Intervista a Emanuela Mari

La “protezione personale” come forma di prevenzione della violenza

Dr.ssa Emanuela Mari, psicologa, dottoranda di ricerca in psicologia e scienza cognitiva, assegnista di ricerca, collabora presso il Laboratorio di psicologia sperimentale applicata del Dipartimento di Psicologia – Sapienza Università di Roma. Cintura nera di karate. Ha intrapreso questa disciplina all’età di 10 anni e ha partecipato a numerose competizioni sportive a livello nazionale ed internazionale. Attualmente istruttore ed arbitro nazionale, da tre anni ha abbandonato l’agonismo per dedicarsi alla carriera professionale.

Il connubio tra la passione per il karate e l’esperienza maturata in ambito psicologico sui temi della violenza di genere, dell’aggressività e della comunicazione ha consentito alla Dottoressa Mari di sviluppare, in collaborazione con esperti appartenenti alla Polizia di Stato, programmi di formazione diretti a donne e uomini per la prevenzione della violenza fisica e psicologica, partendo da un primo progetto sviluppato dal Dipartimento di Psicologia, Sapienza Università di Roma, insieme al Ministero dell’Interno.

Dottoressa Mari, la violenza di genere è una piaga ancora molto radicata nella società attuale. Purtroppo, abbiamo constatato un aumento della violenza, domestica e di genere, anche e soprattutto durante i mesi del lockdown a causa della pandemia da SARS-Covid19. Partendo dal presupposto che occorre muoversi su più piani al fine di poter contrastare questo fenomeno, in che modo ritiene sia possibile attuare concretamente la prevenzione della violenza di genere?

Certamente si può provare a farlo da diversi punti di vista e soprattutto con diverse modalità. È fondamentale arrivare a più livelli, a partire dall’informazione; molto spesso si tende a sottostimare alcuni eventi o campanelli di allarme. Purtroppo, viviamo in una società in cui troppo spesso “disattiviamo” i nostri sensi a partire da come siamo fruitori della strada, molto spesso distratti, diventiamo sordi e ciechi, la cosa peggiore è che decidiamo di esserlo…perché siamo totalmente immersi nel nostro smartphone o nella musica che ascoltiamo in cuffia. È importantissimo sensibilizzare già a partire dalla giovane età, educando alla cultura del rispetto e della non discriminazione, sia per il genere femminile sia per quello maschile. È inoltre importante anche formare i primi attori che potrebbero potenzialmente essere coinvolti nella denuncia di una violenza come, per esempio, gli operatori delle Forze dell’Ordine e degli Ospedali; tanto finora è stato fatto, ma continua a non essere abbastanza e una delle constatazioni che lei faceva è proprio quella riferita al fatto che, durante le restrizioni dovute al Covid-19, la violenza domestica è aumentata. Questo dato è riferibile non solo alla popolazione italiana, ma in generale stiamo conducendo un’indagine su dati internazionali e ciò che emerge è proprio un aumento dell’incidenza del fenomeno, benché risulti più complicata la denuncia.

Quanto incidono gli aspetti “socioculturali” nella percezione delle diverse forme di violenza ed aggressività, fisica e verbale, da parte di donne e uomini?

Certamente gli aspetti socioculturali giocano il loro ruolo e magari alcuni elementi che la nostra cultura ritiene non accettabili, per altre culture lo sono, ma la violenza non dovrebbe avere né colore, né ammettere differenti storie, tantomeno dovrebbe essere legittimata. Purtroppo, anche durante la formazione emergono degli episodi in cui si considera “normale” utilizzare la forza, ma chiaramente non può essere così. Questo non riguarda solo la violenza nei confronti delle donne, ma la violenza in generale. 

La vittima di un episodio di violenza può riuscire a gestire l’escalation dell’episodio aggressivo e in che modo?

Può farlo, ma non è banale. Riuscire a gestire l’escalation di un episodio aggressivo richiede una buona capacità di gestione e di regolazione delle proprie emozioni. Occorre ovviamente fare delle distinzioni. Nei casi in cui siamo di fronte ad una violenza all’interno delle mura domestiche entra in gioco una componente fortemente correlata agli aspetti affettivi, molto spesso ciò avviene quando dalla relazione sono nati dei figli, o gli stessi sono testimoni di quelle violenze, per cui la vittima deve poter riuscire a gestire quel tipo di escalation che è totalmente spostata su un piano emotivo; anche gli attacchi verbali, e non solo, possono essere orientati ad elementi personali, temi che feriscono e non è affatto facile. Altra questione è legata a potenziali interlocuzioni aggressive che avvengono in strada, sul luogo di lavoro, sui mezzi pubblici. In questi casi, può venir meno la componente affettiva e quindi si potrebbe acquisire una maggiore lucidità di azione, ma non sempre è così.