I semi di Gigi

Vi vorrei raccontare una storia che ha del surreale. Se non fosse legata a un evento concreto e anche molto, molto triste, com’è stata la morte di Gigi Proietti. Una secchiata di acqua gelata in faccia ci avrebbe colti meno di sorpresa della notizia di Gigi. Un annuncio come quello dello scorso 2 novembre ci ha lasciati immobili e increduli. “Ma come? Ma Gigi non era immortale?” Tutti i grandi si crede lo siano.

Ci siamo guardati col mio compagno e ci è voluto un silenzioso istante per capire che dovevamo rendergli omaggio. Con quello che sappiamo fare: scrivere e comporre. In un’ora la canzone “l’urtimo romano” era pronta; la sera arrangiata. E poi è successo l’inaspettato. Come in un circolo virtuoso si è innescato un passaparola, nato da Francesca Nunzi, allieva di Gigi e mia amica, che ha inviato la canzone ad altri allievi: Nadia Rinaldi per prima. La avevo vista la mattina in un video piangere per Gigi e mi aveva commossa tanto. Le avevo anche lasciato un messaggio sotto quel video, non conoscendola ancora. Ma, bella lei, generosa e con uno slancio che solo le persone molto sensibili hanno, ha detto di sì a Francesca: avrebbe cantato la canzone. E poi Fulvia, Fulvia Lorenzetti, piena di tenerissimi complimenti nei nostri confronti. E Marco Simeoli e Patrizia Loreti e Concetta Ascrizzi, e Stefano Ambrogi (il mio carissimo Stefano!) e Gianfranco Teodoro e Stefania Calandra (che ormai mi sembra di conoscere per quanto abbiamo parlato e per quanto l’ho sentita vicina) e Pietro de Silva e Alberto Patelli e il grande M° Piero Pintucci, che già conosco da qualche anno, ma che ha dimostrato una generosità non comune nell’accettare di cantare una canzone scritta da noi.

Insomma Gigi: hai fatto tu tutto questo, vero?

A me sembra di sì, perché quando uno è così grande, come sei tu, lascia una scia di energia positiva, semi di bellezza, ricordi che germogliano, voglia di continuare a seguire i suoi passi.

Gigi, grazie eh, d’avermi fatto conoscere e collaborare con gente tanto bella. 

Mò però nun fa che nun continui a dicce all’orecchio “daje, continuate così che annate bene!”