‘Li denuncerò… domani.’

Voglio iniziare questo mio scritto con la tragica testimonianza di una donna che racconta, minuto dopo minuto, quello che sta subendo: una violenza di gruppo.

Una testimonianza agghiacciante, che non ha bisogno di parole per essere commentata, ma va solo ascoltata.

Una testimonianza di una donna straordinaria.

Un monologo portato coraggiosamente in teatro, in un’epoca dove di violenza sessuale si parlava molto poco.

Quella donna si chiamava FRANCA RAME, donna che ha sempre dato voce alle donne. Donna che ha sempre lottato per difendere le donne violentate, perché fossero sempre denunciati gli stupratori, ladri di ciò che non si può vedere: la dignità di un essere umano.

Franca Rame disse di essersi ispirata ad una storia letta su un quotidiano, ma in realtà era lei stessa ad aver subito uno stupro. La sera del 9 marzo del 1973, a Milano, cinque uomini la caricarono su un furgone, la torturano e la violentarono a turno. Uno stupro punitivo perpetrato da esponenti dell’estrema destra, per le sue idee politiche, per essere la compagna di Dario Fo. Nessuno di loro fu mai  arrestato, nonostante alla fine degli anni Ottanta fosse stato fatto il loro nome da Angelo Izzo e Biagio Pitarresi, elementi di spicco della destra milanese negli anni ’70. Ormai il reato era caduto in prescrizione. Una sconfitta per la Giustizia.

Franca Rame ha rotto il silenzio, imposto a quei tempi, sconfiggendo la violenza di quell’atto con la sua Arte.

“Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca. Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido… Torno a casa… torno a casa…

LI DENUNCERÒ… DOMANI”.

Da ‘Lo stupro.

Come aveva scritto Franca sul Fatto Quotidiano‘molto probabilmente in qualche parte d’Italia proprio ieri una, dieci, cento donne sono state violentate’.

Io dico che forse questo sta accadendo anche oggi, in ogni parte del mondo. E alla violenza subita, spesso seguono infiniti soprusi, gli stessi elencati nella presentazione del monologo ‘Lo stupro’, umiliazioni subite anche al momento della denuncia. Parole pronunciate da avvocati, medici, poliziotti, e trascritte nelle perizie: ‘Ma lei ha goduto? Ha raggiunto l’orgasmo? E quante volte?’.

Un calvario che le donne subiscono dopo lo stupro, anche in sede processuale. Un dolore incolmabile che per molte donne porta a dover affrontare lunghi percorsi psichiatrici e che per alcune si protrae nel tempo, fino a sfociare tragicamente nel suicidio.

Secondo i dati sulla violenza sulle donne, diffusi dal Dipartimento delle Pari Opportunità, durante il lockdown è stato registrato un aumento del 73% di chiamate al numero di emergenza 1522: quest’anno le telefonate hanno superato in soli 10 mesi i livelli degli anni precedenti!

La violenza sulle donne sta raggiungendo dimensioni preoccupanti, perché non comprende solo l’aggressione fisica ma include anche vessazioni psicologiche, minacce, violenze e persecuzioni di vario genere, fino a sfociare nella forma estrema e drammatica del femminicidio.

Sono moltissime le panchine rosse nei parchi e lungo le strade di molte città, pensate come simbolo di rifiuto della violenza nei confronti delle donne. Tracce di memoria permanenti e, al tempo stesso, di speranza.

Il 25 novembre è stata la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e sono state molte le iniziative e gli eventi organizzati per celebrarla.

Sul sito della UE, la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea ha celebrato questa importante Giornata  con un grande evento virtuale dal titolo ‘NEMMENO CON UN FIORE!’.

L’attore Neri Marcorè e il cantautore Edoardo De Angelis sono stati i protagonisti di questa serata straordinaria, fatta di note e di parole, che ha acceso i riflettori sul diritto di ogni donna a vivere libera e sicura e dove si è parlato dell’impegno dell’Unione Europea nella lotta alla violenza di genere. Antonio Parenti (Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea),  Dacia Maraini (scrittrice),  Daniela Brancati (giornalista e scrittrice), Alberto Laruccia (musicista)sono gli ospiti d’eccezione che, con i loro interventi, hanno arricchito ed impreziosito la trama e l’ordito del meraviglioso tessuto creato da Marcorè e De Angelis.

Nel suo intervento, Antonio Parenti ha riconfermato una forte volontà da parte dell’Unione Europea di sradicare questo flagello e per farlo occorrerebbe una rivoluzione culturale di tutta la società.

Il pieno inserimento del mondo femminile nella società – ha detto Parenti – è necessario per uscire dalla situazione in cui ci troviamo ed è priorità dell’UE discuterne e puntare dritto al problema e cambiare la cultura che lo crea. Questo è per noi un punto fondamentale. Negli ultimi anni questo terribile fenomeno è aumentato, è in continua crescita e non è un fenomeno solo italiano ma è a livello mondiale.

La condizione particolare di quarantena in cui ci siamo trovati a causa della pandemia ha esacerbato alcuni fattori scatenanti le violenze. E’ un problema che va affrontato con decisione, avendo presente le sue moltissime sfaccettature, per cultura e per provenienza, ma che ha un unico bersaglio, ed è un bersaglio sbagliato.’

Daniela Brancati ha sottolineato il fatto che, per molti anni, il pensiero comune era che i fenomeni del femminicidio e delle violenze fossero limitati ad una fascia di sotto-cultura, ma non è così, riguarda tutte le fasce sociali. ‘Nel 1956 la Suprema Corte di Cassazione diceva che al marito spettava il potere correttivo nei confronti della moglie. Ovvero alla moglie era lecito dare uno ‘scappellotto’ o anche qualcosa in più. ….Nel 1962 cosa dice ancora la Corte di Cassazione? Che la mancata prestazione coniugale era un reato! È da questo tipo di società che noi proveniamo, e questo ci dà la misura di quanto c’è ancora da combattere. Per moltissimo tempo non siamo riusciti ad avere una legge sensata per la violenza sulle donne. Basti pensare che ci sono voluti ben 18 anni perché fosse riconosciuta la violenza sessuale come reato alla persona. … Ci sono tre cardini legislativi, il primo è la Legge sulla violenza che ho appena citato, il secondo  è la Convenzione di Instanbul, che dice che dobbiamo prevenire il reato, proteggere chi è vittima e punire il colpevole. Ed è quindi un invito agli Stati a prendere tutte le misure necessarie. E il terzo cardine è costituito dalla recente Legge detta del Codice Rosso, che prevede anche i reati legati a Internet. Il problema drammatico, ancora oggi, è di ordine culturale.’

La parità di genere, purtroppo, è ancora lontana.

Dacia Maraini ha voluto evidenziare che lo stesso linguaggio è profondamente misogino. ‘Se in una stanza ci sono 99 donne ed un solo uomo, il discorso viene declinato al maschile. Se io dico l’uomo è immortale, è compresa anche la donna. Ma se dico la donna è immortale, mi si chiede: e l’uomo? … Le Leggi sono paritarie ed è stata una grande conquista da parte del Movimento delle Donne, che è stato un Movimento pacifico e vincente. Ma è più facile cambiare le Leggi che la mentalità delle persone. …

Secondo me il femminicidio nasce da un problema di identità. Se un uomo identifica la sua virilità con il possesso, e considera moglie e figli come sua proprietà, se questa proprietà si rivolta e dice me ne vado, tale uomo entra in una crisi tale che, pur essendo una persona pacifica, può trasformarsi in un assassino. Arriva persino al punto di uccidere i propri figli, per far dispetto alla moglie! Questi uomini sono talmente deboli, fragili, che non ce la fanno ed  impazziscono. ….Quando la famiglia era basata esclusivamente sull’autorità del padre, andava tutto bene. Con la giusta pretesa di libertà da parte delle donne viene a spezzarsi quell’equilibrio. E’ ciò che viene narrato in ‘Casa di bambola’ di Ibsen. … Una donna non deve uscire dai suoi limiti.  … Il mondo delle donne è stato sempre escluso, sacrificato, represso.

Ma una cosa buona c’è stata in questa repressione ed è che le donne hanno imparato a sublimare. Mentre gli uomini no. E’ più facile che un uomo debole si trasformi in un persecutore, un predatore, perché è abituato a considerarsi un capo, al centro del mondo, dell’universo. Ma non ne voglio fare una questione biologica, perché spesso con le descrizioni biologiche si finisce in razzismo.’

Le donne hanno imparato a sublimare, a volare, libere come farfalle. Voglio quindi dedicare questa mia piccola farfalla a tutte le donne, me compresa.

Una farfalla, simbolo di trasformazione e rinascita, che per gli Atzechi rappresentava Itzpapalot, lo spirito notturno delle stelle splendenti.

Perché, come tali, possiamo sempre trovare la forza di reagire, allontanarci, denunciare e ricominciare a vivere, amandoci.