Bruno Bozzetto: un Visionario dal Cuore Bambino.

Ciao Bruno, tu sei regista, soggettista, scenografo, animatore e tanto altro ancora. Si può dire che il Cinema è stato il tuo primo amore?

Sì, è proprio così. Mi sono innamorato del Cinema sin da bambino. Non puoi immaginare quanto fumo ho respirato nelle sale cinematografiche dell’epoca! A tal proposito, ho un’osservazione divertente da fare. Hai presente come viene rappresentata una sala cinematografica? Con il disegno di un fascio di luce triangolare, e quella luce la si riesce a vedere solo quando la sala è satura di fumo. Ancora oggi, quando disegno il fascio della proiezione, mi rendo conto che sto disegnando proprio il fumo.

Il Cinema mi ha molto influenzato, perché mi ha fatto capire la bellezza di poter raccontare delle storie in totale libertà. Il Teatro, invece, non mi ha mai attratto più di tanto. Mi immedesimavo negli attori e soffrivo per loro ogni qual volta che calpestavano le assi del palcoscenico, consapevole che ogni loro errore non poteva essere rimediato.

Questo perché non si poteva certo rifare la scena…era buona la prima!

Il Cinema invece mi è sempre piaciuto proprio per questa ‘falsità’ che lo contraddistingue,  per la possibilità di creare  frammenti di una storia e di metterli insieme con il montaggio, che io reputo una delle forme di creatività più interessanti, ancor più di quanto possa esserlo la ripresa. Il montaggio consente di avere quei momenti di  concentrazione necessaria, impossibili da avere durante le riprese, quando si è attorniati dagli attori, dai tecnici e dalla troupe,…

La cosa fantastica è che se tu rifacessi il montaggio 1,2,3,…volte, avresti sempre un prodotto che si differisce dal precedente!

Sarebbe ogni volta qualcosa di diverso. Per me diventa fondamentale seguire questo processo, dall’inizio alla fine. Una volta, durante le riprese di un film dal vero, ho realmente sofferto perché gli specialisti di Cinecittà, a cui era stata affidata questa fase della lavorazione, mi proibirono di accedere alla sala montaggio!

Si tratta di  “Sotto il ristorante cinese”, con Nancy Brilly, Amanda Sandrelli e Bernard Blier?

Sì, un lungometraggio girato a metà degli anni ‘80. Mi veniva voglia di tornare in sala montaggio alla sera e rifare tutto quello che loro avevano fatto durante il giorno. Incrociavo a volte Fellini, che stava lavorando a “Intervista”. Ho scoperto dopo anni che lui tornava di nascosto, di notte, a modificare il montaggio che Mastroianni aveva fatto di giorno! Lo capisco perfettamente! Chi gira una scena se ne innamora, ma il montatore deve avere il coraggio di tagliare e di eliminare.

Ogni linguaggio artistico offre a chi lo pratica specifiche possibilità espressive. Credo che  frequentarne più d’uno sia stimolante e possa suggerire idee e sollecitare l’invenzione. Quali sono i punti in comune, le contaminazioni con altre espressioni artistiche? In che modo hanno influenzato il tuo modo di creare?

Sostanzialmente, non sono state molte le espressioni artistiche che mi hanno influenzato. La pittura non molto, mentre i fumetti di Walt Disney sono stati i primi che ho visto da bambino e mi hanno colpito per il loro umorismo.

Sicuramente ho subito il fascino di Jean Jacques Sempé e della grafica, in particolar modo quella inglese, con i disegni di Saul Steimberg. Sono cresciuto con letture di autori come Wodehouse, Jerome,  Chesterton,… Il Signor Rossi è una figura tipicamente inglese. La pubblicità anni ‘50/’60 in Inghilterra era fatta di personaggi molto simili.

Hai respirato a pieni polmoni quelle atmosfere.

Sì, ma anche quella della National Film Board of Canada e della casa di produzione americana UPA (United Productions of America). I disegni di quest’ultima erano moderni, all’avanguardia, ma soprattutto stilizzati. Io non ho mai studiato disegno, non ho una formazione artistica di questo genere e quindi la mia passione nasceva dal vedere determinati prodotti che assomigliavano a quello che io sarei stato in grado di fare. Nel momento in cui ho la consapevolezza di poter realizzare un lavoro, e di dare il meglio,  quella è la strada che scelgo di intraprendere. Non mi metto certo a copiare Walt Disney, ma cerco qualcosa che è più vicino al mio stile. Questo mi permette di lavorare sereno, altrimenti andrei sicuramente ‘nel pallone’.

Non solo l’allenatore, ma anche il disegnatore va ‘nel pallone’ 😄

Sì, senza dubbio! Uno dei film che mi ha stimolato maggiormente è stato ‘Toot Whistle Plunk and Boom’ realizzato nel 1953. Questo cartone animato, il primo in assoluto in CinemaScope, fu diretto da uno dei più grandi animatori al mondo, Ward Kimbald, e vinse addirittura l’Oscar. Ti confesso di averlo visto 4 o 5 volte di seguito! E ho scoperto un mondo! I disegni erano simili ai miei e tutto era impregnato del mio stesso sense of humour. Fu proprio lui a suggerire a Disney il progetto di Disneyland.

Sono stato ospite a casa sua. Una casa di un ‘genio folle’, con tre locomotive piazzate in giardino.  Mi ricordo che sua figlia mi disse: ‘Bruno! Come faccio a crescere, con un padre così?!’.

Mi hanno riferito che quando gli studenti dell’Accademia d’Arte, in California, gli chiedevano quale fosse il suo film preferito, lui rispondeva: ‘Allegro non troppo’. E questo mi ha fatto un piacere enorme perché la mia stima per lui è immensa.

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