La bellezza salverà il mondo. Chi salverà la bellezza?

La cultura ha sempre avuto un ruolo strategico nei processi di sviluppo economico di un territorio e nelle politiche di inclusione sociale e di lotta all’emarginazione. 

Ruolo che si è indebolito con la crisi che stiamo vivendo da alcuni anni e che è stato ulteriormente intaccato dalla pandemia Covid.

I tagli alla spesa pubblica non hanno certo aiutato il sistema, proprio in un momento in cui una politica culturale adeguata avrebbe potuto rappresentare la risposta alla crisi economica.

Quali sono dunque le prospettive? Quali le possibili evoluzioni?

A inizio novembre, in occasione degli incontri in commissione Cultura per predisporre la candidatura di Torino a capitale europea 2033, Franco Bianchini – docente di Politiche culturali e cultural planning alla Leeds Beckett University, Inghilterra – si è così espresso: ‘Oggi e nei prossimi anni si deve considerare la pandemia, non solo a livello sanitario ma tutto ciò che ne consegue. C’è un rischio (a breve-medio termine) che si creino nuove povertà e una crisi sia sanitaria sia occupazionale. Ci saranno meno risorse culturali, poco accesso alla cultura,  riduzione degli spettacoli all’aperto e della vita notturna. Ciò porta a considerare la cultura e gli eventi a essere programmati in spazi sempre più piccoli, quasi a livello di quartiere. E con questo ci saranno opportunità per ristrutturare nuovi luoghi e spazi culturali.’

Personalmente, ne ho una visione alquanto sfocata.

Ciò che invece ho ben a fuoco è che non può esistere un FUTURO senza CULTURA.

Essa è da sempre motore di RINASCIMENTO.

Devono essere messe in atto sinergie tali da far rivivere questo prezioso patrimonio, fatto di gente e luoghi, per ridare VOCE e SPERANZA alla CULTURA e ALL’ARTE in ogni parte del mondo.

Scuole, biblioteche, cinema, teatri, sale da concerto e altri luoghi sono stati chiusi. Rinviati o annullati gli eventi musicali, sportivi,… nonostante l’osservanza della disciplina e delle buone norme di comportamento sarebbe stata pienamente rispettata. Interi comparti lavorativi sono stati messi in ginocchio.

Ma non è forse la cultura che da sempre ci mostra una luce nei momenti più bui? La cultura non è da considerarsi un bene primario? E ancora: esiste forse una cultura di serie A e un’altra di serie B?

Chi sarebbe disposto a vivere in un mondo senza arte, senza cinema, senza teatro, senza musica, senza libri? Sarebbe un mondo privo di BELLEZZA.

Se per la didattica si progetta già un futuro digitale, la ‘transizione digitale’ costituisce una possibilità evolutiva ma non tutti riconoscono nel web, nella dimensione virtuale la propria ‘pelle’. 

Lo scenario è ampio ed evidenzia chiaramente le sfide che attendono una generazione di nuovi artisti-imprenditori che non possono impostare una carriera sul solo streaming.

Quale futuro si prospetta dunque per le variegate forme della cultura, al di là di un sistema di aiuti che ne garantiscano la mera sopravvivenza?

Il 12 Novembre sul sito dei beni culturali è stata pubblicata la notizia che il MIBACT stanzierà 20 milioni di euro da destinare ad attori, cantanti, danzatori, musicisti e maestranze scritturati da teatri, orchestre e fondazioni lirico sinfoniche. https://www.beniculturali.it/…/spettacolo-franceschini…

Ad una prima analisi, ci sono  alcuni punti da chiarire ed approfondire perché, probabilmente, una larga fetta di lavoratori non potrebbe beneficiarne (vedi punto contratti/pre-contratti ecc…).

Come ha scritto Michele Gerace in un suo recente articolo, lo stanziamento di fondi, da solo, non può rappresentare una risposta a un momento di crisi se non è accompagnato da elementi che lasciano almeno intravedere la visione del ruolo che spetta alle istituzioni pubbliche e del modello di sostenibilità economica per artisti e operatori.

Questo settore è caratterizzato da molteplici forme di precariato – una delle questioni tanto cruciali quanto  irrisolte – e include molte categorie professionali, anelli di una stessa catena, che fanno parte del tessuto socio-economico nazionale. È un numero rilevante di persone che attende una risposta dalle istituzioni su come e quando poter ricominciare.

Ci sono professori d’orchestra, attori, comici, cabarettisti, danzatori, tecnici, cantanti, strumentisti solisti, direttori d’orchestra, registi, scenografi, costumisti, coreografi, danzatori, mimi, artisti circensi, artisti di strada, … Molti contratti non prevedono alcuna forma di indennizzo. Questo significa che questi lavoratori non hanno o avranno alcuna fonte di reddito.

Esiste inoltre una grande filiera associata a questi lavoratori. E sto parlando di una moltitudine di  fornitori: c’è chi si occupa  delle scenografie, chi dell’attrezzeria, chi dalla realizzazione dei costumi e degli accessori vari. Make-up artist e hair stylist. C’è chi fornisce il materiale elettrico ed elettronico. Ci sono. noleggiatori, trasportatori, facchini,  manutentori, grafici, pubblicitari, tipografi, impresari e agenti di rappresentanza,…

Quello che vorrei inoltre sottolineare è che tutti coloro che operano nel settore cultura svolgono un LAVORO al quale hanno sacrificato anni di studio, per il quale continuano ad aggiornarsi e sul quale hanno costruito il loro futuro e quello dei loro cari.

E RIBADISCO, LAVORO E NON HOBBY O PASSATEMPO OCCASIONALE!

Non considerarli NECESSARI in questo tragico momento significa creare un danno economico irreparabile per moltissime famiglie che irrimediabilmente si ripercuoterà sull’intera comunità.

Qualche tempo fa, sul muro di un palazzo ho letto, ormai semicancellata dall’azione degli agenti atmosferici, una frase tracciata da qualche irriducibile: lavora, consuma, muori.

Con grande rammarico, il primo passaggio di questo itinerario umano rischia, per una larga fetta di donne e di uomini, di essere stralciato: IL LAVORO.

Ed era il passaggio grazieal quale, in passato, quegli uomini e quelle donne si integravano nella società e grazie alle loro lotte conquistavano il diritto a una vita più degna.

L’art.3 della Costituzione declama: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ringrazio per la loro disponibilità e gentilezza nell’avermi dato il loro prezioso contributo/testimonianza:

Indice interventi

pag. 2 – MARGHERITA ANTONELLI

pag. 3 – CLAUDIO BATTA

pag. 4 – GIANCARLO BOZZO

pag. 5 – MAURIZIO CASTIGLIONI

pag. 6 – STEFANO CHIODAROLI

pag. 7 – BEPPE DE PALMA

pag. 8 – STEFANO DE PALMA

pag. 9 – ANDREA FRATELLINI

pag. 10 – CESARE GALLARINI

pag. 11 – LEONARDO MANERA

pag. 12 – RANZIE MENSAH

pag. 13 – MAX PIERIBONI

pag. 14 – MAX PISU

pag. 15 – SERGIO SGRILLI

pag. 16 – OSVALDO VERRI

Stefano Chiodaroli
Regia di Alessandro Cargnoni

Video recitato da Stefano Chiodaroli e liberamente tratto dal discorso di Oliver Cromwell, pronunciato alla Camera dei Comuni il 20 aprile 1653 in polemica con il Parlamento, creato dopo l’abbattimento della monarchia grazie all’opera dello stesso Cromwell.