È la donna che ci salverà. Per amore, solo per amore.

Chi ha la bontà di seguire le mie lettere, non avrà certo mancato di notare l’evoluzione che hanno avuto nel tempo.

Ogni mio scritto è sempre stato accompagnato da una presentazione del giornale, una descrizione più o meno accurata dei suoi contenuti, degli argomenti trattati, degli ospiti così tanto graditi.

Con il passare del tempo, mi sono allontanato da tale pratica, più o meno volutamente.

Innanzitutto, con onestà, non posso nascondere una certa incapacità di gestire il mio tempo. Gli impegni professionali sono sempre più pressanti, e a risentirne è spesso la mia dedizione per questa creatura giornalistica nata ormai quasi nove anni fa, curata e cresciuta grazie alle persone che la accudiscono, la mia meravigliosa redazione! 

Riuscire ad esprimere lo spirito mensile del giornale è davvero compito arduo e faticoso, che richiede non solo uno slancio emotivo e sentimentale, del quale non mi sono mai privato, ma anche un approccio un po’ più analitico e razionale, che invece tante volte perdo per strada, anche perché la concentrazione è spesso vittima della stanchezza.

In secondo luogo, e sono convinto che sia il motivo preminente, mi sono reso conto del bel castello che abbiamo messo su, dell’impossibilità di raccontare il suo arredamento e soprattutto i suoi abitanti. Ho forse quindi inconsciamente voluto che a raccontarsi fosse il giornale stesso, le lettere scritte, espresse, sottese e vissute da ogni battito che ha deciso di occupare un piccolo o grande spazio nel cuore della nostra Condy. Ed il risultato, devo dire, ancora mi sconvolge. Perché è davvero tanto il sentimento che abbiamo costruito, è davvero tanto l’impegno che abbiamo profuso, è davvero tanta la bellezza che abbiamo raccontato.

Ma, allo stesso tempo, è ancora tanta anche la strada che abbiamo da fare, e questo nuovo numero lo dimostra. Impossibile descriverlo. Impossibile fare anche un solo cenno alle storie, ai sentimenti, alle emozioni, ai vissuti, alle energie, alle idee, ai silenzi… di ogni battito che ha pulsato in questa occasione.

Impossibile interpretare universalmente, concettualizzare gli stati d’animo.

Abbiamo deciso con la redazione di dedicare questo numero all’universo femminile. Abbiamo voluto testimoniare che questo 2021 sarà un anno “donna”. E già questo implica la rinuncia a qualsiasi descrizione, a qualsiasi costrutto, a qualsiasi titolo. Perché “donna” è innanzitutto mistero e trasparenza. Secondo Georg Simmel si ha l’oscura coscienza che posseggano il fondamento dell’esistenza in generale, e questo grazie alla loro natura, più compatta ed unitaria, che le conferisce un simbolismo cosmico, come se la donna avesse, oltre ogni palpabile singolarità, un rapporto con il fondo e con il tutto delle cose in generale. 

La donna è vita ed è colei che dà la vita. Ed è lei che ci salverà. 

C’è solo una cosa da fare, quindi. Leggere, riflettere, restare in silenzio, arrabbiarsi, identificarsi, ognuno con i suoi codici, ognuno con le sensazioni dettate dal proprio essere.

Vivrete, care lettrici e cari lettori, una lettura intensa. Preparatevi a gioire e a soffrire, contemporaneamente. 

Perché in fondo, gioia e sofferenza si terranno sempre a braccetto. Non possiamo separarle. Ma parteggiare sì, per l’una, piuttosto che per l’altra.

Scrivo queste parole nella Giornata della Memoria. Chi segue il nostro giornale, sa bene che per noi le ricorrenze sono quotidiane. Ogni giorno è memoria. Ogni giorno il nostro cuore non potrà smettere di domandarsi quale e quanto amore avrebbero potuto donare al mondo, all’umanità, alla vita, tutti gli esseri umani a cui è stata maledettamente privata l’esistenza, la dignità, l’amore.

Penso ad ogni donna. Ad ogni mamma. Ad ogni figlia. Penso a quanto è piccolo il mio cuore. Penso a quanto possa espandersi, se solo nutrito con il cibo più buono.

Per amore, solo per amore.