Intervista a Diego Protani

Conosciamo il nostro ospite, Diego Protani, con un suo piccolo racconto di sé.

Mi chiamo Diego Protani, mi sento un giovane 41enne. Sono nato a Roma ma vivo a Ceccano in provincia di Frosinone.

Ho iniziato il mio lavoro per hobby, per fare qualcosa di diverso poiché in un paese non ci sono tanti modi per divertirsi. Inutile nasconderlo, non vivo in una metropoli e le occasioni sono minori per passare il tempo.

Da hobby è diventato un lavoro, ho fatto radio e tv locali e tuttora collaboro con il quotidiano L’inchiesta e con il sito www.unoetre.it.

Grazie al mio editore Lello Lucignano sono diventato uno scrittore poiché la sua Lfa Publisher ha pubblicato già due miei libri, Sulle labbra del tempo con Viviana Vacca e l’ultimo Sunshine i colori della musica. Con Sulle labbra del tempo io e Viviana Vacca abbiamo vinto l’ottavo premio nazionale di storia contemporanea Luigi di Rosa.

Parto sempre dalla musica, dal cinema, dalle varie arti per parlare poi di società, storia e politica.

Nonostante il momento difficile per la cultura non mi sono fermato, dobbiamo anche farci trovare preparati per quando, speriamo quanto prima, il tutto ripartirà.

Innanzitutto: come sei giunto a pensare di imbarcarti in un’impresa di questo genere? Cosa ti ha fatto scattare la ‘molla’ creativa?

La molla mi è scattata leggendo vari libri su questi argomenti. Erano presenti mille verità. A volte opposte. L’unica verità potevano dirla loro, gli artisti. E gli ho ceduto la parola, mettendomi di lato e non avendo un ruolo da protagonista.

Molto toccante e sincera l’introduzione al libro di Bila Copellini, primo e grande batterista dei Nomadi degli anni ’60. Perché hai pensato a lui per questo e, visto che sei giovane e negli anni sessanta non hai vissuto il movimento, cosa ti ha spinto ad innamorarti di questa musica e di quegli ideali?

Perché i Nomadi, quelli di Bila e Augusto, hanno rappresentato la rivoluzione musicale e sociale degli anni 60. Non è un caso che i ragazzi di ora conoscono ancora le loro canzoni, pensiamo a Dio è morto oppure a Noi non ci saremo. I Nomadi sono stati la band più rivoluzionaria in Italia. Qualcuno li ha paragonati ai Grateful Dead ma penso che abbiano avuto un ruolo ancora maggiore della band di Jerry Garcia. In Italia è più complicato stravolgere delle cose, I Nomadi ci sono riusciti.

Come pensi sia cambiata l’Italia, ma non solo, diciamo il mondo da quegli anni sessanta rivoluzionari ad oggi? Se molte cose non sono cambiate, oppure sono addirittura peggiorate, vuol per caso stare a significare che tutto quanto sia andato perduto?

No, non è andato perduto nulla. Va soltanto riscoperto un senso civico e riletta quella storia. In questi decenni ci siamo scordati dei diritti che abbiamo conquistato a volte anche con il sangue perché li abbiamo dati per scontati. Facendo così li rischiamo di perdere. Bisogna essere partigiani, in versione moderna, ma sempre partigiani. Odio chi non parteggia, Odio gli indifferenti come affermava Gramsci.

È stata dura rintracciare tutti questi personaggi e convincerli a darti seguito per il tuo progetto?

No anzi è stato piacevole, un bel divertimento. Non ho fatto molta fatica e ammetto che sono stato molto felice perché mi appagava questa ricerca. Poi dovevo nel frattempo anche riascoltare questi album e molti li ho ritrovati in quei giorni.

Elencami 3 dei personaggi intervistati che con le loro risposte o una in particolare, ti abbiano del tutto sorpreso e magari lasciato inebetito… 

Antoine sicuramente. Poi Miller Anderson che fece parte anche della Keef Hartley Band e Dave Lambert degli Strawbs. Quella band mi ha sempre stupito, conosco quasi tutto il repertorio e Burning for you del 1977 lo reputo uno dei dischi fondamentali di quel decennio.  Heartbreaker scritta proprio da lui per me rimane un capolavoro. Eppure per molti non è uno dei dischi fondamentali della band. Forse perché essendo già il 77 non è un album propriamente prog, tutt’altro. Ed i fans si sa sono affezionati ai loro primi dischi. Ma ognuno ha un suo parere e va rispettato.

Nelle tantissime belle risposte alle tue domande ce ne sono alcune che colpiscono molto. Ad esempio: sono un grandissimo estimatore di Jim Croce, del quale nei ’70 acquistai tutti i suoi dischi, e mi è piaciuto tantissimo il ricordo di lui da parte di Patti Dalhstrom. Ecco, io che mi reputo un appassionato di ‘storia musicale’ risposte di quel genere sono per me linfa vitale. Non pensi che ogni artista abbia il dovere di scrivere almeno un libro e raccontare la sua vita artistica? 

Si sarebbe una bella cosa, ma anche difficile. Un’autobiografia è un po’ come confessarsi. E’ intima, personale e molti non vogliono esporsi o hanno pudore.
Dall’esterno possiamo dire che sarebbe bello, ma è troppo personale. E’ una responsabilità e bisogna essere pronti davvero.

Sei riuscito a scovare personaggi interessantissimi che, soprattutto qui in Italia, non si leggevano da tempo. Sono stati tutti abbastanza disponibili? Qual è quello che ti ha fatto ‘penare’ di più e perché?

Tutti disponibili e molto cordiali. Non ho penato con nessuno, anche perché hanno capito subito che ognuno di loro avrebbe avuto un ruolo da protagonista. Nessuno è una comparsa e nessuno è in seconda fila. L’unico in disparte sono stato io, mi sono limitato a fare domande senza trarre nessuna considerazione personale.

Secondo te, come cantava Neil Young, rock’n’roll never die ?

Il rock è come una fenice, si rigenera dalle sue stesse ceneri. Poi è molto vario quindi ha molte occasioni per rinascere. Anche oggi ci sono giovani rocker validi, se daranno spazio al loro cuore e ai loro sentimenti rimarranno sulla breccia per molto. Un nome su tutti Dustin Lynch un fenomenale cantautore di Country Rock.

Quindi alla faccia di tutto, possiamo affermare, ancora una volta, che… The Beat Goes On ?

Assolutamente si. E chi lo ferma? Però dobbiamo metterci del nostro e trasmetterlo il più possibile. Io nel mio piccolo ci provo. Certo l’assenza di radio libere nei modi e nei fatti è un problema, un problema che le radio web hanno però cercato di superare. La tecnologia può darci una mano. 

Concludiamo – purtroppo – con l’inevitabile domanda sulla attuale situazione mondiale con il Covid: il tuo parere su cosa ci aspetta e cosa ne pensi sulla circostanza in generale…

Non so, mi lascia perplesso il modo di gestire alcune situazioni. Si sente parlare di monopattini, congiunti, banchi con le rotelle o troviamo in tv una sfilza di medici che ha davvero stancato. Anche perché sembra che ognuno di loro cerchi un attimo di popolarità prima che il dramma finisca. Bene, anzi male, c’è il Covid: Lo sappiamo tutti ma bisogna continuare a vivere.  Questo monopolio della tematica lo vedo come un volerci convincere. Ma noi ripeto lo sappiamo già, non serve questo indottrinamento.