Morgan Hoffmann: so damn lucky

Confessare al mondo di essere affetti da una grave malattia può creare un senso di disagio. La malattia viene spesso “rimossa” dai nostri pensieri, un’istintiva forma di difesa, un modo per prendere le distanze.

Con la malattia, spesso, la vita si blocca e tutto diventa relativo,  ma c’è chi guarda con fiducia al futuro. E riesce a spiazzarci.

E’ il caso di un giovane golfista professionista statunitense che scrive un pezzo per un giornale e racconta serenamente la sua esperienza di uomo malato, un percorso che può davvero fare crescere in positivo, in una società così strettamente legata ai beni materiali e alla “fisicità”.

In un accorato articolo sul Players’ Tribune, Morgan Hoffmann, star del Tour PGA, ha rivelato di essere affetto da distrofia muscolare. Tutto è iniziato nel 2011, quando l’atleta afferma di aver notato che il suo muscolo pettorale destro si stava deteriorando. “Quello fu l’inizio di un periodo di diagnosi errate, frustrazione e confusione: consultai  più di 25 dottori”, dice Hoffmann. Solo nel novembre del 2016,  uno specialista di New York, gli diagnosticò la distrofia muscolare, malattia per cui non esiste  cura.  Nonostante la gravità della malattia, Hoffmann ha affrontato il tutto con grande forza e tenacia, rimanendo positivo, continuando a giocare a Golf, con l’aiuto di Don Saladino, suo allenatore e amico intimo.

Durante l’Honda Classic di quest’anno (27 febbraio – 1 marzo) gli è stato conferito il riconoscimento di PGA Tour Courage Award, assegnato “a un giocatore che ha superato straordinarie avversità dando un contributo significativo alla disciplina”. Riconoscimento che in passato era stato assegnato a Erik Compton (2013), al compianto Jarrod Lyle (2015) e a Gene Sauers (2017).

https://www.pgatour.com/video/2020/02/24/morgan-hoffmann-s-approach-to-healing-muscular-dystrophy.html?fbclid=IwAR0rQ76b5JynJC0Kh-rungSMvVWvnh_XeaeeFKhGGP4GznWtFZ_3N00ihIQ

Hoffmann è impegnato in diversi progetti di ricerca, sostenendo varie organizzazioni, per essere a fianco di migliaia di famiglie, per aiutare a trovare una cura per la distrofia muscolare.

Sono determinato a contribuire a fare la differenza”, ha scritto Hoffmann. “Credo che questo sia il motivo per cui sono stato messo su questa Terra. Perché quando a un bambino viene diagnosticata la distrofia muscolare, ci sia sempre una cura, ci siano persone che lo possano aiutare, con consigli nutrizionali, allenamenti fisici e mentali. Affinché nessuna malattia possa mai ostacolare la passione per la vita di un ragazzino o di una ragazzina.

Sono consapevole che non vi è alcuna garanzia che io possa arrestare o far regredire i miei sintomi. Ma voglio fare tutto quanto necessario per garantire le migliori opportunità possibili per combattere la mia malattia. E per farlo, ho completamente cambiato il mio modo di vivere: la mia dieta consiste nell’alimentarmi con cibi biologici, molta acqua e verdura, carboidrati buoni, proteine e niente latte, glutine o soda.”

Hoffmann è felice di trarre il meglio da ogni giorno.

Si considera addirittura “dannatamente fortunato”.

“E’ strano come le cose vanno nella vita.

Un ricordo, in particolare, continua a tornare nella mia mente.

Era il 2010 e avevo appena finito il mio ultimo anno all’Oklahoma State. Stavo passeggiando nel Golf Club dove avevo organizzato un evento di beneficenza.

Ero consapevole che sarei diventato un professionista e avevo tutta una vita davanti a me.

Mentre guardavo il green, scorsi  il sole al tramonto tra gli alberi e potei vederlo irradiare la Club House, in cima alla collina. Come quando vedi la cosa più bella del mondo e, anche se la tua mente ha un milione di cose da dire, non riesci a trovare le parole per spiegare quell’immagine.

Era come se quel tramonto mi avesse strappato dal mio corpo e potevo vedermi a guardarlo. Ho cominciato a respirare profondamente, riempiendo i  polmoni di ossigeno.

Ho pensato alla mia infanzia, quando correvo intorno a Wyckoff senza preoccuparmi del mondo. 

Ho pensato a quanto sarei stato fortunato ad andare sia alla scuola superiore che all’università per il golf.

Ho pensato al torneo che Sean e io avevamo organizzato per i bambini in Nepal.

Ho pensato a come sarebbe andata la mia vita, come l’avevo sempre programmata e che stavo per diventare un golfista professionista.

Soprattutto, ho pensato a come ero giunto a tutto questo: un’ottima salute, una famiglia meravigliosa e amorevole, amici incredibili e la possibilità di giocare al gioco che amo.

E mentre il sole continuava a tramontare, i sentimenti di gratitudine si riversavano come acqua che scorre. Mi guardai attorno e feci qualche altro respiro profondo.

Sono stato così dannatamente fortunato a vivere questa vita.

Ero così dannatamente fortunato.

E oggi so di essere così dannatamente fortunato. Perché ho trovato la mia vocazione, ed è molto oltre il golf.”

Come avrebbe detto Tiziano Terzani, “vivo ora, qui, con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente ci succede per caso e che la vita è una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra.