Alziamo il volume

Credo di aver più volte espresso la mia inadeguatezza.

Non sono un bravo direttore. Non sono un esperto analista. Non sono in grado di curare sintesi politico – sociologiche, di offrire spiegazioni a fatti e fenomeni, di formulare ipotesi e costrutti. 

Posso, forse, solo essere in grado di stimolare qualche riflessione, di contribuire, in qualche modo, a varcare la soglia dell’apparenza, a scavare un po’ più in profondità la superficie, a costruire un percorso di condivisione, con gli amici e con chi incrocerò nella mia strada.

Questo 2020 se ne sta andando. E tutti noi abbiamo in mente una destinazione ben precisa da consigliargli…

Tutti noi attendiamo a braccia aperte il 2021. Ed ho già un senso di tenerezza verso questo nuovo anno. Che prima di nascere è già così carico di responsabilità, speranze, aspettative.

La speranza… insieme alla fede e alla carità è una virtù teologale, un caposaldo della dottrina cristiana. Ed io, da cristiano (per la verità non buon, non proprio ligio ad ogni dovere), non voglio privarmene, e continuare in un percorso di spiritualità, seppur del tutto (ed aggiungo troppo) personale.

Ma allo stesso tempo, osservando il vocabolo da un’altra angolazione, ricordo con struggente attenzione le parole di Mario Monicelli, che non credeva nella speranza. La considerava un’arma al servizio dei potenti, un bieco strumento di illusione collettiva.

Ecco, anch’io non voglio avere speranza. O meglio, non voglio avere “solo” speranza. Ma continuare a sudare le mie camicie, a detergere le lenti appannate dei miei occhiali, a scovare parole tra i tasti incerti del mio portatile, ad immaginare nuovi scenari cui andare a fare visita.

Una grande speranza del nostro tempo, lo sappiamo bene, e diciamocelo con franchezza, si chiama vaccino, che da oggi è entrato ufficialmente nelle nostre vite. Che si decida di accoglierlo nel nostro corpo o meno. 

Io credo non sia giusto riporre le nostre attese unicamente su ciò. Credo non sia giusto affidare i nostri pensieri, le nostre sensibilità, a qualcuno o a qualcosa. 

Credo sia giusto continuare o tornare a fidarsi di ciò che siamo, di ciò che abbiamo vissuto, di ciò che i nostri occhi hanno visto, delle nostre percezioni e delle nostre esperienze. 

“E’ in tempi come questi che si dimostra veramente che cosa significhi possedere un passato e una eredità interiore che non dipendono dal mutare dei tempi e degli eventi…”, ci ricorda Padre Enzo Bianchi, emozionandoci nella sua “Lettera alle amiche e agli amici – Avvento Natale 2020”.

Il nostro vissuto, le nostre spinte emotive, le nostre tensioni ideali sono il tessuto dei nostri muscoli, le radici dei nostri occhi, la proiezione dei nostri sguardi. Che non possono e non devono per alcun motivo cadere nel vuoto. Perché in noi, il vuoto, non esiste. 

Chiamasi imbuto cosmico quel silenzio che si crea quando ormai l’ansia e l’angoscia fanno abbassare il tiro della serata. Unica soluzione, alzare subito il volume”.

Leonardo Pieraccioni, nel suo primo film da regista, “I laureati”, ci faceva sorridere e riflettere in una sequenza che considero particolarmente emozionante, e che vi consiglio vivamente di andarvi a rivedere. 

Alziamo il volume. Facciamoci sentire a noi stessi. Balliamo al tempo della nostra musica. Balliamo fuori tempo, balliamo scoordinati, ma balliamo. E coinvolgiamo nel nostro ballo chi vuol restare seduto al proprio tavolo, chi assiste tra lo stupore e lo sconforto, ma che in fondo ha solo un immenso desiderio di scendere in pista.

E poi… osserviamo sorridenti e soddisfatti il piccolo, ma prezioso miracolo che siamo riusciti a fare. 

Perché sarà questo sorriso la nostra riserva naturale.

Sarà questo sorriso il carburante che terrà in vita il nostro cuore.