Riflessioni sulle relazioni amorose e le restrizioni dovute alla pandemia

L’amore, in tutte le sue forme, da sempre è energia vitale e sin dai tempi antichi ha ispirato narrazioni, ha attraversato la storia del mondo sino ai nostri giorni, sfiorando e avvolgendo l’essenza di ogni essere vivente. 

Febbraio è il mese dell’anno maggiormente dedicato all’amore e alla sua celebrazione nella giornata di San Valentino, divenuta simbolo dell’amore romantico.

Cuoricini, cioccolatini e immagini romantiche inondano le vetrine dei negozi e le campagne pubblicitarie, diffuse attraverso i canali di comunicazione tradizionali e i social media. Insomma, tutto intorno ci parla d’amore! Eppure quest’anno ci siamo trovati a riflettere su come e quali sarebbero stati gli appuntamenti romantici, tenuto conto delle restrizioni derivanti dai provvedimenti resi necessari per il contenimento della pandemia globale. 

Se da un lato è stato possibile registrare un’altissima affluenza nei ristoranti nel giorno di San Valentino, sono state moltissime le storie d’amore che hanno fortemente risentito delle restrizioni governative.

Già nel corso del primo periodo di “lockdown”, caratterizzato da una chiusura quasi totale di tutte le attività che sino ad allora avevano caratterizzato la nostra vita, sono state sollevate questioni di rilievo in merito ai termini utilizzati per definire le eccezioni previste ai divieti di spostamento. Quando è stato possibile iniziare ad allentare le misure restrittive, questioni interpretative sono state sollevate in merito al significato di cosa si intendesse per “congiunti”. Si è parlato di affetti stabili e fidanzati e sono state poste questioni su possibili disparità di diritti rispetto a compagni, conviventi, fidanzati, non legati da alcuna unione civile, etero o omosessuale, pur vivendo una relazione amorosa.

La posta in gioco era ed è tuttora molto alta. In presenza di un dispositivo normativo restrittivo, con la previsione di autocertificare la situazione personale quale motivazione allo spostamento, si incorre in sanzioni amministrative piuttosto gravose qualora la dichiarazione resa, se non verificabile, possa essere considerata non sufficiente a giustificare lo spostamento medesimo.

Ad inizio estate abbiamo tutti pensato di essere usciti da uno dei periodi più bui dei nostri tempi. Gli esiti del periodo estivo, purtroppo, sono ancora sotto ai nostri occhi. Così, a distanza di mesi, la situazione mondiale e nazionale si presenta ancora piuttosto critica, anche a causa del dilagare delle nuove varianti dovute alle mutazioni del virus. Ciò ha comportato che negli ultimi mesi si siano susseguiti provvedimenti nei quali sono state introdotte previsioni che, per quanto riguarda il tema che stiamo affrontando, hanno inciso ancora una volta sull’affettività delle persone.

In una situazione in cui l’incertezza si è profondamente insinuata nella vita di ognuno, le limitazioni alle relazioni sono state accentuate dall’introduzione di “parametri” che hanno incasellato le relazioni amorose attraverso l’utilizzo di criteri “territoriali” che hanno aumentato il senso di incertezza. 

Dal 20 dicembre dello scorso anno (sono trascorsi ben due mesi), a prescindere dal “colore” che contraddistingue ogni regione e che ne definisce le limitazioni ritenute necessarie per far fronte all’emergenza, permane il divieto di spostamento tra regioni, ad eccezione di “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”

Dunque, chi vive una relazione amorosa senza condividere lo stesso tetto, talvolta anche in regioni diverse, per ragioni che possono essere le più disparate, quali possibilità ha di poter vivere la propria storia d’amore? 

Nelle Faq in cui vengono forniti chiarimenti inerenti le misure adottate dal Governo è possibile rinvenire alcune delle domande più frequenti con relative risposte. In particolare, alla domanda “Io e il mio coniuge/partner viviamo in città diverse per esigenze di lavoro (o per altri motivi). Sarà possibile per me o per lui/lei raggiungerlo/a?” viene risposto che “Sarà possibile solo se il luogo scelto per il ricongiungimento coinciderà con quello in cui si ha la residenza, il domicilio o l’abitazione”.

Per i primi due termini esistono delle definizioni piuttosto chiare, rinvenibili nell’ordinamento giuridico vigente (art.43 c.c.): la residenza, definita giuridicamente come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale, risulta dai registri anagrafici, pertanto è conoscibile e verificabile in ogni momento; il domicilio può essere diverso dalla residenza ed è definito giuridicamente come il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. 

Riguardo il concetto di abitazione viene evidenziato come non vi sia una precisa definizione tecnico-giuridica e, “ai fini dell’applicazione dei provvedimenti anti-Covid, va individuata come il luogo dove si abita di fatto, con una certa continuità e stabilità (quindi per periodi continuativi, anche se limitati, durante l’anno) o con abituale periodicità e frequenza (ad esempio in alcuni giorni della settimana per ragioni di lavoro, di studio o per altre esigenze). Nelle Faq viene riportato un esempio, ovvero “le persone che per motivi di lavoro vivono in un luogo diverso da quello del proprio coniuge o partner, ma che si ritrovano con lui/lei con regolare frequenza e periodicità nella stessa abitazione, possono spostarsi per raggiungere tale abitazione”. 

Cosa succede “se lavoro in una Regione o Provincia autonoma e sono residente in un’altra e il mio coniuge/partner lavora in una terza Regione (o Provincia autonoma), potrà raggiungermi nella mia città di residenza? Nel caso in questione, il coniuge/partner potrà spostarsi per raggiungere il primo soltanto se ha la residenza o il domicilio nel Comune di destinazione o se in quel Comune c’è l’abitazione solitamente utilizzata dalla coppia”.

Se da un lato sembra essere tutto chiaro, dall’altro lato resta da chiarire cosa si intenda per “abitazione solitamente utilizzata dalla coppia”, soprattutto alla luce della necessità di produrre un’autodichiarazione che giustifichi gli spostamenti tra regioni e, in particolare, rispetto al fatto di dover “essere sempre in grado di dimostrare che lo spostamento rientra tra quelli consentiti”, non dimenticando la previsione che “la veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e l’accertata falsità di quanto dichiarato costituisce reato”.

Dunque, permane un senso di incertezza e il timore di doversi trovare di fronte ad una possibile situazione in cui dover produrre una “prova diabolica” per dimostrare una condizione di fatto non chiaramente definita (proprio in quanto l’abitazione non coincide né con la residenza né con il domicilio), le cui conseguenze potrebbero incidere pesantemente sulla vita di persone già duramente provate dalla situazione che si sta vivendo.  

Già subito dopo il periodo del lockdown sono nati gruppi di persone (ad esempio, #congiuntifuoriregione, #congiuntifuoricomune, ecc., su social quali facebook e/o instagram) che hanno tentato di far giungere la propria “voce” alle Istituzioni affinchè venissero tutelate anche le situazioni non ufficializzate da un matrimonio, da una unione civile o da una convivenza.

Le relazioni affettive, quelle familiari, amicali e amorose, necessitano di nutrimento, che non può limitarsi al sentirsi al telefono o al videochiamarsi. Uno sguardo, una carezza, un abbraccio, un bacio non possono essere sostituiti dalle immagini che ci rimandano i mezzi di comunicazione. Se durante il lockdown moltissime persone hanno evidenziato la mancanza degli abbracci, delle strette di mano, del contatto fisico in generale, questo è stato ed è ancor più vero per coloro che vivono una relazione amorosa in cui tutti i sensi sono coinvolti, non solo attraverso gli sguardi ma è anche attraverso l’olfatto e il calore corporeo che è possibile “sentire” e riconoscere la persona amata.

Nella piramide dei bisogni di Maslow i bisogni di “appartenenza” ricoprono una importanza centrale: essere amato e amare, far parte di un gruppo, cooperare, partecipare, l’aspirazione di ogni individuo di far parte di una comunità.

Certamente il nostro Paese sta vivendo un momento molto buio e duro da affrontare. Gli effetti disastrosi sull’economia e sull’occupazione sono sotto gli occhi di tutti. Forse, però, non dobbiamo dimenticarci che qualsiasi comunità si compone di persone. I temi da porre in evidenza sono moltissimi e certamente è difficilissimo trovare soluzioni che possano “accontentare” tutti. Quel che trascuriamo oggi, in ogni caso avrà notevoli ripercussioni sulla salute psico-fisica delle persone con conseguenti costi sociali oggi magari non quantificabili.

Allora, forse, sarebbe necessario affrontare la questione considerando la salute non solo in termini di salute fisica, ma anche in termini di salute mentale, come ormai da mesi anche le comunità di esperti, a livello mondiale, nazionale e locale, ribadiscono a gran voce, rilevando un incremento costante di disturbi di natura psicologica – ad esempio depressione, ansia. A tale proposito, si pensi alla definizione fornita l’Organizzazione Mondiale della Sanità di ciò che si intende per salute: “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia o infermità”. 

Abbiamo imparato a vivere cambiando abitudini consolidate che ci vedevano andare a pranzo o a cena al ristorante, andare al cinema o a teatro, e così via; abbiamo anche imparato ad organizzarci attraverso sistemi di prenotazione ed ingresso scaglionati, attuando tutte le possibili precauzioni igienico-sanitarie. Tuttavia, l’emergenza prolungata che stiamo vivendo non può non tenere conto di quanto siano fondamentali le relazioni sociali, in particolare le relazioni affettive, per la vita di ogni individuo. 

L’incertezza sta caratterizzando sempre più le nostre vite. I confini sono divenuti sempre più fluidi. L’amore stesso è divenuto fluido, come sottolinea nei suoi scritti Bauman che riflette sulle relazioni umane dell’uomo contemporaneo, nel suo estremo bisogno di instaurare legami. Eppure, “l’amore” continua ad essere una importantissima chiave di lettura del senso della vita. E la deprivazione di ciò che nutre un sentimento così potente non può che impoverire la nostra stessa società. Non a caso sempre più di frequente è stato sottolineato un impoverimento emotivo e notevoli difficoltà nel riconoscere le emozioni e a sviluppare empatia. Forse dovremmo tutti rivedere “Inside Out”, un bellissimo (per me lo è stato!) film di animazione, per gli adulti oltre che per i bambini, che spiega e aiuta a riconoscere le principali emozioni, come si rapportano con il mondo esterno e con i sentimenti altrui.

Se durante il lockdown la speranza era quella di rinascere persone migliori, quel che è accaduto nei mesi successivi ha messo in evidenza l’individualismo e l’irresponsabilità di comportamenti che ci hanno traghettato in uno stato di emergenza prolungato. Episodi come quelli ripresi per le strade del centro di molte città o in occasione di eventi sportivi, in cui in tantissimi si accalcano senza nemmeno indossare le mascherine (basti pensare a quanto accaduto in questi ultimi giorni), non fanno altro che evidenziare come comportamenti irresponsabili vadano ad incidere sulla comunità intera, con conseguenze sul piano della salute nazionale e, per quanto evidenziato sopra, sulla vita affettiva e relazionale di coloro che si “amano”. 

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