Bruno Bozzetto: un Visionario dal Cuore Bambino.

Nel corso della tua carriera professionale, cosa è cambiato nel tuo modo di rapportarti con i collaboratori? C’è solidarietà  e scambio di opinioni?

Innanzitutto, i collaboratori cambiano nel tempo. Quello che posso dire che agli inizi c’era un grande affiatamento. Eravamo una famiglia. Ci si trovava, si parlava molto, si discuteva dei progetti in corso. C’era un confronto ed uno scambio di opinioni continuo. Ho sempre lasciato il massimo della libertà a chi lavorava con me, accettando suggerimenti ed idee innovative. Eravamo agli esordi, ma determinati. Tutti insieme, coesi, stavamo inventando questo tipo di lavoro.

Oggi i professionisti che collaborano con lo studio sono di alto livello, sempre più specializzati. Il lavoro viene sezionato e distribuito in caselle separate. Questo a parer mio ha raffreddato un po’ i rapporti. Non esiste più quello spirito che animava il team. Non c’è più quell’atmosfera. Era bello anche farsi due risate, scherzare… magari concedersi anche di fare piccoli errori, cosa  impensabile oggi, dove tutto è fatto alla perfezione. Questi aspetti mi mancano.

Questa foto è stata scattata ultimamente da mio figlio Fabio, nello stabile di Via Melchiorre Gioia 55, condominio in cui nacque lo “Studio Bruno Bozzetto” negli anni 60. Una foto suggestiva, in cui da quegli anni nulla è cambiato esteticamente, e che potrebbe apparire a molti anche poco interessante.
Per me, e per chi ha lavorato nello Studio, rappresenta invece un documento fondamentale della nostra storia, un’immagine che riporta vividamente alla memoria momenti fondamentali della nostra vita di allora. Negli anni 60, infatti, proprio agli inizi della nostra attività, dopo quel ponticello che lo separava dal condominio e dietro quella porticina luminosa, c’era tutto lo Studio Bozzetto al completo, con disegnatori, moviole, sala di registrazione ed archivio film (vedi foto in bianco e nero). Lo Studio era tutto lì.

La ripresa dei disegni avveniva invece in un piccolo locale affittato all’ultimo piano del condominio, dove mio padre Umberto, un genio della tecnica oltre che un padre e per me anche un amico fondamentale, aveva progettato e fatto realizzare la nostra prima “verticale”, grazie all’aiuto di Luciano Marzetti.

Dopo pochissimi anni però, grazie a Carosello ed alla pubblicità, lo Studio andava via via crescendo, aumentavano i collaboratori e vennero perciò acquistati tre appartamenti al primo piano, lasciando così al piano terra solo la parte tecnica e l’archivio.

Archivio che cresceva a vista d’occhio ed a quei tempi richiedeva grandi spazi, sia per le pellicole e le colonne sonore, che per le migliaia e migliaia di disegni… oltretutto in continuo aumento.

Questa foto diventa quindi davvero emblematica perché rappresenta il “punto di passaggio” obbligato (quante salite e discese in un solo giorno!) per collegare la parte tecnica a quella artistica, situata ormai in pianta stabile al primo piano.

Al primo piano si creavano le storie, le animazioni, le scenografie. Si ricalcavano – e successivamente si stampavano grazie alla fotocopiatrice Xerox – i disegni a matita che poi venivano colorati a mano sui singoli rodovetri.

Al piano terra si fotografavano invece i disegni, uno per uno, si montavano le pellicole, si sonorizzavano e infine si proiettavano in un’apposita saletta (avevamo acquistato anche un gigantesco proiettore cinematografico per poter visionare il materiale al meglio della qualità).


Sintetizzando si può dire che mentre al primo piano i film venivano pensati, scritti e disegnati, al piano terra tutto questo prendeva vita e forma concreta, assumeva ritmo e si arricchiva della parte sonora. Fondamentale in un film. Si registravano le voci e si montava poi anche la musica, solitamente incisa in uno studio specializzato, più grande ed attrezzato per questi compiti.

I controlli tecnici della ripresa, i piccoli problemi che nascevano quotidianamente per la mancanza o la correzione di disegni o scenografie, la registrazione degli effetti sonori (spesso creati da noi stessi con l’aiuto dei più volonterosi e spiritosi), la verifica delle singole scene, il montaggio delle sequenze, ed altri mille e mille controlli, avvenivano tutti al piano terra ed erano questi i motivi che ci costringevano a salire e scendere in continuazione le scale, queste stesse scale, per verificare, modificare, giudicare il lavoro in atto.

Ecco perché questa foto risveglia in tutti noi vivissimi ricordi, perché nessun ambiente, più di queste scale, è stato testimone diretto dell’enorme e frenetico lavoro che sta dietro ad ogni secondo d’animazione.

Da quelle scale son passati e ripassati tutti più volte al giorno… in particolare quelli coinvolti in lavorazioni artistiche o tecniche… e mi basta chiudere gli occhi per rivederli :Guido Manuli, Giovanni Mulazzani, Giorgio Valentini, Giuseppe Laganà, Giancarlo Cereda, Luciano Marzetti, Flora Sperotto, Giancarlo Rossi, Maurizio Nichetti, Ugo Micheli, Massimo Vitetta, Franco Martelli, Carlo Caccialanza, Silvana Pegan, Roberto Scarpa, Enzo Lucchesi, Ugo Magni… e tanti, tanti altri ancora, che ora non cito per non creare un elenco infinito, ma altrettanto importanti… alcuni ancor oggi attivi e pieni di salute, mentre altri purtroppo già scomparsi, ma sempre vivissimi nella mia memoria per il loro entusiasmo ed il loro fondamentale contributo all’evoluzione dello Studio.

Non solo animatori e scenografi quindi, ma intercalatori, delineatori, coloristi,…

Grazie Fabio! Con questa foto e quella porticina luminosa hai fatto riaprire la grande diga dei nostri ricordi…

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