Intervista a Laura Scrano

La rivoluzione nel mondo del restauro: “Smart Cities and Communities” –  il biorestauro ed il criterio ecologico raccontato da Laura Scrano, ricercatore all’Università della Basilicata. 

Il nuovo progetto per risanamento, manutenzione, conservazione e restauro sostenibile e programmato del patrimonio culturale

L’Italia ha un patrimonio culturale e artistico unico nel mondo e, non a caso, il nostro Paese detiene il primato di siti Unesco. Questo patrimonio, però, subisce un lento e costante deterioramento, che si traduce in cedimenti strutturali e danni. Tale processo, si inserisce nel ciclo della trasformazione della materia ed è gestito da fattori fisici, biologici e chimici, specifici per ogni monumento. 

Alcuni microorganismi, però, sono in grado di avviare processi virtuosi con il risultato di bio-consolidare l’opera senza danneggiare l’ambiente. La loro naturale attività produce sostanze compatibili chimicamente e strutturalmente con le pietre carbonatiche, conferendo resistenza e coerenza al substrato da risanare.

Il Progetto “Smart Cities and Communities” – Innovazione di prodotto e di processo per una manutenzione, conservazione e restauro sostenibile e programmato del patrimonio culturale, è un’iniziativa finanziata dal MIUR con l’ obiettivo di sviluppare tecniche innovative di Bio-risanamento. a base di biocidi organici naturali ottenuti da microrganismi antagonisti attivi contro microorganismi responsabili di deterioramento (ex. alterazione cromatica, erosione, aumento della porosità e perdita dell’efficienza termica) e l’utilizzo, come sistema di Bio-mineralizzazione, di microorganismi colonizzatori autoctoni in grado di indurre la precipitazione di carbonato e, quindi, il consolidamento strutturale.

Abbiamo incontrato per i lettori di Condivisione Democratica la dott.ssa Laura Scrano, ricercatore presso il Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo, Università della Basilicata. Una donna solare, innamorata del suo lavoro, appassionata, impegnata, spontanea, collaborativa e disponibile che ha saputo rendere, con un linguaggio semplice, accessibile a chiunque un argomento molto complesso ma di fondamentale importanza per il nostro Paese. 

Quando e dove nasce il progetto? 

“Il progetto nasce nel 2010 nell’ambito del Dottorato di Ricerca Internazionale, attivo presso l’Università degli Studi della Basilicata, da un’idea di ricerca pensata dalla dott. Laura Scrano e dal prof. Sabino Aurelio Bufo.

L’obiettivo era l’approfondimento della conoscenza dei fenomeni, antropici o naturali, che sono alla base del deterioramento del nostro patrimonio culturale. La prima attività di ricerca ha visto impegnati due dottorandi ed uno studente di laurea magistrale.

Lo studio ha confermato, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, che i cambiamenti climatici e le attività antropiche stanno accelerando il “decay” del materiale lapideo utilizzato per monumenti e residenze storiche. Ma è emerso anche che alcuni microrganismi autoctoni, colonizzatori naturali del materiale lapideo, hanno una capacità “ricostruttiva”, producendo bio-calcite che si integra perfettamente con il supporto calcareo colonizzato. Altri microrganismi sono, invece, in grado di esercitare un’azione di bio-pulitura della superficie delle opere aggredite da funghi e muffe.

La sperimentazione ha avuto la possibilità di godere del finanziamento del Ministero dell’Università e della Ricerca che ha assegnato fondi europei al nostro progetto “Innovazione di prodotto e di processo per una manutenzione, conservazione e restauro sostenibile e programmato del patrimonio culturale”, con la collaborazione delle Università della Basilicata, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Università dell’Aquila, l’Università  “La Sapienza” di Roma e una compagine industriale che ha tradotto in pratica applicazione i ritrovati della ricerca scientifica.

L’obiettivo del progetto è stato Ricercare e Sviluppare nuovi  prodotti non nocivi per la salute umana, a basso impatto ambientale, altamente selettivi e a basso costo per il recupero dei beni storico-culturali, e Realizzare una piattaforma tecnologica di programmazione degli interventi preventivi di manutenzione”.

A che punto è la ricerca?

“Il progetto finanziato è terminato il 31 dicembre 2019 ma, ovviamente la ricerca continua poiché la conservazione e il godimento in sicurezza del nostro patrimonio culturale richiede un lavoro continuo di qualificazione dei materiali con cui sono state realizzate le opere di valore storico-culturale.

La procedura metodologica d’intervento è stata definita ed è stato chiarito che ogni bene è “un unicum”, non è possibile cioè generalizzare e procedere indiscriminatamente ai trattamenti ricostruttivi e/o conservativi. Inoltre, è emerso che è necessaria una preventiva caratterizzazione chimico-fisica del supporto su cui intervenire e solo dopo è possibile procedere correttamente con la bio-pulizia e il bio-consolidamento”.

Il nuovo metodo applicato allunga i tempi di restauro o rimane invariato l’intervento in termini di tempo e di impegno? 

“Il restauro diventa puntuale. I tempi si allungano ma i risultati sono migliori poiché i batteri autoctoni normalmente presenti sul bene producono bio-calcite compatibile e incorporata con il substrato. Si evita l’utilizzo di materiali che nel lungo periodo potrebbero arrecare nocumento al bene”.

Rispetto alla vecchia metodologia di intervento cosa cambia?

“Il modo di pensare e di intervenire. Non più interventi “in emergenza” e su interi edifici/monumenti. Il monitoraggio del bene deve essere costante e gli interventi di manutenzione devono prevenire il disastro senza aspettare che vi siano segni macroscopici di cedimento o danno biologico.

Spesso gli interventi di pulitura sono fatti solo in occasione di visite importanti, mostre o urgenti lavori di consolidamento strutturale. La necessità di risolvere in fretta induce a utilizzare prodotti chimici, se non tecniche di abrasione con sabbia o con polveri speciali arricchite di ossidi metallici. Naturalmente, il primo impatto negativo coinvolge il personale che manualmente opera la pulizia, costretto a maneggiare sostanze non del tutto prive di effetti sulla salute. In altri casi, meno avari di tempo, può è utilizzato un lavaggio con acqua o una soluzione detergente spruzzata ad alta pressione sul bene da pulire. L’effetto abrasivo del getto asporta lo strato più superficiale, diffondendo nell’atmosfera un particolato sottile che si disperde, ricadendo al suolo dopo diverse ore.

La bio-pulizia e il bio-consolidamento sono tecniche invece che richiedono programmazione e tempi non proprio brevi, ma il risultato che se ne ottiene non ha paragoni.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione che consentirà grandi traguardi per la salvaguardia di opere ed ambiente”.

Cosa permetterà tale nuovo metodo? Quali sono i vantaggi?

“Trattamenti puntuali con prodotti naturali che tutelano il bene, la salute degli operatori e di noi tutti.

In particolare, il nuovo metodo spinge ad un’accurata programmazione, evitando i trattamenti d’emergenza mediante tensioattivi, chelanti e solventi organici”.