Imparare a vivere nel dolore giorno dopo giorno. Storia di una mamma sopravvissuta. Caterina Villirillo

A tre anni dalla morte del figlio Giuseppe, l’appello di Caterina Villirillo, presidente dell’associazione “Libere Donne”, al presidente della Repubblica per chiedere il riconoscimento dello status vittime di reato: “Ci vuole più coraggio a sopravvivere che a morire”.

Dedicata a Giuseppe Parretta

Al posto tuo

Ho avuto sempre il mare davanti

La sua luce e i suoi riflessi

A ricordarmi quant’è bella la vita. 

E dietro le mie spalle

Lame affilate, veleni e terribili segreti

Ma il mare m’accecava

E la vita era bella lo stesso. 

E cento passi potevo farli anch’io

Forse anche di più 

Per andarmene lontano

Da questa città che piange sangue.

Ma ho preferito rimanere e

Diventare scudo.

Se fossi partito

Madre mia

Ora sarei lontano

E tu al posto mio.

Ma è meglio così 

Che troppo dolore

Non avrei saputo portarmelo

addosso.

Racconta la mia storia

e vivi la mia vita

Mamma

Che l’amore di una donna 

smuove le montagne 

e cambia gli uomini 

e cambia la storia. 

Io sono ancora qui

Tra queste strade

Ad aiutarti 

Col mare negli occhi 

e l’anima pulita.

Giovanna La Vecchia

Era il 13 gennaio 2018, Giuseppe Parretta, appena 18enne, viene freddato a colpi d’arma da fuoco da un pluripregiudicato nella sede dell’associazione “Libere Donne”, nel pieno centro di Crotone, presieduta dalla madre Caterina Villirillo. Un delitto che sconvolse tutta la nazione, una morte assurda ed un gesto eroico di Giuseppe che, per evitare una strage, si parò davanti alla madre, ai due fratellini ed alla fidanzata e si fece bersaglio di quattro colpi sparati a sangue freddo con lucida determinazione e consapevolezza. Da quanto emerge il bersaglio dell’omicida sarebbe stato la madre “colpevole” di svolgere da oltre quindici anni attività a sostegno delle donne vittime di violenza e da più di trent’anni impegnata nel sociale, un’attività “scomoda” che andava fermata. Ma Katia non si è mai fermata, neppure davanti alla morte del figlio Giuseppe, un ragazzo straordinario, amato da tutta la popolazione, un “uomo” che dopo la morte prematura del padre, aveva assunto su di sé il carico dell’intera famiglia, lavorando come cameriere fino a tarda notte e condividendo i banchi di scuola al mattino con i suoi compagni. Un piccolo grande uomo, come lo definivano tutti, che fino alla fine ha dimostrato il suo straordinario senso di responsabilità ed il suo amore incondizionato per la famiglia, tanto da non esitare neppure davanti alla morte pur di difendere la vita dei suoi cari. Si è fatto scudo pur di risparmiare la madre, i fratelli e la fidanzata davanti ad un orrore che non conosce eguali, martire, eroe, esempio di amore e coraggio, a soli 18 anni. 

Il suo assassino, oggi condannato in primo grado all’ergastolo, non ha esitato neppure un attimo, sparando ripetutamente ad un ragazzino disarmato. 

Nel giorno del terzo anniversario della morte di Giuseppe, la mamma annuncia che, proprio nei locali dell’associazione, sarà realizzata una Casa della Memoria delle vittime di reato. “Sarà un luogo dove, con una targa dedicata ad ognuno dei ragazzi  barbaramente uccisi, si potrà ricordarli per sempre. Giuseppe ha perso la vita per salvare la sua famiglia e questo non va mai dimenticato”.

Katia ha continuato a lottare per tutte le donne, non si è mai fermata neppure davanti alla recente malattia che l’ha colpita duramente, dando sostegno alle famiglie bisognose, alle mamme senza attività lavorativa, raccogliendo per loro generi alimentari di prima necessità, abbigliamento, scarpe, giocattoli e tutto ciò che può dare un sostegno. Katia si occupa anche della ricerca di un reinserimento sociale e professionale delle mamme e la sua associazione è ormai un punto di riferimento anche come sostegno psicologico e terapeutico. Una vera e propria “casa accoglienza” aperta a tutti, continuamente, un luogo sicuro che doveva essere un riparo e che invece fu profanato in chiaro segno di spregio e disprezzo lasciando un segno indelebile tra quelle mura e nel cuore e nella vita di una madre-coraggio determinata ad ottenere giustizia e mai vendetta, come lei stessa ha dichiarato nell’aula del tribunale di Catanzaro dove si sono tenute le udienze per la causa contro il pluripregiudicato Salvatore Gerace.

Oggi, a distanza di tre anni dalla morte del figlio Giuseppe, Caterina ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. 

“Sono Caterina Villirillo, madre di Giuseppe Parretta, ragazzo di 18 anni ucciso da un pregiudicato legato alla criminalità di Crotone. Le scrivo alla vigilia del terzo anniversario della morte di mio figlio, anche se le ho già inviato un appello l’anno scorso, a cui non ha fatto seguito alcuna risposta.

Mi chiedo il motivo per cui lei non mi abbia mai risposto visto che lei stesso è fratello di una vittima, e per questo dovrebbe affiancare appieno le vittime di reato, non solo per il ruolo istituzionale, ma con il cuore.

Subito dopo l’efferato assassinio di mio figlio avvenuto sotto i miei occhi e davanti agli altri miei due figli minori, ho avuto molte promesse da parte delle istituzioni locali ma in realtà nessun aiuto. Neanche un aiuto economico per le spese del funerale di mio figlio.