Brexit, il momento della verità

Bruxelles 24 Dicembre, ore 16.00 – la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il responsabile della task force per le relazioni tra l’Unione Europea (UE) e il Regno Unito  Michel Bernier annunciano  il raggiungimento, in extremis, dell’accordo per la firma di un trattato bilaterale che potrebbe entrare in vigore, in via provvisoria, a partire dal 1 Gennaio 2021.

Brexit, il momento della verità.

Il 18 Dicembre scorso Michel Barnier, nella propria relazione di aggiornamento al Parlamento Europeo, ha dichiarato che il negoziato sulle future relazioni tra l’UE e il Regno Unito è arrivato al momento della verità. A pochi giorni dal termine del periodo di transizione, a Bruxelles si lavorava senza sosta  con il fine sciogliere i nodi cruciali e raggiungere un accordo che potesse permettere al Regno Unito, ormai non più Paese Membro dell’UE dal 1 Febbraio 2020, di siglare un divorzio definitivo riducendo al minimo le ripercussioni economiche e sociali. 

Fin dall’inizio del negoziato, l’UE ha dimostrato di voler mantenere relazioni molto strette con la propria controparte e di voler concedere al Paese un ampio accesso al proprio mercato, senza dazi e senza quote. Questo a condizione che le imprese d’oltremanica  rispettino una serie di regole di concorrenza leale che nell’ambito della politica commerciale vengono riassunte con l’espressione ‘level playing field’ (parità di condizioni). In sostanza l’UE è disposta a concedere che le imprese britanniche vendano i propri beni e servizi ai consumatori dell’UE a condizioni privilegiate, a patto che esse non si trovino a beneficiare di un vantaggio competitivo legato all’applicazione di standard inferiori in materia di qualità dei prodotti, diritti dei lavoratori e protezione dell’ambiente. D’altro canto, il Regno Unito ha sempre posto come priorità del negoziato, e come ragione d’essere della Brexit, il totale riacquisto della propria sovranità nazionale, che significa riprendere il controllo in tutti gli ambiti di competenza dell’UE.  L’UE ha dichiarato di rispettare questo diritto sovrano, a condizione che siano preservati i valori e i principi economici e sociali su cui si basa il processo di integrazione europea, e che il mercato unico non sia messo in pericolo. La cooperazione tra Londra e Bruxelles sarà ampia e ambiziosa e l’UE offre al Regno Unito un partenariato economico senza precedenti, che dà accesso a un mercato di 450 milioni di consumatori, ma dovrà essere basato su regole di concorrenza leale. Ciò significa che, se in futuro il Regno Unito deciderà di esercitare il proprio diritto sovrano di divergere da queste regole, ciò non potrà essere senza conseguenze e l’UE dovrà avere il diritto di applicare misure compensatorie, come l’introduzione di tariffe doganali. Sebbene l’introduzione nell’accordo commerciale di una clausula di questo tipo fosse stata giudicata, fino a qualche settimana fa, come una limitazione di sovranità inaccettabile, negli ultimi giorni sembra che siano stati fatti progressi soddifacenti in quest’ambito e l’ultimo nodo cruciale su cui si è dibattuto intensamente  è stato  quello della pesca. Come parte della propria politica di recupero della sovranità nazionale, il Regno Unito vuole riprendere il controllo delle proprie acque e limitarne fortemente l’accesso ai pescatori europei. Il fatturato annuo per le navi da pesca del Regno Unito  operanti nelle acque britanniche ammonta a circa €850 milioni e quello del totale degli Stati Membri dell’UE attivi nelle acque britanniche ammonta a €650 milioni. Queste cifre rappresentano una parte molto esigua del volume totale di scambi commerciali tra l’UE e il Regno Unito, che secondo stime ufficiali ammonta a circa €700 miliardi l’anno. Le due parti si sono accordate sulla restituzione del 25% del prodotto pescato dai pescatori europei per un valore medio annuo di €162.5 milioni. I temi di natura commerciale sono quelli che creano maggiori divergenze, ma la cooperazione negoziata tra le due parti include i settori della connettività in materia di transporto aereo e su strada, dell’energia, dell’assistenza sociale e della sicurezza dei cittadini.

Le differenze, che nei giorni scorsi sembravano essere apparentemente incolmabili, si sono affievolite e alcuni progressi sostanziali fatti nell’accettazione del ‘level playing field’ hanno fatto sperare nel raggiungimento in extremis dell’intesa, che si è materializzata nel pomeriggio del 24 Dicembre. D’altro canto, la mancata messa a punto da parte di Downing Street di un piano d’emergenza per rendere operativi i procedimenti doganali e di controllo delle merci per il 2021 aveva dato l’idea che c’era la volontà di concludere un accordo e che il braccio di ferro del governo era volto a mostrare ai propri cittadini che non si stava sottomettendo alle condizioni imposte dalla controparte.