Mamma, cosa significa arrendersi? Non lo so, siamo donne.

La poetessa Alda Merini ha saputo trasformare la tragedia di una vita ‘diversa’ in Poesia universale.

Maria Corti, critica letteraria e sua intima amica, scrive: ‘Nella sua scrittura vi è prima una realtà tragica vissuta in modo allucinato in cui lei è vinta; poi la stessa realtà irrompe nell’universo della memoria e viene proiettata in una visione poetica in cui è lei con la penna in mano a vincere’.
Ha trovato i suoi versi intingendo il calamaio nel cielo.

AldaMerini: “Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo.”

Sono molti i cuori infranti che pulsano nell’universo femminile.
Cuori che spesso trovano un riscatto.

Come la mia amica Sara Simoncelli che ha vissuto un’esperienza tragica, anzi direi feroce, ma è riuscita a rivedere la luce, perché lei è LUCE.

‘Un nuovo futuro per Sara.’ 

A brillare è l’originalità e la differenza dell’essere donna.
E’ il seminare conoscenza e intelligenza.

E Ida Farè l’ha fatto durante tutta la sua vita.

Ida, insieme a Corrado Levi, Giacomo Scarpini e Giovanni Cesareo, è stata la mia bussola alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.
Architetta, giornalista, antropologa, scrittrice, ma soprattutto esponente del femminismo della differenza e della Libreria delle Donne di Milano, è stata una inesauribile fonte di ispirazione per ricerche, iniziative e pubblicazioni.
E’ mancata l’8 agosto 2018, un giorno dopo la morte di mia madre.


Ida Farè – foto di Paola Mattioli

Luciana Castellina sul Manifesto del 10/08/2018 scriveva: ‘Negli ultimi anni, provata dal dolore per la perdita di un figlio, piegata da molti malanni, Ida aveva inventato un altro suo specialissimo modo per far vivere il suo punto di vista: veniva a cucinare alla Libreria delle Donne, quando, nel weekend e generalmente a seguito di un qualche dibattito, si cenava tutte e tutti assieme.
Era la cucina relazionale come pratica politica, anche titolo di uno dei suoi ultimi libri.
Con Luisa Muraro avevano avviato un ciclo filosofico su ‘cibo dell’anima e cibo del corpo’, e di qui anche una conferenza dedicata ad Estia, dea del focolare.
È in quella cucina della Libreria delle Donne che ho visto Ida l’ultima volta, non molto tempo fa. Mi ha anche regalato un prezioso libro di ricette femministe.
Come è triste sapere che non ci sarà più.’

Queste parole testimoniano quanto Ida fosse stimata ed amata per il suo impegno sociale, politico e per la sua capacità di ‘abbracciare’ gli altri con generosità.

Madre di quattro figli, ha sempre dato grande attenzione alle donne, al loro modo di abitare e di vivere la città.
È proprio questo l’aspetto di cui Ida si è occupata durante il suo insegnamento alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Ho frequentato il suo corso intitolato ‘I modi dell’abitare‘ ed è stata, insieme a Giovanni Cesareo, relatore della mia tesi di laurea, una lettura degli scenari di vita domestica in rapporto ai mass media, un viaggio tra realtà ed immaginario nell’universo femminile.
Universo scandagliato in maniera minuziosa da Ida, narrato nelle storie scritte, come in ‘Mara e le altre‘ o ne ‘La mia signora‘ e nelle interviste fatte.
Nel marzo 1979, per EFFE Rivista Femminile intervista Paola Borboni, ‘una giovane, bellissima, vecchia attrice tornata in palcoscenico’ a gennaio dello stesso anno, che si racconta, ‘sdraiata su un divano a cornice, vestita di una vestaglia verde pisello, mentre sottolinea e ripiega una serie di riviste che riportano qualcosa sul suo ultimo spettacolo, sulla sua vita, sul suo strano destino. (aveva perduto il giovane marito Bruno Vilar in un incidente d’auto, l’estate prima)’.

‘Il coraggio di riprendersi la vita’
intervista a Paola Borboni di Ida Farè.

Ho chiesto ad un suo amico, un uomo davvero speciale, di scrivere qualche pensiero in ricordo di questa donna straordinaria che ha lasciato un vuoto incolmabile ma, allo stesso tempo, ha lasciato dei segni indelebili e degli strumenti fondamentali per continuare ad agire, a lottare, ad indagare, ricercare e costruire nuove identità, a partire dalle donne stesse. 

Quest’uomo si chiama Diego Dalla Palma e lo ringrazio profondamente per questo dono prezioso.

‘Per Ida Farè’ di Diego dalla Palma