Intervista a Svetlana Celli

Svetlana Celli è nata a Roma il 15 ottobre del 1973. Ha due figli, Samuele e Ludovica, e un compagno, Fabrizio.

Nel 2000 si è laureata in Lettere e Filosofia (indirizzo Artistico-Archeologico) presso l’università di Tor Vergata. Per anni si è occupata del settore commerciale e organizzativo per diverse strutture sportive romane, un’attività che le ha permesso di vivere quotidianamente gli ambienti dell’associazionismo sportivo.

Nel 2013 è stata eletta Consigliera Comunale di Roma, nella Lista Civica a sostegno del candidato sindaco. 

Dal 2013 al 2015 ha ricoperto il ruolo di Presidente della X Commissione Consiliare Permanente – Personale, Statuto e Sport. 

Nel 2014 è stata eletta al Consiglio della Città Metropolitana di Roma, presso il quale ha ricoperto il ruolo di Delegata ai Trasporti, Mobilità e Politiche Giovanili.

Dal 2016 è la capogruppo della Lista Civica Roma Torna Roma ed attualmente è Presidente della Commissione Sport, Patrimonio e Politiche Giovanili di Città Metropolitana di Roma Capitale.

On. Svetlana Celli, ci può descrivere, innanzitutto, il Suo stato d’animo, le Sue sensazioni personali? Come sta vivendo i Suoi giorni dall’inizio dell’epidemia?

La sensazione è dall’inizio mista a dispiacere per la socialità che si è notevolmente ridotta e a voglia di reagire con nuove forme da inventare per stare insieme, dalle persone care a quelle che seguono il mio lavoro di consigliera in Campidoglio. Anche la politica non ha più i luoghi fisici tradizionali, come l’assemblea capitolina, le commissioni o gli incontri tematici. Tutto si è trasferito online e questo ha comportato un impegno organizzativo nuovo e una curiosità per sperimentare nuove forme di confronto e incontro. Poi, soprattutto all’inizio, ci sono state molte richieste a cui rispondere e un bisogno di ascolto più forte. Questo ha comportato un impegno per rivedere vecchie convinzioni e sperimentare nuovi percorsi.

Si ritiene soddisfatta dell’attività del Governo Italiano nell’affrontare questa emergenza? In particolare, venendo maggiormente ai nostri giorni, sente di condividere le particolari misure restrittive adottate per il periodo natalizio?

Purtroppo la situazione in tutta Europa è molto seria. Anche in Germania sono state disposte misure ferree. Certo non sempre è facile mettere insieme diritto alla salute e bisogni economici. Ma sono periodi eccezionali e richiedono misure all’altezza. Bisogna però avere ben presente che ci sono categorie di imprenditori e lavoratori che soffrono più di altri questo momento. Oggi il nostro Paese ha avuto difficoltà ad affrontare la situazione economica e sanitaria, ma sono gli effetti di problemi annosi. Tutto questo serva alla politica per rivedere priorità e necessità. Bisogna capire che investire nella sanità pubblica non è solo l’emergenza di oggi, ma può migliorare la qualità della vita degli italiani anche domani, cioè quando saremo fuori da questa pandemia, mi auguro presto.  

Lei è Consigliere Comunale di Roma e capogruppo della ListaRoma Torna Roma”, gruppo di opposizione alla giunta Raggi. A Suo parere, l’amministrazione capitolina come ha affrontato l’Emergenza? Quanto e cosa non è stato fatto? C’è stato un rapporto costruttivo tra le opposizioni e la Giunta? 

Il rapporto tra la Sindaca e i consiglieri non c’è stato, né prima né dopo la pandemia. E questo lo denuncio da tempo. Il problema poi è anche il rapporto con i romani. Vede per oltre quattro anni la Sindaca è stata molto attenta a comunicare sui social, ma davvero poche sono state le occasioni in cui ha parlato ai romani. In questo difficile 2020 più di tutti è mancato un modo di comunicare empatico. I romani sono molto empatici e la comunicazione con la città deve passare per le emozioni, per un aspetto emotivo che davvero è mancato. Non è solo una questione di riservatezza caratteriale, che si può avere o non avere, o di una difficoltà ad aprirsi, che si può rispettare. Ai romani è mancato più di ogni cosa questo: un rapporto umano. A parte questo poi in Campidoglio hanno aspettato che le soluzioni arrivassero dall’alto, dal Governo o dalla Regione, salvo poi dimostrarsi impreparati nel mettere in pratica tutto. Come per il buono affitto, c’è ancora una lunga coda di pratiche inevase e i romani che hanno richiesto i contributi stanno ancora aspettando, per di più senza avere notizie di alcun tipo. 

Lei, inoltre, è Presidente della Commissione Sport, Patrimonio e Politiche Giovanili di Città Metropolitana di Roma Capitale; la sua azione politica, oltre che a svilupparsi fortemente su questioni legate al tessuto socioculturale del territorio, è da sempre attenta ed orientata al mondo dello sport e a tutte le sue dinamiche sociali, culturali ed economiche. Questo settore continua ad essere tra i più danneggiati in assoluto. Quale è la sua visione al riguardo? Quali azioni ed iniziative ha messo in campo a tutela dei professionisti e degli operatori? 

Il settore dello sport, dai grandi centri privati alle associazioni territoriali che gestiscono impianti comunali, sta soffrendo da marzo. Le timide riaperture estive hanno lasciato l’amaro in bocca e non sono bastate a dare ossigeno. Ci sono stati ristori e contributi, ma quasi tutti sono stati reinvestiti per riaprire in sicurezza. La seconda chiusura è stata più difficile. Oggi il settore è in fortissima difficoltà e per fortuna dalla regione Lazio sono arrivati oltre otto milioni di euro per sostenere grandi e piccole società a resistere per ripartire. Perché dobbiamo anche capire che in questi mesi le persone si sono allenate meno, hanno fatto meno sport e tutto questo ha una ricaduta sulla qualità della vita delle persone. Sarebbe una catastrofe se a riaprire ci trovassimo solo alcune delle società sportive che ce l’hanno fatta. Sarà importantissimo investire sullo sport, non solo come settore economico certo fondamentale anche nella nostra città, ma innanzitutto come garanzia di una vita sana ed equilibrata. Fare sport regolarmente riduce il rischio di malattie cardiovascolari ed un toccasana per tante altre patologie. Lo sport poi ha un valore aggregativo, sociale e culturale importante. Soprattutto se pensiamo ai giovani o agli anziani, ma è così per tutte le fasce d’età. L’obiettivo primario delle istituzioni deve essere quello di spostare la prospettiva. Dal presente (ovvero la sopravvivenza), al futuro, ovvero la rinascita del settore sport, attraverso la pianificazione fin da subito degli interventi di rilancio.

Rispetto, invece, ad atri settori, categorie, esigenze, necessità e questioni cittadine, c’è qualcosa di importante che ci vuole comunicare? Ha qualche piano progettuale che vuole presentarci in anteprima?

Bisognerà non trascurare insieme all’aspetto economico anche quello psicologico e sociale delle nostre comunità. Investire nella cultura, nella scuola, nella pubblica amministrazione per renderla davvero un braccio efficiente dello Stato verso i cittadini. Roma ha delle straordinarie potenzialità, bisogna fare rete e mettere tutti gli attori nelle condizioni di lavorare al meglio e non di essere frenati da burocrazia e difficoltà logistiche o di infrastrutture. Un tavolo con il governo sarà necessario, anche per disegnare una città più funzionale per chi ci vive, ci lavora e qui vuole investire. I fondi non mancheranno, dai fondi europei a quelli giubilari. Abbiamo bisogno di una visione della città e di autorevolezza. Il centrosinistra sta lavorando a questo. 

Ora Le chiedo di tornare ad esprimersi su qualcosa di più intimo e personale. Continuiamo tutti a dirci che, conclusa questa sciagura, non torneremo più quelli di prima. Che donna sarà Svetlana Celli quando (è quello che aspettiamo tutti con ansia infinita) questa drammatica avventura sarà conclusa?

Sarò sicuramente più felice di tornare ad avere un contatto con le persone, di vederci per incontri e riunioni. Questo periodo ci lascerà, oltre a una maggiore familiarità con la tecnologia, una maggiore consapevolezza dell’importanza dei rapporti umani con le persone. L’uno vale uno deve essere reale e deve partire dall’ascolto. Poi viene la partecipazione. Ci saranno un’infinità di nuovi temi in più sui quali lavorare, che questa pandemia ci ha offerto l’occasione di riscoprire.   

E la politica, secondo Lei, riuscirà a recuperare, o forse proprio a ricostruire, un rapporto più “umano”, diretto, occhi negli occhi, tra rappresentanti e cittadini? Riuscirà a riprendersi ciò che dovrebbe caratterizzare il suo DNA, ossia la necessità e capacità di ascoltare le voci, i sentimenti, le espressioni di persone, quartieri, identità? 

La politica è fatta dalle persone, che vengono scelte da persone. Non sappiamo ancora come sarà la prossima campagna elettorale, se continuerà l’emergenza sanitaria e tutto sarà affidato al web, al digitale. Ma una cosa è certa, il centro sinistra, pur lavorando con maggiore impegno su questa dimensione digitale, dovrà ricercare sempre l’ascolto e l’empatia con i romani, nei luoghi in cui vivono. Le persone, insomma, saranno al centro sempre. La sfida consiste nell’individuare modi nuovi, oltre a quelli tradizionali, per raggiungerle e per essere utili. 

… e riuscirà a dare le giuste risposte? 

Io me lo auguro. Questa consiliatura è stata difficile perché è un lavoro immane fare opposizione contro chi è solo autoreferenziale e crea una barriera tra sé e il resto del mondo. Ma accanto alla grande fatica ho anche avuto il piacere di rafforzare molti legami e di crearne di nuovi. In questi quattro anni e oltre ho iniziato subito una campagna di ascolto che ha portato proposte e idee dei romani. Molte sono diventate proposte di delibere, alcune delle quali anche approvate dall’Aula. Un grande lavoro grazie alla rete dei cittadini del quale vado orgogliosa e che rimane un patrimonio importante per questa città.  Quindi, in un certo senso posso contare su una sorta di allenamento fatto. Ma dare risposte giuste è un lavoro che non si finisce mai di apprendere. Per questo è importante fare un lavoro di squadra e su questo stiamo concentrando gli sforzi del centro sinistra a Roma. Le risposte, quelle giuste, non vengono da una persona sola, ma da una squadra di persone competenti, esperte e soprattutto appassionate di Roma.

Invitiamo sempre i nostri ospiti a concludere i nostri incontri con un messaggio personale di speranza… 

Sono sicura che il nostro Paese verrà fuori da questa emergenza e che noi italiani sapremo risollevarci, reinventarci e rinnovarci, come sempre abbiamo saputo fare per uscire da momenti difficili. L’augurio è che a guidare questa rinascita ci sia Roma, la mia città. Per riuscirci bisogna davvero voltare pagina. E questo è l’augurio per noi romani per il prossimo 2021.