Per amore, solo per amore

Calci e pugni.

E dai e forza e tira fuori quello che sei veramente, dammelo quel pugno, prendimi a calci, pestami, lasciami lividi e cicatrici sulla pelle, vigliacco, non nell’anima, no, nell’anima non se ne vanno più, non si guarisce, non lo fare, non c’è cura per quelle voragini che mi lasci ogni volta e dentro le quali scivolo e non riesco a risalire. Fammi male, spezzami un braccio ma smettila di dirmi che non valgo niente, ci sto credendo, e quel che è peggio ci credo per amore, non lo fare, fermati prima, un poco prima delle umiliazioni che mi costringi ad ingoiare a cena, a pranzo e a colazione.

Non mi guardare cosi, non mi giudicare perché parlo e non sto zitta, perché voglio fare grandi cose, perché ho progetti straordinari, per me e per te, no, no, no, tranquillo non sarò mai migliore di te, non ti preoccupare tu rimani l’uomo di casa, quello che ha l’ultima parola, che prende le decisioni importanti, che porta lo stipendio a casa, che si assume tutte le responsabilità, che controlla, vigila, osserva, dispone, mantiene, che ha le spalle larghe, la testa sul collo e porta i pantaloni, ma ti prego, non mi umiliare ancora, non mi colpire, non mi giudicare, non ti sentire in pericolo, non sarò mai abbastanza, per te, per me, per la società, non sarò mai alla tua altezza, non sarò mai prima di te, non sarò mai pari a te, non sarò mai “come un uomo”, ma non mi rimproverare perché ho lasciato che lo yogurt scadesse in frigo senza che me ne accorgessi, ti prego, dammi uno schiaffo, urla, urla forte, tira fuori tutta la rabbia che se te la tieni ancora in gola si trasforma in malvagità e ti accende gli occhi e me li sento addosso e mi viene voglia di morire.

Ero al telefono con mia sorella, la password di gmail è paperino, ero sul lungofiume a camminare, ho dimenticato di prendere l’acqua, si si si ho sbagliato scusa, ho sbagliato a sedermi sul divano a mezzanotte dicendo “sono stanca”, hai ragione, la pigrizia non va bene, devo essere forte, uscire col freddo perché mi tempra, camminare a piedi anche sotto la pioggia altrimenti rischio di scivolare verso le facili comodità della vita. Ti chiedo perdono se mi ammalo, ma ti prometto che anche ammalata non me ne starò a letto a poltrire, farò tutto quello che devo fare come se stessi bene, ma si che vuoi che sia la febbre a 39 e mezzo, non è nulla, no ti giuro non prenderò farmaci, la febbre andrà via da sola. Ero incinta di sette mesi, avevo una broncopolmonite non diagnostica, non ho visto né medici né ho preso farmaci, perché io ero forte, ero speciale, ce la potevo fare da sola, “noi non abbiamo bisogno di nessuno”, ripeteva abbracciandomi mentre raccoglieva le prove per togliermi i figli, il mio diario segreto, i miei appunti, le bozze dei miei racconti, le intercettazioni telefoniche e quelle ambientali, l’investigatore privato. Mi persi tutto della vita, per inseguire un grande amore. Oggi mi dico, se mi avesse preso a calci invece di condannarmi con moralità, educazione e perbenismo, uccidendomi lentamente, forse, se mi avesse presa a calci, sarei andata a finire in ospedale ed oggi sarei sana e salva, avrei avuto il coraggio di parlare prima, di raccontare tutto e di ricominciare tutta intera, non ammaccata ed un attimo primo di esalare l’ultimo respiro.

Ho conosciuto una violenza che non ha nome e non fa rumore…quella che non finisce quasi mai sui giornali, che se ne va in giro in giacca e cravatta, in dosso ad un essere sbarbato e profumato, socialmente corretto. Prendimi a calci e tira fuori la rabbia, che dopo passa con qualche pomata ed un po’ di riposo. La violenza, quella vera, non fa male direttamente, non lascia lividi evidenti a tutti, non lascia prove né testimoni, ti conduce a farti del male, ti consuma e ti cancella dalla terra, alla fine, come non fossi mai esistita. E questo si chiama amore.