Come in un film…..

Il cinema mi appassiona, “seminata e concimata” dai miei e poi “innaffiata e raccolta” negli anni da me stessa.
La “Settima Arte” per me è cultura, storia, apertura mentale, fantasia, emozione, curiosità, non mi fermo alla trama e agli attori ma approfondisco, mi appassionano gli aspetti tecnici, le musiche, le location, il doppiaggio, insomma tutto, tutto quello che gira attorno ad un film.

Durante la “semina”, dove la “contadina” era soprattutto mia madre, figlia a sua volta di un padre che teneva un libricino dove segnava e votava i film che vedeva, io e mio fratello ci siamo “cuccati” dei “mattoni” notevoli, per carità, capolavori assoluti ma visti in tenera età non potevano che essere percepiti come tali, per dirne uno “2001 Odissea nello Spazio” visto all’età di 11/12 anni mi ha conciliato il sonno e mi ha dato la percezione del tempo in scala 1(ora):10(ore), per non parlare di “Il Buio oltre la Siepe”, o de “L’Albero degli Zoccoli”.

Altri film invece visti in età adolescenziale, sempre con la supervisione dei “contadini”, mi hanno invece aperto mente, cuore, testa, mi hanno stimolato riflessioni, ragionamenti e curiosità.

Il cinema mi appassiona così tanto che mi capita spesso di associare a fatti reali scene di film che ho visto “mi sembra di essere la Tipa sul film Tale”, “….come nel film Tale”, fantastico molto, sento una musica e penso che potrebbe essere la colonna sonora di un momento che ho vissuto o che potrei vivere.

Da donna mi sono immedesimata mille volte in personaggi del Grande Schermo, mi sono rivista in fragilità e drammi, comicità e goffaggine, in sentimenti e amori, nella voglia di riscatto e rispetto, nell’invidia e nella gelosia, mi sono rivista come figlia, sorella, amante, amica, collega.

Mi sono sentita Nikita, aggressiva, arrabbiata, ma bisognosa d’amore e di una vita “normale”, ho invidiato la sua agilità e il suo fisico snello e atletico che non ho mai avuto, così come mi è successo con Beatrix di Kill Bill, una sorta di eroina ironica, combattiva e vincente, la scena della sua liberazione, dopo essere stata sepolta viva, per me rappresenta una metafora di tutto rispetto.

Con il mio fisico maledettamente mediterraneo, potevo poi non invidiare il Tenente Ripley e la sua abilità nel lottare contro Alien e il Male nell’Universo?! Lei rappresenta tutto, l’emancipazione in primis, così come la rappresenta Billy Jean King nella Battaglia dei Sessi e Tonya, due personaggi tormentati ma vincenti.

Mi sono immedesimata in una delle due protagoniste del film Una Donna in Carriera, no, non la manager rampante ma Tess, la dipendente denigrata – “mi passi la carta igienica Tess” – che riesce poi a riscattarsi.

Mi hanno commosso i momenti di fragilità emotiva di Beatrice e Donatella, ne La Pazza Gioia, ho rivisto alcuni momenti della mia vita, i momenti bui, quelli che per uscirci non bastano nemmeno gli insegnamenti, la meditazione e la formazione marziale del Maestro Pai Mei…
Già, anche la fragilità e le debolezze di Roberta, in Saturno Contro, mi hanno colpita, il suo essere dipendente sempre da qualcosa o da qualcuno.

Ho rivisto in alcune donne che ho incontrato nella mia vita l’infermiera Rached, de Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo, maledette, con l’unico scopo nella vita di ferire gli altri con il sorriso costante sulla bocca.

Seppur negando per anni il mio lato romantico, ho immaginato grandi passioni, travolgenti e dolorose, come quella di Lucille, in Suite francese, in un contesto storico dove si poteva morire per amore, uccisi da separazioni e diversità.
Ah il lato romantico! E di Suzanne ne L’Amante Inglese, ne parliamo? Certo, amori confusi ma intensi, dei concentrati di emozioni, che ti portano alle stelle e ti lasciano cadere senza paracadute.

E poi l’amore puro, candido, senza pregiudizi, come quello di Elisa ne La Forma dell’Acqua, mi sono immedesimata in lei, una “diversa” tra diversi consapevoli e normali inconsapevoli, e mi ho riflettuto su quanti “anfibi” ho rifiutato e che invece mi avrebbero amata e rispettata in modo incondizionato.

Gelsomina de La Strada, come lei mi sono sentita stanca di vivere, inutile, usata e inadeguata e ringrazio i “matti” che ho incontrato che hanno speso le loro energie per farmi ragionare e farmi capire il valore che ho.

Mi sono anche sentita simpatica, spiritosa e brillante come la protagonista di Un Pesce di nome Wanda, che bel personaggio! Dinamico e arguto.

E per finire mi sono anche sentita una bambina, e la mia preferita del Grande Schermo resterà sempre lei, Olive de Little Miss Sunshine, goffa, carina, simpatica e vera, maledettamente vera….

Dedico questo scritto a “contadini” e a tre uomini, cinematograficamente (va bene, non solo, ma devo contestualizzare) molto importanti per me: mio fratello, l’amico Davide, stimato montatore cinematografico, e  l’amico Marcello, grande esperto di cinema ed organizzatore di rassegne di film d’essai a cui io e la “contadina” non potevamo rinunciare.

Dedico questo scritto a “contadini” e a tre uomini, cinematograficamente (va bene, non solo, ma devo contestualizzare) molto importanti per me: mio fratello, l’amico Davide, stimato montatore cinematografico, e  l’amico Marcello, grande esperto di cinema ed organizzatore di rassegne di film d’essai a cui io e la “contadina” non potevamo rinunciare.