ViEli, una donna qualunque.


Nell’immagine, particolare di un’illustrazione di René Gruau.

Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri, di cellule e neuroni, di ferite e di entusiasmi, di amori e disamori.
Una donna è inevitabilmente la storia del suo ventre, dei semi che vi si fecondarono, o che non furono fecondati, o che smisero di esserlo, e del momento, irripetibile, in cui si trasforma in una dea.
Una donna è la storia di piccolezze, banalità, incombenze quotidiane, è la somma del non detto.
Una donna è sempre la storia di molti uomini.
Una donna è la storia del suo paese, della sua gente.
Ed è la storia delle sue radici e della sua origine, di tutte le donne che furono nutrite da altre che le precedettero affinché lei potesse nascere: una donna è la storia del suo sangue.

(Antigua, vita mia. Marcela Serrano)

UNA DONNA QUALUNQUE, IERI.

Sono nata in una famiglia “confusa”, con poche certezze e nessuna figura di riferimento sebbene avessi padre e madre. Sono la penultima di quattro figli. Quando raggiunsi l’età della ragione, non troppo tardi a dire il vero, cominciai a riflettere su ognuno dei componenti del “luna park” di cui facevo parte.
Del periodo antecedente alla frequentazione della scuola elementare, ricordo solo tanti cari parenti, sorridenti e pacati da parte del babbo, e altri “variegati” dalla parte di mamma.
I soggetti piloti “colpevoli” del gruppo familiare che inizio ad analizzare sono i miei genitori.
Ho sempre pensato che, data l’epoca di inizio della loro storia, essi fossero due giovani alla loro prima esperienza amorosa. Due ragazzi che si erano lasciati andare ad eccessive e pericolose effusioni e così mia madre rimase incinta. Scandalo!!!
Si sposarono, privi di sentimenti maturati ed espressi nel tempo.
Lui, giovane colto, pacato e controllato di poche parole ma con grandi obiettivi di realizzazione personale e professionale (avrebbe voluto diventare medico).
Lei, una ragazza non ancora diplomata che sognava un matrimonio da favola, come da copione.
Anche se all’inizio, per mia madre, era solo un’infatuazione, ben presto quel sentimento si trasformò in amore. Un amore fatto di una gelosia ossessiva, forse dettata da una grande insicurezza e dalla poca fiducia in se stessa.
Forse, anche mio padre provava amore nei suoi confronti. Ma certo è che le continue scenate di gelosia e i costanti silenzi non favorirono il loro rapporto.
Io mi rifiutavo di scegliere da che parte stare. Ogni tanto, il babbo si allontanava da casa con qualche scusa. L’unico modo che mia madre conosceva per far pace con lui, era offrirsi per fare sesso, nel tentativo di legarlo a sé…e così siamo nati noi, quattro figli.
Questa tecnica si rivelò comunque invana. Si viveva di silenzi e di lacrime.

Col tempo sono diventata più severa nel giudicarli e, istintivamente e lentamente, mi legai sempre più a mio padre.
Gli somiglio fisicamente ma, soprattutto, emotivamente, nel modo di essere.
Ci piaceva sorridere, dipingere, viaggiare, sognare. Stavo accanto a lui quando si sedeva al pianoforte e suonava ogni genere di musica. Io e mia sorella cantavamo opere, operette, classici italiani e stranieri. Lui suonava anche il violino e la fisarmonica.
Io vedevo nei suoi occhi il rimpianto, la tristezza e la mancanza d’amore e comprensione nella sua vita.

Non sono mai andata d’accordo con mia madre. La rispettavo, ero ubbidiente, l’aiutavo, le volevo bene, ma non mi capiva perché ero troppo simile a mio padre.

Quando lui tornava a casa dal lavoro, io facevo il pagliaccio e parlavo continuamente per coprire la tensione che si percepiva nettamente in quella casa.
Ero la più piccola e la ‘scemina’ di casa, come diceva mamma.

Papà è volato in cielo a soli 49 anni per un infarto.  Io ne avevo 17 e ancora adesso mi manca da morire e vorrei poter raccontare a lui tutta la mia tristezza e la mia gioia.

Eravamo due spiriti liberi e curiosi della vita, con gli occhi rivolti verso l’infinito.
Mi sono mancate tante speranze ed esperienze, quelle che formano il carattere e la personalità in un individuo. Tutto questo ha fatto sì che divenissi un mostro di autonomia, cocciutaggine e  temperamento deciso. Ha scatenato in me un desiderio violento di libertà materiale e mentale.
Non amo “chiedere” né sentimenti, né aiuto…..per il resto preferisco sbagliare da sola.

Ho scelto di allontanare ogni desiderio che, conoscendo i miei limiti, so di non essere in grado di realizzare.
A tratti mi travolge una sorta di stanchezza e una voglia di poter poggiare la mia vita sulle spalle di un altro essere, lasciandogli il compito di sorreggerla. Quanti anni sono passati!!!