Louise Bourgeois: la forma delle emozioni.


Ritratti di Louise Bourgeois scattati da Robert Mapplethorpe nel 1982.

Per me creare è un modo per sopravvivere. Tutto quello che produco è ispirato ai primi anni di vita. Ogni giorno devi disfarti del tuo passato, oppure accettarlo, e se non riesci diventi scultrice.” Louise Bourgeois

La Bourgeois è una delle personalità più rilevanti e significative del panorama dell’arte contemporanea. Le sue forme scultoree mettono in luce una ricerca sempre tesa a scandagliare i traumi, le paure e le sofferenze dell’essere umano.
Nata a Parigi nel 1911 da una famiglia benestante di tessitori e restauratori di arazzi, proprietari di una galleria nel centro di Parigi, la giovane Louise inizia a disegnare da piccola, aiutando i suoi genitori nel laboratorio, dipingendo le parti mancanti degli arazzi, usurate dal tempo.

La sua è stata senza dubbio un’infanzia difficile. Il padre, dal carattere collerico, si comportava da despota con tutta la famiglia e spesso la prendeva in giro di fronte agli altri. Una vera umiliazione per la piccola Louise.
Louis Bourgeois era inoltre un adultero seriale e portò a vivere nella casa di famiglia la sua amante Sadie, presentandola come l’istitutrice d’inglese dei figli.
Non era tanto il tradimento paterno a turbare Louise– scrive Eleonora Del Riccio – quanto il fatto che in sua presenza fosse tollerata.
La famiglia borghese diventa quindi il bersaglio di un risentimento profondo e di una critica serrata che l’additano come un nucleo ipocrita, fatto di rinunce e compromessi, disparità nei comportamenti dei coniugi, omertà.


Tutto questo segnò la Bourgeois profondamente.
‘…questo passato deve essere sradicato. Per passare efficacemente attraverso l’esorcismo, per riuscire a liberarmi del passato, io debbo ricostruirlo, rifletterci, farne una statua e poi sbarazzarmene con la scultura. Dopo riesco a dimenticarlo. Ho saldato il mio debito con il passato e me ne sono liberata‘.
Per tutta la vita, la sua arte continuò ad attingere a  queste esperienze traumatiche. Sfiducia, tradimento, rabbia e sofferenza, si riversano anche nelle sue opere, soprattutto nella scultura “Destruction of the Father” (1974).

In Distruzione del padre-ricostruzione del padre” scrive: “Mi chiamo Louise Joséphine Bourgeois. Sono nata il 25 dicembre 1911 a Parigi. Tutto il mio lavoro dei passati cinquanta anni, tutti i miei soggetti, trovano la loro fonte nella mia infanzia. La mia infanzia non ha mai perduto la sua magia. Non ha mai perduto il suo mistero né il suo dramma.”
L’unica fonte di aspirazione è lei stessa, in un processo autoreferenziale.

All’età di 18 anni, si iscrive a Matematica alla Sorbona, ma alla morte della madre, cambia indirizzo. Studia arte presso l’Ecole du Louvre, l’Académie des Beaux-Arts, l’Académie Julian e l’Atelier di Fernand Léger, che le consiglia di proseguire gli studi come scultrice.

Apre quindi una tipografia accanto alla galleria di suo padre. Un giorno lo storico dell’arte americano Robert Goldwater entra per acquistare alcune stampe di Picasso. I due si innamorano e si sposano. Nel 1938 salpano per gli Stati Uniti e si trasferiscono a New York, dove Goldwater era professore d’arte alla New York University.

Louise-Bourgeois nel suo home-studio sulla 20th Street di New York- nel 1995. ©Mathias Johansson

Louise prosegue gli studi presso l’Art Students League. Inizialmente si dedica all’incisoria e alla pittura ma dal 1940 rivolge la sua attenzione all’arte scultorea.

Fortemente influenzata dagli artisti surrealisti europei emigrati negli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Bourgeois crea forme astratte e organiche, spesso intagliate nel legno verniciato bianco o nero.

Dal 1960 inizia a realizzare opere di grandi dimensioni in lattex, bronzo e pietra, il cui tema dominante è la sua infanzia: “La mia infanzia non ha mai perso la sua magia, non ha mai perso il suo mistero e non ha mai perso il suo dramma. …Ho sempre sentito di dover fare un grande sforzo per farmi perdonare il fatto di essere femmina”.

Profondamente simbolici, i suoi lavori rispecchiano il rapporto con i genitori: tormentato quello con il padre e talmente intenso quello con la madre da spingerla al tentativo di suicidio quando questa morì. “Mia madre sedeva al sole per ore ad aggiustare arazzi. Le piaceva davvero. Questo senso di riparazione è profondamente radicato dentro di me. Lei era la mia migliore amica. Come un ragno, mia madre era una tessitrice. Come i ragni, mia madre era molto brava. Lei era intelligente, paziente, opportuna, utile e ragionevole. Era indispensabile come un ragno.”

Louise chiamerà Maman il suo monumentale ragno, il primo di una produzione che la renderà famosa nel mondo.

Una sua scultura degli anni ’90 raffigura la casa della sua infanzia, ingabbiata e sovrastata da un’imponenete ghigliottina: “A farmi lavorare è la rabbia e la memoria mi aiuta a capire perchè mi sento come mi sento e faccio quello che faccio. L’obiettivo è rintracciare la fonte della propria ansia. In questo consiste la psicoanalisi e a questo mi serve la scultura”.

Nel 1995 pubblicaOde a mia madre’, dove inserisce testi scritti e tavole, fra le quali ci sono nove disegni di ragni. Per lei la madre è simile al ragno, attribuendo all’animale delle qualità umane e prettamente femminili, come pazienza, pulizia, rigore. In quest’opera appare anche una frase emblematica:

Je ne me fatiguerai jamais de la représenter.  
I want to: eat, sleep, argue, hurt, destroy
– Why do you?
– My reasons belong exclusively to me.
Le traitement de la Peur.                    

Non mi stancherò mai di rappresentarla.
Voglio: mangiare, dormire, dibattere, colpire, distruggere.
– Perché?
– Le mie ragioni appartengono solo a me.
Il trattamento della Paura. 

‘Scrivere trasforma il flusso di coscienza in un susseguirsi di parole che hanno un senso: danno ordine al caos del trauma.’


Louise Bourgeois by Annie Leiblvitz

Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1973, Louise trasforma il suo salotto in studio e apre la sua casa ai giovani creativi.
I grandi musei iniziano ad interessarsi alla sua arte: nel 1982 è la prima donna scultrice cui viene dedicata una retrospettiva al Museum of Modern Art di New York.
Da quel momento fino alla sua scomparsa, avvenuta a maggio dell’anno scorso, numerose sono state le mostre delle sue opere organizzate in tutto il mondo.

Non avere successo  è stranamente stimolante se credi in te stessa. Il successo non è importante. Ma certo è molto, molto piacevole.