattato che regoli le loro relazioni politiche e commerciali in maniera permanente.

L’Accordo di Recesso, entrato in vigore alle ore 23 del 31 gennaio 2020, è stato negoziato con il fine di garantire certezza giuridica in tutte le aree che potrebbero provocare disordini o  tensioni. Le disposizioni più rilevanti includono la gestione dei confini e altre aree sensibili come la riscossione delle somme finanziarie dovute dal Regno Unito per la sua partecipazione all’UE, i diritti dei cittadini residenti e la questione legata alla competenza della Corte di Giustizia dell’UE nella risoluzione delle dispute giuridiche. Il 1 Febbraio 2020, giorno in cui il Regno Unito é diventato a tutti gli effetti un Paese terzo, è iniziato un periodo transitorio della durata di undici mesi durante il quale esso continuerà a far parte dell’Unione Doganale e del Mercato Unico e la giurisdizione dell’UE continuerà a vigere nel suo territorio. A partire dall’entrata in vigore dell’Accordo di Recesso, avendo perduto i privilegi di Paese Membro, il Regno Unito non siede più ai tavoli delle riunioni ufficiali, non partecipa ai processi legislativi e non è più rappresentato al Parlamento Europeo. L’appartenenza del Regno Unito al Mercato Unico e all’Unione Doganale durante il periodo transitorio è stata decisa per permettere alle merci già in transito di arrivare alla propria destinazione finale e per dare modo a imprese e autorità pubbliche di adattare processi produttivi e procedimenti amministrativi in maniera meno traumatica. Al termine del periodo di transizione il Regno Unito avrà il suo proprio tariffario doganale che andrà applicato ai beni originari di Paesi terzi e destinati al mercato del Regno Unito. Con l’eccezione che, se un prodotto ufficialmente destinato al mercato dell’Irlanda del Nord venga in realtà considerato dalle autorità di controllo come destinato al mercato dell’UE, le tariffe doganali in vigore nell’UE verrebbero applicate.

In seguito alla Brexit, i 499 km che separano la Repubblica d’Irlanda dall’Irlanda del Nord costituiscono l’unica porzione di confine terrestre tra il Regno Unito e l’UE. Il confine irlandese è una questione delicata a causa delle sensibilità storiche e sociali che attraversano l’isola. Gli accordi di pace che misero fine alla lotta armata tra unionisti e repubblicani, firmati nel 1998 da Repubblica d’Irlanda e Regno Unito, includono la rimozione di ogni segno visibile di confine tra i due territori. Il timore è che qualsiasi tipo di infrastruttura, come telecamere o posti di frontiera, possa diventare un obiettivo e generare instabilità politica. In base al Protocollo sull’Irlanda del Nord negoziato dal Primo Ministro Boris Johnson, l’Irlanda del Nord continuerà a rispettare le norme in vigore nell’UE sugli standard e la qualità dei prodotti. Questo non renderà necessari i controlli sulle merci che viaggiano dall’Irlanda del Nord (territorio non-UE) alla Repubblica d’Irlanda (territorio dell’UE). Il protocollo dovrebbe entrare in vigore il 1 gennaio 2021 e fino ad allora le relazioni commerciali con l’UE rimarranno invariate. Il Protocollo sull’Irlanda del Nord resterà in vigore per quattro anni e, nel momento in cui l’UE e il Regno Unito raggiungeranno un accordo permanente sul futuro delle loro relazioni politiche e commerciali, dovranno indicare le nuove regole.

Nella sua nuova condizione di Paese terzo, il Regno Unito non potrà più beneficiare degli accordi commerciali conclusi dall’UE con più di 20 paesi e blocchi regionali extra europei e ha iniziato i negoziati per la conclusione di nuovi accordi con i propri partner commerciali. Il 22 gennaio 2020, Boris Johnson ha dichiarato che il negoziato per il futuro accordo con gli Stati Uniti d’America, un partner chiave del suo Paese, sarebbe cominciato a breve, ma la sconfitta subita da Donald Trump nelle recenti elezioni politiche americane indebolisce la posizione del Governo britannico, il quale a settembre di quest’anno ha depositato in parlamento un controverso disegno di legge (Internal Market Bill) volto a regolare le relazioni commerciali tra i quattro stati che compongono il Regno Unito (Galles, Inghilterra, Irlanda del Nord e Scozia). Fonti del Governo scozzese affermano che il disegno di legge incide chiaramente su una serie di settori di competenza locale e anche il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord ha rivelato preoccupazione per impatto che l’entrata in vigore della nuova norma avrebbe sullo stato di diritto e sulla tenuta degli accordi di pace. L’iniziativa, che ristabilisce procedure di frontiera in flagrante violazione dell’Accordo di Recesso, è stata aspramente criticata dall’UE. Durante la campagna per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America, il candidato democratico Joe Biden ha dichiarato che ogni iniziativa unilaterale che metta in pericolo la tenuta degli accordi di pace costituirà un ostacolo insormontabile per la firma di un accordo commerciale tra il suo Paese e il Regno Unito. Il termine per raggiungere un accordo su un trattato bilaterale che regoli in maniera permanente le relazioni tra l’UE e il Regno Unito sta per scadere. Se un accordo non verrà trovato nelle prossime settimane, cioè prima della fine del periodo transitorio, le due parti dovranno basare i loro scambi commerciali sulle regole sancite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, meno favorevoli rispetto a quelle stabilite attraverso un possibile trattato bilaterale. I nodi cruciali oggetto della trattativa rimangono la questione della pesca e delle acque territoriali.