Non ho mai perdonato

“Non ho mai perdonato, come non ho dimenticato la Shoah, e mentre ero ad Auschwitz per un attimo vidi una pistola a terra, pensai di raccoglierla. Ma non lo feci. Capii che io non ero come il mio assassino. Da allora sono diventata donna libera e di pace”. Queste sono le parole rilasciate da Liliana Segre in occasione del Giorno della Memoria di questo 2021 presso la Cittadella della pace di Rondine, Arezzo. Proseguendo, la Segre ha ricordato anche altri dettagli della sua esperienza:

“Un giorno di settembre del 1938 sono diventata l”altra’. So che quando le mie amiche parlano di me aggiungono sempre “la mia amica ebrea”. E da quel giorno, a otto anni, non sono più potuta andare a scuola. Mio papà e i nonni e mi dissero che ero stata espulsa. Chiesi perché, mi risposero che ci sono delle nuove leggi e gli ebrei non possono fare più una serie di cose. Se qualcuno legge a fondo le leggi razziali fasciste capisce che una delle cose più crudeli è stato far sentire invisibili i bambini. Appena arrivati nel lager mi venne tatuato un numero sul braccio, e dopo tanti anni si legge ancora bene, 75190“.

A proposito di bambini, recuperiamo una sua testimonianza rilasciata nel corso degli anni, in cui Liliana Segre ricorda com’è stato il ritorno a casa, ma non alla normalità.

Liliana Segre - Wikiwand

«Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimenti e spensieratezza.»

Liliana Segre, “Un’infanzia perduta”, in Voci dalla Shoah testimonianze per non dimenticare