Mamma, cosa significa arrendersi? Non lo so, siamo donne.

Louise Bourgeois fotografata da Annie Leiblvitz_

Ho avuto la fortuna di incontrare molte donne straordinarie, ma Louise Bourgeois, più di tutte, mi è rimasta nel cuore.

Questa provocante scultrice franco-americana ha saputo superare nelle sue opere i confini delle emozioni e della forme. Con la sua arte ha cantato il dolore e lo strazio dell’abbandono. Osservando le sue sculture, le sue installazioni, i suoi disegni, o ‘pensieri-piume’, su cui ferma fugaci impressioni, si intuisce la voce del ricordo e la consapevolezza di affidare alla creatività il proprio tormento. Perché l’arte è sia affermazione che sublimazione della propria identità di donna e di artista.

Louise Bourgeois: la forma delle emozioni. 

L’arte ha spesso il compito di far re-esperire tutto ciò che bisogna affrontare e che è indicibile.
E, a volte, l’indicibile diventa evidente.

Il dolore, a volte, sale come uno tsunami. E’ una sorta di corpo a corpo, uno scoglio che sembra impossibile poter superare.

Ci sono donne che invece di sfuggire alla sofferenza la abbracciano interamente e mettono ordine alla loro vita, con grande forza.

Ne è esempio la scrittrice cilena Marcela Serrano, che dopo la perdita della sorella amatissima, si isola nella sua casa di campagna e vince questa battaglia attraverso la scrittura, dando vita a ‘Il Mantello’, libro di ‘appunti’, come li chiama lei, pieno di sensazioni ed emozioni in memoria di Margarita.

Marcela evoca ‘cose che piacevano a Margarita’. Accompagna i suoi lettori a conoscere questa sua affascinante sorella, con la passione per lo scrivere, per i tacchi alti. E poi ancora ‘il sospirare, la manicure, i colpi di sole, controllare i figli, ignorare i conflitti, sedurre, fare il bastian contrario, i tessuti di voile, viaggiare, perdere tempo, i cavalli, i paesaggi bucolici, fare la marmellata, conversare accanitamente, ridere’.

Un racconto delicato con cui rielabora il lutto, il vuoto, la mancanza.

E poi c’è Lei, la Divina, Maria Callas. Il suo bel canto lascia il posto alla drammatizzazione del dolore espresso per mezzo del palcoscenico nel mondo reale.

Per la critica Maria Callas è una soprano che si trasfigura nei personaggi. In “Vissi d’arte” del secondo atto della Tosca di Puccini, nella pronuncia del ‘perché’ in ‘perché me ne remuneri’ si percepisce il suo pianto interno, si sente la veridicità del singhiozzare. Lei non interpreta quest’ultima aria, non recita come fanno le altre, lei la vive.

La sua vita è costellata di grandi fortune e celebrità ma anche di tragedie. Nel 1960 rimane incinta di un figlio non voluto dal magnate Aristotele Onassis e il bimbo respira solo per poche ore.
Un dolore straziante a cui seguirà presto quello del tradimento.
Dopo anni d’attesa per questo amore estremo, la Callas viene a conoscenza, tramite i quotidiani, che Onassis avrebbe sposato Jacqueline Kennedy, vedova del Presidente americano.

Quando il magnate, pentito della sua scelta rivelatasi sbagliata, riprovò a contattarla, la Callas gli diede una risposta esemplare: ‘in me vive l’Antica Grecia, lascia che io viva con me stessa questa tragedia’.

Per Maria Callas. 

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