Resilienza, questa sconosciuta…

Ci risiamo, da metà ottobre ci risiamo, eccola la seconda ondata, come da copione è arrivata.

I contagi sono risaliti, sempre di più, gradualmente, tanto da rendere necessaria l’ennesima modifica del DPCM che ha dato vita ad una colorazione differente tra le regioni in base ai contagi, regioni gialle, arancioni e rosse.

Dopo un’estate “tana libera tutti” eccoci di nuovo alle prese con l’aumento dei contagiati, dei ricoverati, dei morti, il ritorno della paura, dell’ansia, del timore.

Io ho poca fiducia nel genere umano e mi chiedo se il Governo ha pensato veramente che noi italiani saremmo stati disciplinati durante l’estate, allentando la presa.

Credo così poco nell’autodisciplina di ognuno di noi che rido quando sento parlare di “raccomandazioni” da parte del Presidente del Consiglio, purtroppo abbiamo bisogno di regole imposte e non di raccomandazioni.

Questa cosa l’ho sempre sostenuta, quando ad esempio mi sento dire “eh ma voi al nord siete più disciplinati, rispettosi delle regole” sostengo sempre che, in parte è vero che se si cresce dove c’è, chiamiamolo, “ordine” poi ci si abitua al rispetto degli altri e degli spazi comuni, ma la verità è che noi rispettiamo le regole perché siamo più controllati e multati, si fa presto, ad esempio, ad essere disciplinati quando si sono continui controlli su strada o ligi a rispettare la raccolta differenziata quando se sbagli ti becchi subito una multa.

Questo momento storico sembra infinito, ne risentiamo tutti e tutti magari per motivi diversi, chi ha timore per la salute, magari convivendo anche con altre patologie, chi è preoccupato per il lavoro e chi lo ha perso, chi ha delle attività ferme, chi lavora in strutture sanitarie e deve stare lontano dalla famiglia, che vive nelle zone rosse.

Abbiamo tutti ragione ad essere preoccupati e stanchi, la situazione non è facile e soprattutto è “nuova”, il primo e vero disagio sanitario, economico e sociale dai tempi dell’ultima guerra mondiale e quindi, il primo per tutti noi.

Lasciando un attimo da parte gli aspetti veramente drammatici di tutta questa faccenda, la cosa che più mi ha creato disagio, da quando è iniziata l’emergenza, è stata senza dubbio la limitazione della libertà negli spostamenti.

Per quanto io comprenda i motivi e capisca che il Governo non abbia avuto altra scelta che imporre il lockdown prima e il coprifuoco ora, questa cosa mi ha davvero turbata, forse è stata la novità assoluta della mia vita, e sicuramente di quella di (quasi) tutti noi occidentali.

Anche in questo momento che lo sto scrivendo mi sale uno stupore incredibile e mi rendo conto che, fin che non capita un evento del genere, non ci rendiamo nemmeno conto della fortuna che abbiamo di essere nati in un Paese libero.

Limitare la libertà di muoversi, a me! Io che ho sempre fatto quello che volevo, io che da adolescente sono rientrata a qualsiasi ora, del giorno e della notte! Se mia madre mi vedesse ora un ghigno di soddisfazione lo farebbe di sicuro, se penso alle notti insonni che le ho fatto passare.

Mi osservo molto, ascolto i miei stati d’animo, i miei momenti desolanti, rifletto sull’aspetto sociale di tutta questa brutta faccenda e mi guardo attorno.

Al di là dei motivi veri e giustificati per cui essere veramente preoccupati, mi rendo conto che poche persone riescono ad adattarsi ai cambiamenti, non è facile per nessuno ma io trovo sia indispensabile saperlo fare, piegarsi per non spezzarsi.

Penso che ci voglia fantasia per affrontare questi momenti, sembra una bestemmia vista la tragicità del momento, però è così, in fondo ci viene richiesto solo di fare attenzione, proteggerci e proteggere gli altri, non è facile ma bisogna reinventarci, anche facendo cose diverse.

Mi sono resa conto che solo le persone che hanno dovuto, per scelta o per necessità, cambiare le proprie abitudini e la propria vita riescono a reggere con equilibrio in questo momento, così come chi ha già sofferto, chi ha avuto disagi e dovuto fare rinunce e soprattutto chi è in grado di stare sul proprio dolore, tutti gli altri arrancano.

Io vivo in una delle poche regioni “gialle”, dove, a parte rispettare il coprifuoco, si può fare tutto, sicuramente è più semplice rispetto a chi vive in lockdown ma avendo, come tutti, vissuto anche quello mi rendo conto che è davvero solo una questione di adattamento.

Non sempre riesco a mantenere questa lucidità, i momenti di sconforto ci sono, eccome, vedere la città dove vivo diversa, senza turisti, è desolante, avvertire la rabbia della gente non è facile, tutti molto nervosi, diffidenti, preoccupati.

In questi momenti mi aiuto ripensando alla mia vita, a momenti davvero difficili, e alle scelte che ho fatto e dovuto fare e allora trovo la forza per non crollare.

La vita sociale è cambiata, è vero, tutte le attività che ci potrebbero psicologicamente aiutare a distrarci dalla situazione sono sospese, non si può andare al cinema, al teatro, in palestra, a ballare, a vedere un concerto, niente di niente, dopo una certa ora non si può andare a prendere un aperitivo o a cena da qualche parte. Ma non si muore, ci si reinventa.

Ho capito che è davvero l’unico modo per reggere, cerco di vivere una vita sociale diversa, cerco di essere elastica, mi adatto.

Ho letto una battuta che diceva “vorrei avervi visti vivere un periodo così se fosse successo 30 anni fa, con un solo Nokia 8210 a disposizione” e ho sorriso, effettivamente ora abbiamo strumenti che ci permettono di fare tutto ma la cosa che più mi ha fatto riflettere è stato uno spot tedesco che ho visto, davvero geniale, uno schiaffo in faccia a chi si lamenta sempre: un anziano, in un lontano futuro, che raccontata di come ha dovuto affrontare la pandemia nell’anno 2020, con un sottofondo musicale nostalgico e retorico, citando le difficoltà di quel periodo, svela che la vera impresa eroica che ha compiuto è stata quella di….fare niente, stare a casa, sdraiato sul divano a guardare la TV. Bene, ora esco, compro qualcosa da mangiare e in compagnia ceno su una panchina, non sarà confortevole come essere in un ristorante ma il sapore dell’avventura l’ho sempre apprezzato, e dopo caffè della macchinetta di una stazione metro e via a casa, entro le 22…mi sembra di sentire mia madre “ben te sta!”