Intervista a Valeria Fedeli

Dopo il lavoro di educatrice in una scuola d’infanzia come dipendente del Comune di Milano, Valeria Fedeli intraprende l’esperienza sindacale con diversi incarichi nelle segreterie della CGIL e della sua struttura (FLELS, SLC, FILTEA, FILCTEM) sia a livello nazionale sia europeo, dove diventa vice presidente della nuova federazione europea dell’industria (EIWF, che unisce tessili, chimici e meccanici). 

Partecipa concretamente alla costruzione di politiche industriali per la competitività e l’internazionalizzazione del sistema produttivo della moda italiana, sedendo al Tavolo per lo sviluppo del Made in Italy del Ministero dello Sviluppo economico durante il primo Governo Prodi. 

Nel 2012 assume il ruolo di vice presidente nazionale di Federconsumatori, carica mantenuta fino alla candidatura a senatrice nelle elezioni politiche del 2013, come capolista in Toscana per il Partito Democratico. Nello stesso anno diventata Vice Presidente Vicaria del Senato e a dicembre 2016 entra nella squadra del Governo Gentiloni come Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Con le elezioni del 4 marzo 2018 viene confermata Senatrice del Partito Democratico e partecipa come componente della Commissione sulle Politiche dell’Unione Europea (14ª). 

Dal 29 luglio 2020 fa parte della Commissione Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale. E’ inoltre componente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani; della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, nata su iniziativa della Senatrice a vita Liliana Segre; della Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti accaduti presso la comunità “Il Forteto”; del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Shengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.

È, inoltre, capogruppo PD in Commissione di Vigilanza Rai.

Senatrice, lei viene definita come una sindacalista pragmatica con un forte ideale della visione del riformismo coniugato con l’impegno concreto nell’ottenere risultati per lavoratrici e lavoratori, che la vede impegnata ad elaborare proposte per il lavoro, visto come indissolubilmente legato a educazione e innovazione. Inoltre, il contrasto a ogni forma di violenza, a partire da quella contro le donne, e l’impegno per l’uguaglianza, la parità, la condivisione e i diritti umani sono temi a cui tiene particolarmente. Ringraziandola per la sua disponibilità ed attenzione, partiamo da questo entrando nel merito dell’attualità.

Il Covid-19 è una pandemia a forte connotazione sociale che colpisce i più deboli, rivelando interazioni sociali e ambientali importanti con l’evoluzione sanitaria. Assistiamo sempre di più a situazioni di disagio di strati crescenti della popolazione, allo scivolamento verso il basso del ceto medio e all’aumento delle diseguaglianze.  Quali sono le sue idee a riguardo e le eventuali proposte in campo?

Il Covid 19 colpisce tutti ma espone una parte delle lavoratrici e dei lavoratori, i giovani e le donne (che non sono una categoria fragile ma la metà della popolazione) a conseguenze più gravose. L’emergenza sanitaria approfondisce le disuguaglianze che già attraversano la nostra società e che quindi vanno affrontate non in una logica emergenziale ma strutturale. Ecco perché, con diversi atti – dalla mozione per un piano straordinario per l’occupazione femminile al parere di cui sono stata relatrice in commissione lavoro sul Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo, abbiamo individuato alcune azioni molto precise: dall’intervento a tutela dei salari e della produttività, alle misure contro il gender gap, per l’ampliamento e diffusione su tutto il territorio nazionale di infrastrutture sociali in particolare asili nido, alla proposta di attivare subito un osservatorio per la valutazione ex ante dell’impatto di genere di tutte le politiche pubbliche. La prima disuguaglianza da aggredire è quella di genere, perché attraversa tutte le altre. 

A causa dell’incrudimento e del persistere dell’emergenza sanitaria, secondo lei si stanno mettendo in campo misure adeguate a fronteggiare la crisi economica di aziende e micro-imprese, oltre che la perdita dei posti di lavoro? Ci sono già idee o progetti concreti anche sui fondi del Next Generation EU?

In questi mesi governo e Parlamento hanno lavorato per garantire il massimo ristoro possibile alle attività produttive, aziende e lavoratori che hanno subito e che continuano a subire delle perdite a causa delle chiusure. Le risorse del Next Generation Eu però, come si intuisce dal nome di questo strumento, devono servire anche e soprattutto a sostenere il rilancio della crescita, a gettare le basi di un futuro prossimo più sostenibile, equo, innovativo, paritario. Ecco perché penso che l’Italia debba utilizzare quei fondi in quest’ottica, per una nuova Europa della cura, dell’uguaglianza, della conoscenza, della sostenibilità, che protegga, sostenga, garantisca a tutte e tutti pari opportunità. La proposta di destinare al superamento delle disuguaglianze e dei diversi gap di genere almeno metà delle risorse del Next Generation Eu, nata dalla mobilitazione Hal of it e portata anche in Parlamento, è assolutamente strategica in questo senso visto che, peraltro, come ci dicono i numeri, le donne, soprattutto se giovani e madri, sono le più colpite sul fronte della perdita del posto di lavoro.