Intervista a Emanuela Mari

Un evento aggressivo può essere definito come costituito da un innesco, un’escalation e una conclusione, è fondamentale far sì che quell’escalation, che può essere vista come una parabola geometrica, non raggiunga il massimo picco e questo può essere fatto solo con una buona gestione del tempo e dello spazio. Come? Con l’utilizzo della comunicazione, sia essa verbale o non verbale; non bisogna mettere in atto un gioco forza, ma spostare i piani di comunicazione sul contenitore, non sul contenuto…mi spiego meglio, se vengo aggredita verbalmente da un persona su qualcosa che mi ferisce, piuttosto che andare ad alimentare con ulteriore “benzina” quel fuoco, devo cercare di spengerlo, diluendo il tempo e allungando la distanza, con i principi base di quella che è poi la negoziazione, il concetto di “win” or “win”. Apparentemente potrebbe sembrare una vittoria insoddisfacente, ma bisogna riflettere sul fatto che una perdita ammissibile, che può essere un oggetto anche di gran valore, non è nulla di fronte alla perdita della vita, allora lì si comprende davvero la logica della vittoria. 

Troppo spesso ci troviamo di fronte a casi di donne e uomini uccisi per motivi futili, come un parcheggio al supermercato o per non aver rispettato la fila al tabaccaio. La vita è troppo preziosa per essere persa in questo modo.

Quali sono gli aspetti che ci permettono di distinguere i concetti di “autodifesa” e di “protezione personale”? 

Questa è uno dei primi quesiti che poniamo ai partecipanti dei nostri corsi. In ognuno di noi c’è la risposta, ma molto spesso ce ne dimentichiamo. Quando parliamo di autodifesa o difesa personale facciamo riferimento necessariamente alla risposta ad un attacco, per cui diciamo che possiamo considerarla come l’extrema ratio; la messa in atto di una difesa personale ne preclude la conoscenza, non ci si può improvvisare. Con protezione personale intendiamo tutto ciò che viene prima, a partire da come muoviamo il nostro corpo nello spazio (prossemica), dai messaggi che inviamo ai nostri interlocutori, il linguaggio che utilizziamo e quante “sonde” abbiamo attivato nella ricezione dei segnali esterni. Sì, proprio così definiamo i nostri preziosi sensi, fondamentali nella percezione del pericolo. 

Elementi imprescindibili della protezione personale sono gli aspetti giuridici di base e le tecniche di antiaggressione. In un certo senso possiamo dire che la difesa personale rientra in quello che in maniera più ampia viene definita protezione personale”.

Nello specifico, negli ultimi 5 anni oramai, abbiamo portato in numerosi contesti, sia aziendali che formativi di vari ordini e gradi, dei programmi di formazione rivolti a donne e uomini per contrastare e prevenire la violenza nelle sue varie forme. Il motivo per cui i nostri seminari sono rivolti ad entrambi i sessi, è proprio legato al fatto che il cambiamento deve avvenire a vari livelli. È fondamentale, inoltre che, al fine di ricreare una situazione il più possibile vicina alla realtà, le donne non si confrontino solo tra di loro, ma anche con un partner di sesso opposto, proprio per comprenderne l’efficacia.

Come viene strutturato un corso di “protezione personale” e quali sono i punti fondamentali che vengono affrontati?

La caratteristica dei nostri seminari è proprio la modularità degli interventi, in funzione sia del tipo di platea che del tempo a disposizione. È però fondamentale non tralasciare mai i concetti chiave:

– La psicologia dell’aggressore e il riconoscimento degli indizi aggressivi;

– Cenni ai riferimenti normativi relativi alla violenza di genere;

– L’analisi di un evento critico dovuto all’incontro con un interlocutore aggressivo;

– L’uso efficace della comunicazione verbale e non verbale;

– Prossemica efficace: posizione e gestione del corpo nello spazio in situazioni di criticità;

– Tecniche di antiaggressione riprese dal Krav Maga, disciplina israeliana, come strattonamenti, spinte e schiaffi. Costrizioni. Strangolamenti e soffocamenti. Approccio all’utilizzo di oggetti di uso comune come penne, bastoni;

– Respirazione tattica.

Nessun seminario è mai uguale all’altro, perché, essendo estremamente interattivo, è la platea a decidere in che direzione andare. Difficilmente mostriamo slide, ma utilizziamo moltissimo materiale multimediale, integrandolo con oggetti di uso comune e non solo. Molti dei nostri materiali sono ripresi da casi reali.

Come è possibile potenziare le abilità emotive e le capacità di riconoscimento dei segnali di una possibile aggressione?

Quello che si può fare è allenarsi al riconoscimento di quelli che sono alcuni possibili segnali, sia attraverso la lettura delle espressioni facciali sia attraverso l’ascolto attivo. Nei nostri seminari prevediamo proprio una parte legata alla lettura delle emozioni, attraverso degli esercizi guidati e dei role playing, in cui si simulano delle situazioni reali, dove i partecipanti diventano parte attiva del processo. Queste simulazioni vengono fatte sia per quanto concerne una parte prevalentemente verbale, sia per prendere parte alle esercitazioni di tipo fisico. Chiaramente non si tratta di una scienza esatta, ma prendere in considerazione alcuni elementi può certamente ampliare il proprio bagaglio di conoscenza e consapevolezza, oltre a ridurre potenziali rischi. In alcuni specifici casi è ovviamente impossibile pensare di predire determinati comportamenti, per esempio se si prende in considerazione l’effetto che può provocare l’assunzione di sostanze o la presenza di disturbi psicotici. 

Uno dei fattori protettivi individuabili nell’elusione di un evento aggressivo è relativo ad una buona abilità emotiva, intesa come saper riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni, quella che Goleman e altri studiosi hanno definito come intelligenza emotiva. È quindi estremamente importante anche il concetto di empatia.