Sport, una cura “vincente” contro il tumore

Il filosofo Kierkegaard diceva “… Camminando ogni giorno, raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo, e non conosco pensier così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata. Ma stando fermi si arriva sempre più vicini a sentirsi malati. Perciò basta continuare a camminare, e andrà tutto bene….”

Ebbene, questa riflessione – che ciascuno di noi può sperimentare facilmente nella propria esistenza quotidiana – è stata di recente condivisa e caldeggiata anche dal mondo medico-scientifico che, sulla base di importanti risultanze sperimentali, sempre con più forza sostiene che l’attività sportiva giochi un ruolo fondamentale per il benessere dell’organismo, divenendo al contempo straordinaria fonte di sostegno psicologico, se non addirittura “farmacologico” nel trattamento e nel successivo percorso di cura e recupero dei pazienti oncologici. 

Sappiamo tutti che praticare sport contribuisce a rilasciare endorfine e, di conseguenza, aiuta ad attenuare il malessere psicologico, riducendo l’ansia ed aumentando l’autostima: processo che si è dimostrato assai più valido in persone malate di cancro la cui qualità di vita – come è facile comprendere – inevitabilmente peggiora a causa degli effetti collaterali associati alle terapie antitumorali. A seguito di numerosi test scientifici su gruppi di pazienti oncologici è infatti emerso – con elevatissime percentuali – come l’esercizio fisico regolare e costante, svolto durante la somministrazione di terapie antitumorali, migliori le funzioni vitali, attenui alcuni effetti collaterali, riduca il senso di affaticamento e velocizzi i tempi di ripresa e riabilitazione.

E non solo. I pazienti dediti ad una regolare attività sportiva – che si tratti di passeggiata a passo sostenuto, di fitness in senso lato, di una pedalata nei parchi o di una seduta di acqua gym in piscina – hanno manifestato un approccio più sereno e consapevole nei confronti della malattia, oltre ad un netto miglioramento dei rapporti sociali e dunque della sfera relazionale, e al desiderio di continuare nelle attività una volta iniziate.

Emblematica è la dichiarazione di un paziente – parte di un gruppo di ricerca istituito presso l’Università del Surrey – «L’impatto dell’attività fisica sulla mia salute è stato immenso. Mi ha dato la spinta per muovermi di più, e persino di modificare la dieta. Riducendo l’introito di alimenti ricchi in grassi e zuccheri e portando fino a quattro ore settimanali il tempo dedicato all’attività motoria, ho ottenuto una sensibile riduzione del peso corporeo. Adesso non vivo più pensando sempre di essere un malato terminale, ma mi adopero per godermi ogni istante della vita, grazie all’aiuto degli amici e dell’attività fisica». 

Lo sport in un paziente oncologico, quindi non incide negativamente sul suo stato psicologico né viene visto come un ostacolo insormontabile o un’attività incompatibile con l’essere “malato”, ma migliora l’umore; innalza lo stato di salute e di benessere generale; riduce addirittura la cd “fatigue” (ovvero il tipico un effetto collaterale della chemio e della radioterapia), la nausea e gli stati di ansia; aumenta l’autostima e la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità: e tutto ciò sia nella fase del trattamento ma anche e soprattutto in quella successiva, della riabilitazione, poiché un sano e regolare esercizio consente di recuperare con una certa rapidità il tono muscolare e le funzionalità corporee compromesse dalle terapie più aggressive, come la chemioterapia e, addirittura, di  ridurre il rischio di ricorrenza tumorale e di mortalità. 

Insomma, il paziente può percepirne i benefici e i miglioramenti in tempi anche relativamente brevi, sentendosi così sempre più spronato a continuare per vincere la sua battaglia una volta per sempre! 

Ma quindi, se questi numerosi benefici – anche nel senso di una evidente rafforzamento e potenziamento del sistema immunitario (come sembrano dimostrare i recenti studi scientifici) – sono davvero così importanti, chi può stupirsi se alla domanda “Cosa è lo sport?” la risposta più ovvia diventi: “Lo sport è una medicina, una cura”!?

Ecco perché, allora, diventa sempre meno inusuale per un medico, pur nella consapevolezza che ogni malato è differente dall’altro, “prescrivere” attività fisiche personalizzate che, tenuto conto del tipo di malattia, dell’età e del sesso del soggetto e dalle sue possibilità fisiche, si affianchino alle cure tradizionali per supportarle e renderne sempre più efficaci i risultati.

Il sistema immunitario, se correttamente rinforzato e stimolato, infatti, con maggior energia potrà rispondere agli attacchi esterni, sia riducendo la massa tumorale (nel caso di pazienti oncologici) che prevenendo le recidive nei pazienti in remissione.

E allora, le belle parole di Pietro Mennea: “la fatica non è mai sprecata, soffri ma sogni” devono essere da monito e stimolo a tutti, sia per chi, in salute, voglia mantenere il proprio benessere il più a lungo possibile ma anche per chi, affetto da patologie più o meno gravi, possa “faticare” con gioia per allontanare il più possibile da sé ogni “malanno”, ed avvicinarsi al “sogno” del traguardo della guarigione.

E che si parta da una corsetta nel parco, da una nuotata in piscina, da una passeggiata tra i boschi o da una seduta di yoga poco conta: l’importante è lasciarsi i pensieri cupi alle spalle e continuare a camminare, correre, nuotare o pedalare verso la meta, consapevoli che non c’è vittoria senza fatica, senza determinazione, senza cuore e senza coraggio, e senza l’aiuto e il sostegno di compagni di viaggio o di squadra sempre pronti a stimolarci nel superare ogni ostacolo sulla via.

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